Europee 2019 9 Maggio 2019

Europee, Luisa Regimenti (Lega): «A Bruxelles lavorerò per normativa europea che risolva problema dei contenziosi medico-pazienti»

La Presidente dell’Associazione Nazionale Medici Legali – Medicina Contemporanea è candidata nella circoscrizione Centro per il partito di Matteo Salvini. «Soltanto la competenza e la preparazione di noi medici può aiutare chi deve fare le leggi con la competenza e le informazioni necessarie», sottolinea a Sanità Informazione

Portare le tematiche della professione medica a Bruxelles. È uno degli obiettivi di Luisa Regimenti, medico legale e Presidente dell’Associazione Nazionale Medici Legali – Medicina Contemporanea, candidata per la Lega nella circoscrizione Centro (Lazio, Toscana, Umbria e Marche) per le elezioni europee del 26 maggio. Anche in questi giorni di campagna elettorale, la dottoressa Regimenti non ferma la sua attività di medico e tra un appuntamento e l’altro ci riceve ancora con il camice bianco indosso. Del resto, come sottolinea sul suo sito web, «scegliere di essere medico è una missione che dura una vita intera, e ti fa mettere il benessere del prossimo al primo posto». Nel suo programma la sanità ricopre un ruolo prioritario, come testimonia il suo impegno quotidiano da responsabile sanità della Lega nel Lazio. Un impegno che si estende anche ai temi cari alla medicina legale, come quello dei contenziosi medici-pazienti, che continuano a condizionare la vita di tanti camici bianchi. «Anche su questo tema dobbiamo adeguare le normative italiane a quelle europee – spiega Regimenti a Sanità Informazione – il 70% delle leggi italiane viene regolato da normative europee e quindi noi chiederemo una normativa europea che vada a regolare la questione».

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Dottoressa Regimenti, lei è candidata alle europee nella Circoscrizione centro ed è anche responsabile Sanità della Lega nel Lazio. Dottoressa, perché ha scelto di candidarsi?

«La mia professione di medico ha condizionato moltissimo la candidatura alle europee, sono stata scelta da Matteo Salvini e lo ringrazio per questo. Ha voluto premiare l’impegno di medico. Intendo andare a Bruxelles per interessarmi ai temi della sanità e della sicurezza sociale e portare più medicina e sanità a Bruxelles. Fare in modo che giungano nel nostro Paese le risorse necessarie per adeguare le strutture sanitarie ai livelli di adeguatezza dei paesi più avanzati d’Europa».

In qualità di responsabilità della Sanità della Lega nel Lazio si sta occupando dei problemi della sanità nel Lazio che sicuramente porterà anche in Europa. Su quali fronti è impegnata e tra le tante tematiche, come ad esempio per le liste d’attesa, cosa si può fare?

«È intollerabile ciò che avviene. Ho avviato due tavoli tecnici: uno per la sanità pubblica e uno per la sanità privata. Ho chiamato 50 colleghi medici, esperti, i quali hanno messo sul tavolo problemi e fornito soluzioni. Devo dire che soltanto la competenza e la preparazione di noi medici può aiutare chi deve fare le leggi, il legislatore, con la competenza e le informazioni necessarie. Ed è proprio a questa competenza che faccio riferimento, per poter portare nel Lazio e a Roma una ventata di novità. Uno dei più grossi problemi è le liste d’attesa: abbiamo una situazione veramente ingestibile nella quale i cittadini sono costretti ad aspettare per accertamenti urgenti, mesi e mesi, tanto da rendere questi accertamenti quasi inefficaci. Ci siamo preoccupati anche della situazione dei Pronto soccorso, della situazione disperata nella quale vivono i pazienti che si rivolgono per cure urgenti. Abbiamo fatte molte denunce rispetto a questo problema».

La categoria medica in questo periodo è un po’ sotto attacco: aggressioni al personale, carenza di medici, ma anche un enorme numero di contenziosi, circa 300mila, giacenti nei nostri tribunali. Cosa si può fare anche in Europa da questo punto di vista?

«Gran parte dei contenziosi avviati nei confronti dei medici risultano infondati e le cause si concludono dopo anni di patimenti per il collega, con una assoluzione piena in ambito penale e una affermazione di non responsabilità in ambito civile. Sicuramente dobbiamo adeguare le normative italiane a quelle europee laddove la responsabilità del medico che lavora non è mai personale ma riguarda la struttura nel suo insieme. Quindi bisogna lasciare la serenità al medico che si occupa del malato, svolgere il proprio lavoro senza avere particolari pressioni. Questo non è un problema soltanto italiano ma europeo. Portare queste problematiche in Europa sarà molto importante perché, come è vero, il 70% delle leggi italiane viene regolato da normative europee e quindi noi chiederemo una normativa europea che vada a regolare la questione».

C’è un tema, quello dei minori, che le sta particolarmente a cuore. Lei si è occupata recentemente del progetto degli ‘ambulatori sociali’. In cosa consiste?

«C’è un problema irrisolto, quello dei minori, che spesso vengono affidati a strutture non particolarmente controllate e sicure per la serenità del minore stesso. Per questo motivo, sollecitata da una associazione che riunisce molte di queste realtà, l’associazione Colibrì, mi occuperò dell’istituzione di ambulatori sociali che si occuperanno delle problematiche dei minori bisognosi di tutela non affidandoli più a strutture cooperativistiche ma bensì a strutture regolate dallo Stato, che possano essere controllate e possano garantire ai minori sicurezza e il migliore sviluppo psicofisico necessario a persone deboli, fragili, come sono questi minori molto spesso violati, con situazioni spesso drammatiche. Farò questa battaglia con tutto il cuore».

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