Stop Ingiustizie Bancarie 15 settembre 2015

Ingiustizie bancarie: ecco perché ora anche i grandi colossi cominciano a tremare

Sempre più denunce per usura, pubblicità ingannevole e anatocismo. L’orientamento giuridico sta cambiando e ora gli istituti di credito perdono: si cercano gli accordi in via stragiudiziale

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Anche le banche piangono, e sempre più spesso cercano un accordo con il cliente danneggiato. Pubblicità ingannevole, tassi di interesse troppo alti a livello d’usura, anatocismo.


Sono tante le irregolarità commesse negli ultimi anni dagli istituti di credito e bloccate dalla magistratura attraverso sentenze che si fanno sempre più univoche e favorevoli a chi ricorre. E non serve andare a scavare troppo indietro nel tempo per trovare pronunce e sentenze della magistratura che pongono termine a comportamenti irregolari portati avanti dalle banche. Basta dare uno sguardo alla giurisprudenza che si è sviluppata soltanto negli ultimi mesi. Sono infatti decine i Tribunali di tutto il Paese che hanno emesso sentenze di condanna verso banche italiane e straniere, costringendole ad interrompere, attraverso sentenze inibitorie, le pratiche considerate non conformi alle leggi vigenti e che dunque danneggiavano i propri correntisti.

Come quella dello scorso 3 aprile del Tribunale Ordinario di Milano, VI Sezione Civile, contro Banca Popolare di Milano e Deutsche Bank, che ha vietato agli istituti citati di «dare corso a qualsiasi ulteriore forma di anatocismo degli interessi passivi con riferimento ai contratti di conto corrente già in essere o che verranno in futuro stipulati». Discorso simile per quanto riguarda la Banca Regionale Europea, su cui si è espressa negli stessi termini il giudice Massimo Scarabello del Tribunale di Cuneo il 29 giugno scorso, e Banca Sella, attraverso una sentenza pronunciata dal giudice Francesco Pipicelli il 7 luglio.

Le sentenze qui citate sono soltanto alcune delle ultime in ordine cronologico, ma quello delle irregolarità bancarie è un filone aperto già da tempo e che, considerato l’andamento della giurisprudenza sul tema, spinge un numero sempre maggiore di istituti a cercare un accordo con i correntisti prima di arrivare in Tribunale. Ciò è particolarmente vero nei casi di usura bancaria, ovvero quando le banche applicano tassi di interesse superiori alle soglie fissate ogni tre mesi dal Ministero dell’Economia. Il Ministero della Giustizia ha calcolato che quasi una volta su due il contenzioso tra un correntista (o un’azienda) e la banca, quando questa si presenta in sede di mediazione, si conclude in pochi mesi con un accordo tra le parti.

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