Salute 16 ottobre 2018

Vaccini, l’immunologo Aiuti: «Dovere sociale proteggere immunodepressi, sì all’obbligo per operatori sanitari»

Il professore è intervenuto al convegno Simedet sul tema: «I vaccini sono sicuramente un vantaggio perché hanno risparmiato milioni e milioni di morti, ma dobbiamo fare di più». E se la prende con quei ‘ciarlatani camuffati’ che vanno in tv senza sapere di cosa parlano

«In Italia manca la cultura della prevenzione e dobbiamo combattere l’ignoranza». È un fiume in piena il professore Fernando Aiuti, immunologo di fama mondiale, tra i pionieri della lotta al virus dell’HIV e ora in prima fila per supportare la causa dei vaccini e contrastare il pensiero no vax alimentato secondo lui da «ciarlatani camuffati» che vanno in televisione senza sapere di cosa parlano. Lo abbiamo incontrato al convegno “I vaccini e il loro ruolo sul mantenimento dello stato di salute della comunità” organizzato dalla Simedet – Società italiana di Medicina Diagnostica e Terapeutica, di cui Aiuti è Presidente del Comitato Scientifico. Eppure, dai tempi di quel famoso bacio dato da Aiuti alla sieropositiva Rosaria Iardino per dimostrare che l’HIV non è trasmettibile tramite bacio, il tema delle fake news in medicina è, se possibile, ancor più di attualità. «I vaccini sono sicuramente un vantaggio perché hanno risparmiato milioni e milioni di morti e anche denaro pubblico per aver evitato malattie», afferma a Sanità Informazione Aiuti, che poi rilancia sul tema delle vaccinazioni degli operatori sanitari: «Dovrebbe essere inserita nel contratto di lavoro della sanità pubblica. E chi non vuole se ne va a casa».

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Professor Aiuti, lei è immunologo di fama mondiale e, tra le altre cose, responsabile scientifico della Simedet. Oggi parliamo di vaccini. Se ne parla ormai tutti i giorni ed è un tema al centro del dibattito politico. Come mai secondo lei in questi anni si sono diffuse le tesi no vax e una certa ostilità verso i vaccini?

«Sicuramente ci sono dietro anche degli interessi economici, contrariamente a quello che dicono i no vax. Comunque rappresentano sempre meno dell’1% della popolazione, il 15% della popolazione è esitante e l’altro 84% è fortunatamente a favore. Però questo 1% ha creato numerosi danni e soprattutto i danni li hanno creati quei cosiddetti ‘ciarlatani camuffati’ che vanno in televisione, siano essi giornalisti siano essi attori o attrici o esponenti del mondo dell’informazione o dei mass media che parlano senza sapere. Sono appunto dei ‘ciarlatani camuffati’ contro i vaccini. Bisogna lasciare spazio alla scienza che, pur sbagliando, dà delle informazioni sicure e corrette. I vaccini sono sicuramente un vantaggio perché hanno risparmiato milioni e milioni di morti e anche denaro pubblico per aver evitato malattie. I vaccini sono sicuri. Ovviamente qualche minimo rischio c’è ma il confronto rischio-beneficio tra fare il vaccino e prendere la malattia è migliaia di volte a favore del vaccino rispetto alla malattia naturale».

Il calo delle vaccinazioni ha fatto ricomparire malattie che sembravano ormai in via di estinzione. Sappiamo che il morbillo, ad esempio, è tornato di attualità. Parliamo di malattie che possono essere pericolose…

«Assolutamente sì. Negli anni ’60-’70 quando io ero giovane c’era paura per il vicino di casa: purtroppo c’erano casi di bambini che morivano di difterite, tetano, poliomelite. La vaccinazione ha quasi eliminato grazie a Dio queste malattie. Ora c’è stato un abbassamento di tendenza alla vaccinazione e, essendo diminuiti i morti e i malati di queste malattie infettive, si è rallentata l’attenzione non solo dell’opinione pubblica ma anche delle istituzioni. Per cui il tasso vaccinale è sceso da quelli che sono i livelli protettivi del 95% all’80-83% e addirittura per alcune malattie come la varicella vacciniamo solo il 43%. Il vaccino contro il papillomavirus, che è una grossissima prevenzione per le malattie sessualmente trasmesse, è attorno al 50%. Anche per quello dell’influenza siamo al 65%. Non parliamo del vaccino contro il pneumococco nel quale soltanto il 5% della popolazione anziana è vaccinata e invece sappiamo quanto sia importante prevenire la polmonite da pneumococco. Con il vaccino contro il pneumococco si prevengono anche la meningite, la sepsi, l’artrite, le otiti nei bambini. È dimostrato che le vaccinazioni quando sono diffuse non solo prevengono le malattie in quelli che sono vaccinati ma addirittura le prevengono in quelli che non sono vaccinati perché riducono le persone che sono portatori sani. Cioè formare degli anticorpi in una persona che è stata vaccinata significa anche impedire che venga colonizzata da quei germi: quindi la riduzione della colonizzazione di questi germi nelle persone vaccinate porta alla riduzione della circolazione di virus e batteri e quindi a un minor rischio delle persone di contrarre l’infezione. E questo minor rischio va a tutela soprattutto delle persone immunocompromesse che sono sempre di più rispetto a 20-30 anni fa quando non c’erano tante persone che avevano avuto trapianto di midollo osseo o trapianti di organi che sono immunosoppressivi. 20-30 anni non c’erano tanti anziani deboli e fragili o tante persone che ricevevano chemio-radio terapie che sono cause di immunodeficienza. Proteggere questi soggetti è un dovere sociale ed è etico fare la vaccinazione. Quali sono i principali responsabili oltre che i no vax? Siamo anche noi in parte perché non combattiamo abbastanza per questo fronte della prevenzione, manca la cultura della prevenzione in Italia e dobbiamo combattere l’ignoranza. E al primo posto, qui ha ragione il ministro Grillo che l’ha detto recentemente, vanno messi gli operatori sanitari. Il più basso tasso vaccinale si riscontra negli operatori sanitari che purtroppo come è successo quest’anno oltre 200 hanno preso il morbillo. Dovrebbero essere i primi a fare il vaccino. Giustamente diceva il professor Fara che dobbiamo metterlo nel contratto di lavoro della sanità pubblica. Quegli operatori che si rifiutano di vaccinarsi se ne vanno a casa, vanno a fare il medico privato, non possono stare in ospedale perché rischiano non solo loro ma anche di trasmettere l’infezione ad altri».

Lei è un grande immunologo ed è un grande esperto di AIDS. Si dice che l’AIDS sia una malattia sconfitta però in realtà i contagi aumentano. Qual è lo stato della situazione?

«I contagi aumentano nel mondo, in Italia sono costanti ma sempre alti: 3800-4mila nuovi infetti all’anno che poi diventeranno dopo alcuni anni ammalati di AIDS conclamati. Questo perché non si parla più di AIDS. Anche qui manca la cultura della prevenzione così come manca nei confronti di alcune malattie come la tubercolosi, la sifilide, le malattie sessualmente trasmesse. In particolare manca la cultura della prevenzione in questo settore e quindi dovremmo continuare a ricordare che queste infezioni oggi sono all’80% sessualmente trasmesse. È fondamentale ridurre anche il rischio delle infezioni genitali che aprono la strada all’infezione del virus dell’HIV: lì, a differenza di altre cose, non abbiamo un vaccino come non ce l’abbiamo sicuro per la malaria, per la tubercolosi, per la sifilide. Purtroppo ci sono malattie scoperte 20-30-50-100 anni fa ancora senza un vaccino. Quindi utilizziamo invece le malattie nelle quali il vaccino c’è, sono 28 le vaccinazioni possibili da fare oggi, non tutte necessarie perché alcune riguardano malattie che si sviluppano in Asia, in Africa come il colera e la febbre gialla necessarie solo per viaggiatori e non per chi resta in Italia. Però i vaccini che bisogna fare in Italia facciamoli e cerchiamo di mantenere questa legge e renderlo obbligatorio non solo per i medici ma per tutti».

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