Sanità internazionale 18 maggio 2016

Emergenza diabete: 422 milioni di malati

E’ un vero e proprio allarme quello lanciato dall’OMS sull’emergenza diabete: la malattia del mondo ricco causata da un disordine metabolico che porta altissime concentrazione di zuccheri nel sangue e gravi complicazioni con esiti anche fatali ha assunto ormai le proporzioni di un’epidemia. L’OMS, nel suo primo rapporto complessivo sulla malattia, evidenzia come al 2014 […]

E’ un vero e proprio allarme quello lanciato dall’OMS sull’emergenza diabete: la malattia del mondo ricco causata da un disordine metabolico che porta altissime concentrazione di zuccheri nel sangue e gravi complicazioni con esiti anche fatali ha assunto ormai le proporzioni di un’epidemia. L’OMS, nel suo primo rapporto complessivo sulla malattia, evidenzia come al 2014 il numero di malati aveva raggiunto quota 422 milioni, quasi quattro volte i diabetici accertati nel 1980. Nel 1980 i malati di diabete erano 108 milioni. La malattia – insidiosa perché spesso non provoca sintomi evidenti – ha causato 1,5 milioni di morti nel 2012 ma nello stesso anno è stata indirettamente responsabile di altri 2,2 milioni di morti. Nonostante i progressi della scienza e della ricerca, la diffusione del diabete è destinata ad aumentare per i cambiamenti nello stile di vita a partire da “come e quanto la gente mangia, si muove e vive”. Si è riscontrato, inoltre, che tra il 1980 e il 2014, il diabete ha aumentato la sua incidenza negli uomini rispetto alle donne, e che i tassi della patologia sono significativamente cresciuti in molti Paesi a basso e medio reddito, tra cui Cina, India, Indonesia, Pakistan, Egitto e Messico. Margaret Chan, direttore generale dell’OMS, ha sottolineato come i risultati indichino l’urgenza di affrontare sia la cattiva alimentazione che gli stili di vita, in tutto il mondo. Lo studio ha inoltre rilevato che l’Europa nord-occidentale ha i tassi più bassi di diabete tra le donne e gli uomini, con una prevalenza aggiustata per età inferiore al 4% tra le donne e intorno al 5-6% tra gli uomini in Svizzera, Austria, Danimarca, Belgio e Paesi Bassi. Tuttavia, in nessun Paese del mondo si è verificata una riduzione significativa dell’incidenza di questa malattia.

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