Professioni Sanitarie 1 ottobre 2018

Professioni sanitarie, Beux (TSRM e PSTRP): «Ordine favorirà qualità. Ora servono decreti attuativi»

Inizia a prendere vita il nuovo ordine istituito nella scorsa legislatura. 33mila i professionisti già censiti ma se ne stimano 230-240mila

Il nome è lungo e complicato, ma questa istituzione è destinata a rappresentare migliaia di tecnici e operatori sanitari. Stiamo parlando della nuova Federazione nazionale degli Ordini dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, istituito con la legge Lorenzin (la 3 del 2018). Abbiamo intervistato il presidente Alessandro Beux, chiamato in audizione in Commissione Affari Sociali per discutere del ‘Sunshine act’ contro la corruzione in sanità. È l’occasione per parlare delle 17 professioni sanitarie che rappresenta (dai fisioterapisti ai logopedisti) e delle grandi potenzialità che si aprono con l’istituzione dell’Ordine. Le preiscrizioni hanno già fatto registrare 75mila iscritti, ma, spiega Beux, «i professionisti che dovranno essere censiti saranno 230 – 240mila» anche se, tolti i tecnici radiologi e gli assistenti sanitari non si può andare al di là di una stima perché «non è mai esistito un albo».

Presidente, lei guida un nuovo Ordine creato grazie alla legge Lorenzin. Innanzitutto, qual è la denominazione esatta?

«La denominazione è lunga ma va richiamata per intero per non dimenticare nessuno. È la Federazione nazionale degli Ordini dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione».

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Siete stati in audizione nella Commissione Affari Sociali della Camera, che proposte avete portato, cosa vi hanno chiesto?

«Intanto il disegno di legge, primo firmatario l’onorevole Baroni, era sulla trasparenza nelle transazioni che ci sono tra le industrie produttrici di farmaci, dispositivi medici e altri servizi di interesse sanitario e gli operatori o le organizzazioni che operano in ambito sanitario. Abbiamo portato tre messaggi principalmente, un apprezzamento nei confronti dell’iniziativa perché l’attenzione alla trasparenza è sempre cosa buona e giusta e quindi tanto più è ricercata e tanto meglio è. Un apprezzamento nei confronti dell’impostazione che non tende a porre in negativo questo tipo di relazione ma si propone l’obiettivo di renderle evidenti perché è impossibile pensare che questo tipo di relazione tra industrie e organizzazioni e operatori agiscono in ambito sanitario non ci sia però è importante che laddove c’è venga registrato in modo puntuale, tempestivo e resa pubblica. Infine, abbiamo suggerito di fare attenzione a chi potrebbe frapporsi tra l’industria, gli operatori e le organizzazioni perché in questo caso farebbe saltare il meccanismo interrompendo di fatto la relazione che la legge invece pone in modo molto efficace, almeno nell’articolato che ci è stato presentato, tra i soggetti interessati».

Sono aperte le iscrizioni all’ordine, quante iscrizioni ci sono fino ad ora e quanto importante per le vostre professioni la creazione dell’ordine?

«Le professioni rappresentate sono 19 di cui due erano già ordinate: i tecnici di radiologia che avevano i loro collegi professionali e gli assistenti sanitari che erano già ordinati all’interno degli ex collegi Ipasvi, adesso Ordini delle professioni infermieristiche. Le altre 17 professioni erano regolamentate ma non anche ordinate quindi sappiamo che certamente sono 33mila i professionisti già censiti, 28mila tecnici di radiologia, 5mila assistenti sanitari indicativamente e circa 200mila i professionisti che dovranno essere censiti per un totale appunto di 230 – 240mila. Sulle 17 altre professioni non possiamo andare al di là della stima perché non essendoci mai stato un albo non possiamo avere un dato puntuale. Al momento le preiscrizioni riferite alle 17 professioni che non erano già ordinate sono pari a circa 75mila quindi più di un terzo della popolazione stimata. L’ordine è importante socialmente, la finalità dell’ordine è di rilevanza sociale perché consente di garantire che gli operatori che agiscono in ambito sanitario siano tutti qualificati attraverso appunto l’iscrizione all’albo che non può avvenire se non a fronte di specifiche caratteristiche tra le quali il titolo abilitante. Per le professioni diventa importante perché è un contesto all’interno del quale è possibile rafforzare e tenere alto nel tempo il livello appunto di competenze e consapevolezza dei professionisti. Tengo a sottolineare che questo ordine è l’unico che al suo interno ha 19 professioni e quindi la relazione all’interno dell’ordine di queste 19 professioni nel medio lungo periodo siamo convinti che non potrà che favorire la qualità dell’agire delle professioni rappresentate all’interno del Sistema sanitario».

Dopo l’istituzione dell’ordine cosa chiedete alla politica? Ci sono ancora due decreti attuativi da varare…

«In primis alla politica chiediamo di dar seguito agli ultimi due dei quattro decreti previsti. Il ministro precedente, l’onorevole Lorenzin, in modo molto rapido ed efficace licenziò il primo e secondo. Il primo che istituiva i 17 albi, il secondo che definiva le regole elettorali. Mancano quelli sulla composizione delle commissioni d’albo e dei consigli direttivi senza i quali non è possibile perfezionare l’architettura istituzionale. Quindi quanto prima verranno licenziati, tanto più riusciremo a perfezionare l’architettura interna ai nuovi ordini».

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