Salute 8 Febbraio 2024 22:49

Malattie cardiovascolari, l’attività fisica non compensa il consumo di bevande zuccherate

Contrariamente a quanto si pensi, i benefici dell’attività fisica non superano i rischi cardiovascolari conseguenti al consumo di bevande zuccherate. A decretarlo è un nuovo studio condotto dalla Harvard T. H. Chan School of Public Health, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition

Malattie cardiovascolari, l’attività fisica non compensa il consumo di bevande zuccherate

Contrariamente a quanto si pensi, i benefici dell’attività fisica non superano i rischi cardiovascolari conseguenti al consumo di bevande zuccherate. A decretarlo è un nuovo studio condotto dalla Harvard T. H. Chan School of Public Health, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition. Il consumo di bevande zuccherate è associato a un rischio più elevato di malattie cardiovascolari, la principale causa di morte nel mondo. “Le strategie di marketing per queste bevande spesso mostrano persone attive che le bevono”, dice Jean-Philippe Drouin-Chartier, professore alla Facoltà di Farmacia dell’Université Laval, tra gli autori dello studio. “Questo suggerisce che il consumo di bevande zuccherate non ha effetti negativi sulla salute se si è fisicamente attivi. La nostra ricerca mirava a valutare questa ipotesi”, aggiunge.

L’attività fisica dimezza il rischio di malattie cardiovascolari

Per lo studio, gli scienziati hanno analizzato i dati di circa 100mila adulti, seguiti per 30 anni. I dati mostrano che coloro che consumavano bevande zuccherate più di due volte a settimana avevano un rischio maggiore di malattie cardiovascolari, indipendentemente dai livelli di attività fisica. Lo studio quindi ha rilevato che, anche se i 150 minuti raccomandati di attività fisica settimanale proteggono dalle malattie cardiovascolari, non sono sufficienti per contrastare gli effetti avversi delle bevande zuccherate. “L’attività fisica riduce della metà il rischio di malattie cardiovascolari associate alle bevande zuccherate, ma non lo elimina completamente”, afferma Drouin-Chartier. La frequenza di consumo considerata nello studio – due volte a settimana – è relativamente bassa ma è comunque significativamente associata al rischio di malattie cardiovascolari. Con il consumo quotidiano, il rischio di malattie cardiovascolari è ancora più elevato.

Le bevande dietetiche non aumentano i rischi per il cuore

Per questo motivo, Drouin-Chartier sottolinea l’importanza di contrastare l’onnipresenza delle bevande zuccherate nell’ambiente alimentare. Questa categoria comprende bevande analcoliche e gassate, limonata e cocktail alla frutta. Lo studio non ha preso in considerazione specificamente le bevande energetiche, che tendono anche ad essere zuccherate. Lo studio ha inoltre suggerito che il consumo di bevande zuccherate artificialmente, spesso presentate come soluzione alternativa, non è associato a un rischio più elevato di malattie cardiovascolari. “Sostituire le bevande zuccherate con bevande dietetiche è positivo, perché riduce la quantità di zucchero“, dice Drouin-Chartier. “Ma la bevanda migliore resta l’acqua, aggiunge. “I nostri risultati – conclude l’autrice principale dello studio, Lorena Pacheco, ricercatrice del Dipartimento di Nutrizione presso la Harvard Chan School – forniscono un ulteriore supporto alle raccomandazioni e alle politiche di salute pubblica che puntano a limitare l’assunzione di bevande zuccherate, nonché a incoraggiare le persone a soddisfare e mantenere adeguati livelli di attività fisica“.

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Salute

World Obesity Day: oltre un miliardo di obesi nel mondo, quadruplicati in 30 anni i bimbi oversize

L'analisi pubblicata su ‘Lancet’: la quota di 'oversize' fra gli adulti è più che raddoppiata nelle donne e quasi triplicata negli uomini dal 1990 al 2022, nell'arco di una t...
di I.F.
Advocacy e Associazioni

Cancro delle ovaie: e se fosse possibile diagnosticarlo con un test delle urine? Nuove speranze per la diagnosi precoce

Cafasso (ALTo): “La sopravvivenza a cinque anni delle pazienti che scoprono la malattia ad un primo stadio si aggira intorno al 85-90%, percentuale che si riduce drasticamente al 17% nel quarto ...
Advocacy e Associazioni

Screening oncologici, da Pazienti e Clinici la richiesta di un’azione più incisiva per ampliare l’offerta e aumentare l’adesione dei cittadini

Tra le proposte degli esperti: introdurre la prevenzione come materia di insegnamento nelle scuole, digitalizzare i processi di invito allo screening, promuovere un’informazione costante e capil...
di I.F.
Lavoro

Nasce “Elenco Professionisti”, il network digitale di Consulcesi Club dedicato agli specialisti della Sanità

L’obiettivo è aiutare il professionista a migliorare la sua visibilità all’interno della comunità medico-scientifica e facilitare i contatti tra operatori. Simona Gori...