Lombardia, il primario del PS di Lodi: «Agire con decisione a Milano, Monza e Varese, o sanità a rischio collasso»

Il primario di Lodi: «Necessarie restrizioni per fasce di età, gli over 70 devono restare a casa»

di Federica Bosco
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Oltre 100 accessi, qualche polmonite, un paziente intubato e alcuni assistiti con il casco Cpap. Il pronto soccorso dell’Ospedale di Lodi, tra i più stressati durante la prima fase della pandemia Covid, si è preparato ad affrontare l’onda d’urto della seconda. Il centro di crisi è già stato attivato e gli ospedali della zona sono stati attrezzati con aree Covid: 36 letti a Lodi, 20 nella riabilitazione cardiologica di Codogno, 20 a Sant’Angelo per la sub-intensiva e sei nella specialistica respiratoria. Con 40 posti letto sempre a Sant’Angelo per la sorveglianza e per gli anziani delle RSA della zona. All’ospedale di Casale saranno destinati invece i pazienti non affetti da Covid (20 posti), così come a Lodi dove sarà mantenuta l’attività chirurgica più complessa, mentre quella a bassa intensità sarà trasferita a Codogno.

Un vero e proprio piano di guerra che permette a Stefano Paglia, direttore del pronto soccorso dell’Ospedale di Lodi e Codogno di dire: «Siamo preparati. Oggi la situazione è gestibile, ma dobbiamo ipotizzare una crescita dei contagi e quindi essere attrezzati per non avere un collasso del sistema sanitario».

«LODI, BERGAMO E BRESCIA OGGI PIU’ PREPARATI»

Un lungo sospiro che tradisce un pensiero lontano ai giorni più bui di marzo ed aprile, quando i pazienti erano troppi e le risorse troppo poche. «Se non si agirà con decisione soprattutto nelle zone di Milano, Varese e Monza, già sottoposte ad un forte stress, rischia di andare in crisi tutta la Regione». Una situazione di emergenza che Paglia conosce bene: ha vissuto e gestito in prima persona la zona rossa di Codogno. Difficoltà condivise poi da Lodi, Bergamo e Brescia che oggi sembrano essere le più preparate.

«È vero – osserva Paglia – queste zone oggi hanno una ripresa della malattia, ma con una forza meno virulenta. Il perché non ha nulla a che vedere con l’immunità di gregge come ipotizza qualcuno, ma piuttosto per un atteggiamento più cauto delle persone che aderiscono alle misure di distanziamento o all’uso della mascherina con maggiore responsabilità».

«I POSTI LETTO IN CORSIA E SUB-INTENSIVA POTREBBERO NON BASTARE»

«Il vero rischio – prosegue Paglia – non è tanto la scarsa disponibilità di posti in terapia intensiva, ma che manchino i letti in corsia e nella sub-intensiva. Questo potrebbe essere il vero dramma delle prossime settimane se non si mette un freno alla crescita di contagi. I colleghi anestesisti hanno stimato che potremmo avere circa 600 persone in terapia intensiva e molte di più nella sub-intensiva e in corsia, al punto da assorbire il totale dei letti disponibili in tutta la Regione. Cosa fare allora? Di sicuro non aspettare di essere travolti e per farlo bisogna studiare le statistiche che i matematici fanno sulle proiezioni della malattia. Il loro contributo è essenziale e può aiutarci ad affrontare il peggio. Ad esempio, sarebbe il momento di avere il coraggio di adoperarsi con restrizioni mirate per limitare il più possibile i ricoveri per fasce di età».

«PER GLI OVER 70 SPESA E MEDICINE A DOMICILIO»

Insomma, secondo Paglia si dovrebbe prevedere un lockdown più severo per persone over 70 che devono essere più protette rispetto ai giovani. «Per questo dobbiamo cercare di fermare la malattia con modalità di contenimento un poco più drastiche, e magari vietando alle persone anziane di uscire di casa per proteggerle. Non solo per il loro bene, ma anche dell’intero sistema. Per farlo sarebbe necessario fornire loro servizi a domicilio, dalla spesa alle medicine. Aiutare gli anziani, preservando il loro benessere, sarebbe meno costoso che gestirli in ospedale in terapia intensiva o sub-intensiva».

I PIU’ COLPITI: UOMINI DAI 40 ANNI IN SU

«Le misure messe in atto oggi sono minime – rimarca il primario del Pronto soccorso lodigiano -. Non si deve mollare su coprifuoco e chiusura dei locali, perché se è vero che sono scelte impopolari, è necessario sapere che sono l’unica possibilità oggi di salvezza. Le cure sono migliorate, abbiamo molte più informazioni sul Covid e su quali terapie dobbiamo fare. Ma a fronte di un 2% di morti, c’è un 20% di ospedalizzati che hanno davanti percorsi lunghi e tortuosi. E non mi riferisco solo agli anziani, anzi, noi abbiamo sempre visto anche i giovani stare male. In realtà si è fatta molta disinformazione. I più colpiti sono uomini dai quarant’anni in su, ci sono sempre stati ma è scomodo parlarne ed allora si enfatizza che il Covid è letale solo per gli anziani».

È preoccupato Paglia e non si nasconde dietro a false illusioni. «A costo di sembrare impopolare, non deve passare il messaggio che la malattia colpisce solo gli anziani», ribadisce a più riprese mentre snocciola una serie di medicinali che oggi sembrano dare più certezze ai medici che si trovano dinnanzi ad un caso Covid. «Rispetto alla prima ondata oggi abbiamo molte più certezze sul cortisone e sui pazienti cui deve essere somministrata l’eparina a basso peso molecolare. Sappiamo che gli antivirali non hanno dato la risposta attesa, (tranne il Remdesivir che non è un salvavita ma in determinati contesti è consigliato). O ancora gli steroidi, che non devono però essere usati in maniera preventiva, mentre abbiamo riscontrato l’inutilità dell’azitromicina e degli antibiotici. Nessuno di questi è la cura».

«BISOGNA AVERE PIU’ FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI»

«Credo che ormai sia chiaro – conclude – che non bisogna essere né ottimisti né pessimisti, ma realisti ed avere il coraggio di guardare in faccia la malattia e sapere agire di conseguenza. Quello che ci aspetta nell’area del milanese sarà qualcosa di molto impegnativo per tutti. La cosa più importante resta il buon senso e la ragionevolezza, ricordiamo sempre che gli atteggiamenti di oggi si riveleranno tra 15 giorni. Probabilmente scelte anche poco popolari, tra cinque e sei giorni potrebbero essere valutate diversamente. Bisogna avere più fiducia nelle istituzioni, perché quello che la gente dovrebbe capire è che le scelte di oggi sono il frutto di analisi e proiezioni future fatte da matematici a cui dovremmo affidarci. Bisogna capire che è una situazione che evolve rapidamente ed è necessario agire per evitare il peggio».

 

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