Salute 10 Gennaio 2020

Inquinamento al Nord Italia, le polemiche dopo lo stop ad auto e moto: «Non serve. Urge soluzione globale»

Il ministro dell’Ambiente Costa: «Abbiamo un gran bisogno di cambiare paradigma: sono 80mila i morti l’anno per cause legate all’inquinamento. Questa è la vera emergenza: se per contrastarla dovremo essere più severi, lo saremo»

Da Torino a Milano, da Padova a Venezia. Lo stop al traffico nelle città del Nord Italia a causa dei continui sforamenti settimanali delle concentrazioni di polveri sottili (PM 10 e PM 2.5) ha scatenato non poche polemiche. «Per uscire dall’ormai cronica emergenza smog che attanaglia le nostre città ogni inverno – ha dichiarato di recente il coordinatore dell’ufficio scientifico di Legambiente, Andrea Minutolo – non sono sufficienti, come dimostrano i fatti, le deboli misure emergenziali di blocco del traffico che vengono messe in campo in maniera sporadica e spesso controvoglia».

Gli fa eco il professor Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale: «Intervenire solo col blocco del traffico veicolare non risolve certo il problema e questo va affrontato nella sua globalità senza rinvii, soprattutto se si considera che sono ben 550.660 gli anni di vita persi a causa del PM 2.5 (polveri sottili) in Italia nel 2017 secondo l’ultimo rapporto sulla Qualità dell’aria edito dalla Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), con costi stimabili in circa 55 miliardi di Euro, a cui si aggiungono altri 13 miliardi di euro derivanti dai 137.500 anni di vita persi a causa del biossido di azoto emesso dai processi di combustione di riscaldamenti, veicoli e industrie». Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente in Italia 58.600 decessi all’anno sono riconducibili all’inquinamento da polveri sottili, altri 14.600 al biossido di azoto e 3.000 all’ozono.

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Pochi giorni fa l’Ordine dei Medici di Torino aveva chiesto un intervento serio e tempestivo per contrastare una situazione considerata critica: «A Torino – spiega l’OMCeO – nel 2018 ci sono stati oltre 120 giorni con aria insalubre, e nell’ultimo rapporto ‘Ecosistema urbano’, è risultata all’88/esimo posto su 104 città italiane per performance ambientali. L’esposizione allo smog – ricorda l’Ordine – aumenta il rischio di tumore al polmone e riduce la speranza di vita. Ricerche recenti hanno individuato possibili correlazioni anche con diabete o nascite premature».

«Abbiamo un gran bisogno di cambiare paradigma – ha invece dichiarato il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, in risposta alle regioni Veneto, Lombardia e Piemonte che hanno chiesto di rivedere il protocollo anti-smog della Pianura padana: «Molte parti dell’accordo del 2017 non sono ancora state attuate dalle Regioni – ha dichiarato Costa –. Bisogna prima analizzare gli effetti dei provvedimenti e poi valutare eventuali. Il numero da cui non possiamo prescindere, sono gli 80mila morti l’anno per cause legate all’inquinamento. Questa è la vera emergenza: se per contrastarla dovremo essere più severi, lo saremo. Mi auguro che le Regioni lavorino con noi a questo obiettivo».

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