Francesco Pugliese (SIMEU): «È un atto delinquenziale, occorre formazione e comunicazione»

«Migliorare i servizi territoriali, formare i professionisti sanitari e sensibilizzare la cittadinanza». Queste le risposte all’emergenza da parte di Francesco Rocco Pugliese, Presidente SIMEU

«L’aggressione ad un operatore sanitario è un atto delinquenziale, non c’è circostanza personale che possa giustificare un atto del genere». È risoluto Francesco Rocco Pugliese, Presidente della Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza (SIMEU), nel denunciare il fenomeno recrudescente delle aggressioni al personale sanitario. Secondo l’indagine di NurSind, dei 4mila casi di violenza sul luogo di lavoro registrati in un anno in Italia, 1.200 riguardano gli operatori della sanità. «Questa violenza nei confronti del personale non solo porta gravi conseguenze alla vittima, ma determina un disservizio gravoso»: così il Presidente SIMEU, anche Direttore del Dipartimento di emergenza urgenza Roma 2 e Direttore dell’Unità operativa di Medicina e Chirurgia dell’ospedale Pertini di Roma, ai nostri microfoni.

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Presidente, quali sono le conseguenze successive ad un’aggressione?

«Qualsiasi violenza, sia fisica che verbale o psicologica, determina conseguenze. Nel caso delle aggressioni al personale medico gli effetti sono molteplici e si riversano su vari attori: prima di tutto danni al professionista e poi i problemi determinati dall’interruzione del servizio di emergenza per i pazienti. Le sostituzioni, soprattutto nel settore emergenziale, non sono così semplici da gestire. Altra cosa è che gli operatori sanitari in servizio, sia dal punto di vista politico che giuridico, rivestono una carica come pubblici ufficiali o incaricati del pubblico servizio, quindi un’aggressione a loro danno è perseguibile come reato verso pubblico ufficio. Di fatto un operatore aggredito non riuscirà più ad avere un’adeguata empatia o adeguato rapporto relazionale con il paziente, perché avrà un vissuto psicologico o fisico che andrà a minare le fondamenta del rapporto. Ci sono conseguenze per tutti, pazienti operatori e futuri pazienti».

La SIMEU cosa può fare?

«La SIMEU è una società scientifica e può denunciare le aggressioni, ma questo ovviamente lascia il tempo che trova se non andiamo a modificare le fondamenta. Come si può risolvere il problema in maniera sostanzialmente più incisiva? Prima di tutto garantendo una buona formazione agli operatori che devono essere preparati a gestire le emergenze. Non è sufficiente, ma può aiutare. Anche una comunicazione che porti a sensibilizzare la popolazione sul tema può essere d’aiuto».

Perché le aggressioni diventano sempre più frequenti?

«Io credo che i cittadini siano esasperati, ovviamente questo non giustifica un’aggressione, ma almeno si riesce a capirne il motivo. I disservizi sul territorio portano ad un sovraffollamento dei Pronto soccorso che determina file interminabili e sentimenti di esasperazione nell’utenza. Inoltre fakenews, sensazionalismo, rimedi miracolosi e falsi miti inducono il paziente a sentirsi sempre più smarrito e in balia degli eventi. Sono necessari servizi territoriali più efficienti, un’educazione del cittadino che lo induca a non rivolgersi per qualsiasi problema al Pronto soccorso che è un presidio d’emergenza, ma a rivolgersi alle corrette fonti».

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