Salute 14 febbraio 2017

Sindrome Brugada, Carlo Pappone (Irccs S.Donato): «Ablazione come ulteriore soluzione terapeutica»

Il Direttore dell’Unità operativa di Elettrofisiologia e Aritmologia dell’Irccs Policlinico San Donato, ideatore di tecniche rivoluzionarie per curare gli scompensi cardiaci, fa luce sulla patologia che potrebbe aver ucciso il calciatore di serie A Davide Astori

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Le aritmie cardiache rientrano tra i motivi più frequenti di morti improvvise. Tra le malattie cardiache, la sindrome di Brugada si distingue tra le malattie più insidiose. Si tratta di una patologia del cuore che altera il ritmo cardiaco, provocando palpitazioni, sincope, aritmie ventricolari e, nei casi più gravi, arresto cardiaco. «In italia ogni anno muoiono di morte improvvisa circa 60mila pazienti e la Sindrome di Brugada è responsabile per la maggior parte delle morti in giovane età» lo spiega il Professor Carlo Pappone, Direttore dell’Unità operativa di Elettrofisiologia e Aritmologia dell’Irccs Policlinico San Donato che, nel quadro dell’aritmologica mondiale, occupa un posto di prestigio. Pappone è conosciuto per aver introdotto, insieme al Prof.re J. Brugada, un approccio rivoluzionario per trattare questa sindrome:

«La Sindrome di Brugada è una malattia genetica, che in alcuni pazienti può determinare aritmie ventricolari pericolose per la vita fino ad aritmie mortali come la fibrillazione ventricolare – spiega il professore -. Fino a circa 3 anni fa, l’unica prospettiva terapeutica per questi pazienti era l’impianto del defibrillatore. Il defibrillatore protegge il paziente dal rischio di vita ma presenta dei limiti intrinseci come quello di doverlo portare tutta la vita, di sostituire la batteria dopo un certo numero di anni, senza dimenticare poi al potenziale rischio di infezione o malfunzionamento. Nei limiti di questa terapia è nata la necessità di trovare delle soluzioni che agissero sul meccanismo di questa malattia genetica, ecco che l’ablazione è ciò che noi abbiamo individuato come possibile soluzione terapeutica» dichiara il Professore.

«I nostri dati, nei primi 135 pazienti, suggeriscono che l’ablazione della Sindrome di Brugada può essere utile in molti pazienti sintomatici ad alto rischio che sono candidati ad impianto di defibrillatore, colmando una zona grigia delle linee guida» spiega il professor Pappone che prosegue, «il motivo di questo Summit è quello di mostrare a tutti i medici esperti in questo settore, come con questa metodica i pazienti possano eliminare le manifestazioni cliniche di questa malattia. Dopo questo intervento di ablazione, l’elettrocardiogramma dei pazienti diventa normale e le aritmie non sono più presenti – spiega -. Obiettivo dell’incontro è diffondere la tecnica e dare dignità ad una scoperta molto importante perché potrà salvare la vita di migliaia di persone che soffrono di questa malattia e soprattutto liberare molti pazienti, la maggior parte giovani, dalla schiavitù di dover portare per tutta la vita il defibrillatore».

«Non siamo ancora pronti per affermare che in futuro potremo addirittura sostituire il defibrillatore in tutti i pazienti – prosegue – ma non escludo che ciò possa essere possibile se altri studi confermeranno questi risultati su larga scala».

«L’arresto cardiaco può essere scatenato da una febbre alta o da circostanze imprevedibili o dall’assunzione di farmaci per altre malattie – spiega Pappone -. L’epidemiologia di questa malattia non è molto chiara la maggior parte dei pazienti non sanno di averla, molti medici non sono particolarmente esperti nell’individuarla e di per se questa malattia spesso rimane silente. L’elettrocardiogramma è il modo più semplice per diagnosticarla, ma spesso questo è normale e la scoperta è casuale o avviene perché un membro della famiglia è già morto e quindi si eseguono dei test più approfonditi per metterla in evidenza, come il Test all’Ajmalina».

 

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