Salute 2 Maggio 2024 15:49

Un test del sangue può quantificare il rischio ictus

E’ possibile quantificare il rischio individuale di sviluppare un ictus con un semplice esame del sangue. Uno studio dell’Università della California di Los Angeles ha infatti individuato una rete di molecole infiammatorie che può essere utilizzata come biomarcatore per quantificare il rischio di malattie cerebrovascolari

Un test del sangue può quantificare il rischio ictus

E’ possibile quantificare il rischio individuale di sviluppare un ictus con un semplice esame del sangue. Uno studio dell’Università della California di Los Angeles ha infatti individuato una rete di molecole infiammatorie che può essere utilizzata come biomarcatore per quantificare il rischio di malattie cerebrovascolari. Il nuovo approccio, pubblicato sulla rivista Stroke, potrebbe anche permettere di determinare il rischio di declino cognitivo. Attualmente, l’unico modo per sapere quale sia il rischio di sviluppare malattie vascolari cerebrali prevede la combinazione di informazioni ottenute da esami come risonanza magnetica, anamnesi familiare, variabili demografiche e altri fattori. Nella pratica clinica, i neurologi possono scoprire che un paziente è più vulnerabile solo dopo la manifestazione di un ictus o un evento cerebrale che ne testimonia la presenza.

Il test punta all’analisi della rete dell’interleuchina-18

“Misurare le concentrazioni della rete di molecole infiammatorie – afferma Jason Hinman, tra gli autori dello studio – ci consente di stabilire il rischio associato alla predisposizione alla malattia dei piccoli vasi cerebrali, una causa comune di ictus e declino cognitivo. La tecnica è simile ai test per il colesterolo, che quantificano la probabilità di un infarto”. I ricercatori hanno considerato, in particolare, una rete biologicamente connessa di molecole infiammatorie nota come rete dell’interleuchina-18, o IL-18, che comprende proteine ​​e molecole di segnalazione utilizzate per combattere varie infezioni. Studi precedenti avevano collegato le singole molecole nella rete alla malattia dei piccoli vasi cerebrali e al rischio di ictus. Tuttavia, la concentrazione di queste singole molecole può fluttuare in risposta ad altri disturbi come l’influenza o i disturbi autoimmuni, rendendole predittori inaffidabili del rischio di ictus a livello individuale.

Dietro il test c’è un modello matematico che genera un punteggio di rischio

Nel 2020, un team dell’Università della California ha scoperto che sei molecole nella rete IL-18 erano associate alla presenza di lesioni cerebrali vascolari durante le scansioni a risonanza magnetica. Basandosi su questi risultati, gli autori hanno cercato di determinare la suscettibilità di una persona al rischio di ictus o al declino cognitivo analizzando la rete. Gli scienziati hanno utilizzato i dati sanitari del Framingham Heart Study, un’indagine che ha coinvolto diverse generazioni, tracciando la storia medica di migliaia di residenti della città di Framingham dal 1948. Nell’ambito del lavoro, sono stati prelevati e testati campioni di sangue di oltre 2.200 partecipanti. Gli studiosi sono stati in grado di creare un modello matematico che genera un punteggio di rischio basato sulle concentrazioni delle molecole della rete IL-18.

La valutazione del rischio può migliorare la prevenzione

I pazienti che hanno ottenuto ai punteggi più elevati dal test avevano una probabilità del l’84 per cento più elevata di avere un ictus nel corso della loro vita. “Nei prossimi step – conclude Hinman – cercheremo di capire se e come questo punteggio di rischio può essere modificato. Il primo passo verso la prevenzione è la valutazione del pericolo. L’obiettivo finale è quello di riuscire a ridurre significativamente il tasso di decessi associati alle malattie cerebrovascolari”.

 

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