Formazione 25 agosto 2015

Medici nel mirino di guerre e pandemie

Il presidente di Cimo, Riccardo Cassi: «Va imparata la “lezione di Ebola”, indispensabile uniformità nella formazione». L’OMS: «Non abbassare la guardia, operatori sanitari a rischio: centinaia i morti»

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Sulla formazione ogni Paese è andato per strade diverse, ma ora è bene avere una uniformità in questo senso soprattutto davanti alle epidemie più gravi». Non ha dubbi Riccardo Cassi, presidente di Cimo, il principale sindacato dei medici ospedalieri. Una riflessione a margine della Tavola rotonda istituzionale “The ebola lesson” al Ministero della Salute, i cui contenuti continuano a rivelarsi di forte attualità ancora in questi giorni.


Ancora forte anche l’eco dell’evento – organizzato da Consulcesi al Ministero della Salute che ha dato il suo patrocino insieme al dicastero degli Affari Esteri – realizzato per il lancio in anteprima mondiale del film “e-bola”. Il lungometraggio, il primo del filone dei film formativi della Falcon Production di Massimo Tortorella, nasce esattamente con l’obiettivo di fornire ai camici bianchi di tutto il mondo gli strumenti più adeguati per affrontare le emergenze sanitarie a livello internazionale «Durante la Tavola rotonda – aggiunge Cassi –  si è avvertita la necessità di uno scambio di informazioni a livello internazionale e quindi di strumenti che non possono essere quelli classici. Un film, usato in questo contesto, penso che sia un’iniziativa che possa avere molto seguito ed essere applicata non solo nel settore delle malattie infettive ma anche in altri dove serve maggiormente uno scambio tra le varie sanità del mondo».

MONDO IMPREPARATO ALLE EMERGENZE SANITARIE? – Un concetto che emerge anche analizzando un recente sondaggio commissionato dalla Banca Mondiale. Interpellando 4mila persone di cinque Paese industrializzati – Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti – è stato scoperto che la maggior parte è convinta che il mondo, o il proprio Paese, non siano preparati alla prossima epidemia globale. Commentando i risultati dell’inchiesta sul Sole24ore, il presidente della Banca Mondiale  Jim Yong Kim ha fatto notare come  “salute pubblica e epidemie” siano – per chi ha risposto al sondaggio – tra le principali priorità globali, dopo terrorismo e cambiamenti climatici. Questi dati arrivano a un anno dalla dichiarazione dell’Organizzazione mondiale per la Sanità che aveva definito Ebola “un’emergenza di salute pubblica di portata internazionale”, il massimo livello di allerta. Quella dichiarazione aveva scatenato una massiccia risposta globale, ma erano già passati otto mesi dal primo caso in Africa occidentale. Ciononostante, dopo più di 11mila morti, milioni di vite distrutte e miliardi di dollari persi, la minaccia non è ancora scongiurata, continuano a verificarsi nuovi casi di Ebola. Di recente, è emerso un altro virus infettivo nella Repubblica di Corea, la Mers, che ha contribuito a riportare il Pil a quello di sei anni prima.

COORDINAMENTO INTERNAZIONALE –  «Abbiamo bisogno di un sistema globale –  scrive Jim Yong Kim –  per prepararci e fronteggiare le epidemie che sia migliore, più coordinato, e coinvolga molti altri attori – tra cui anche un’Oms con più risorse. Bisogna stabilire degli accordi e uno stretto coordinamento tra governi nazionali e locali, enti internazionali, settore privato e organizzazioni non governative, con una catena di offerta che possa essere montata e attivata in un lampo. Il settore privato, che è stato in larga parte tagliato fuori dalla risposta iniziale a Ebola, può portare disciplina di mercato, innovazione e altre risorse alla lotta contro il virus».

INNOVAZIONE E FORMAZIONE PER NON ABBASSARE LA GUARDIA – L’innovazione gioca, dunque, un ruolo fondamentale contro le epidemie. I passi avanti della ricerca e le nuove tecnologie hanno già regalato la speranza di un vaccino finalmente efficace, ma nel frattempo restano due priorità: formazione ed informazione. Anche in questi due ambiti, di conseguenza, le modalità innovative, come appunto quelle proposte dai film formativi, rappresentano percorsi  da battere per proseguire la battaglia. Il monito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è quello di non abbassare la guardia.  Lo ha ribadito, di recente, il direttore generale dell’OMS, Margaret Chan.  Al Consiglio di sicurezza, illustrando le riforme adottate al fine di migliorare la risposta al virus in Liberia, Guinea e Sierra Leone, ha messo ben in evidenza che «Il mondo ha imparato dalla crisi dell’ebola».

OPERATORI SANITARI NEL MIRINO – Ma il prezzo pagato resta alto soprattutto in termini di vite perse (già oltre 11mila) e tra questi molti operatori sanitari tra quelli che combattono Ebola in prima linea: nel 2014 sono stati notificati all’Organizzazione mondiale della sanità 372 attacchi in 32 Paesi, con 603 morti e 958 feriti. E lo stesso numero è stato registrato quest’anno: centinaia sono morti nelle zone di guerra, ma anche combattendo Ebola e altre epidemie. “L’Oms è impegnato a salvare vite e ridurre le sofferenze durante le crisi e le emergenze. Gli attacchi contro gli operatori sanitari e le loro attrezzature – ha concluso Margaret Chan – rappresentano una palese violazione del diritto internazionale umanitario. Questi operatori hanno l’obbligo di trattare malati e feriti senza discriminare nessuno: in tutti i conflitti questo obbligo deve essere rispettato”.

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