Politica 21 Febbraio 2018

Contratto medici, il vox populi dei sindacati dopo il primo incontro: «Inizio deludente, ci aspettavamo di più»

Parte in salita la trattativa con Aran per il rinnovo contrattuale. In molti preoccupati dell’avvicinarsi della scadenza elettorale. Ettore (Fesmed): «Non hanno capito il disagio che vive il mondo della sanità e della dirigenza medica. Grasselli (FVM): «Revochiamo sciopero ma se non avremo risposte soddisfacenti lo riproporremo»

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La strada per il rinnovo del contratto dei medici è ancora lunga. Se ne sono accorti i sindacati, ieri convocati presso la sede dell’Aran per il primo incontro. In molti si aspettavano proposte più concrete, soprattutto sul fronte economico: la fatidica quota 85 euro, l’aumento previsto anche per gli altri lavoratori statali, è considerata troppo esigua, anche in virtù del fatto che la vacanza contrattuale dei medici dura ormai da nove anni. L’Aran però non ha scoperto le carte e la riunione di ieri è stata piuttosto veloce, forse anche troppo, e più che altro è servita a darsi un metodo e a stabilire una calendarizzazione di massima. Il prossimo incontro si svolgerà giovedì primo marzo e lì sono attese le prime comunicazioni sul fronte economico. «Forse siamo un po’ disabituati ad una trattativa che ha subito uno stop di tanti anni – sottolinea Alessandro Vergallo, presidente di Aaroi – Emac – ma ci aspettavamo risposte più concrete sia su cosa ci sarebbe stato offerto da un punto di vista economico, sia su una calendarizzazione esatta con un metodo da seguire per l’avvio di una contrattazione vera e propria e non di una contrattazione farsa».

Vergallo si è detto soddisfatto della «reale volontà» di Aran di chiudere la trattativa ma deluso dall’assenza di proposte economiche: «Secondo noi – continua Vergallo – in tutto questo tempo la parte governativa avrebbe avuto tutti gli strumenti per fornire ad Aran delle risposte certe su quanti soldi effettivamente sarebbero stati messi a disposizione su questo nuovo triennio. Una risposta chiara in questo senso non c’è stata. Può darsi che la politica sia arrivata lunga perché distratta da altre cose più importanti in questo momento in vista del 4 marzo».

Sulla stessa linea Giuseppe Ettore, presidente Fesmed, anche lui insoddisfatto dell’incontro: «È stata una partenza estremamente incapace di leggere quello che è il disagio che vive il mondo della sanità e della dirigenza medica. Il problema del contratto non è solo salariale anche se su questo punto non ci sono state precisazioni importanti. Il comparto va analizzato come un comparto in forte crisi con una costante demotivazione e con un grande rischio per la salute dei cittadini e la sicurezza dei professionisti».

Anche Alessandra Di Tullio, coordinatrice Fassid, teme che l’avvicinarsi della scadenza elettorale possa nuocere alla trattativa: «Siamo parzialmente soddisfatti perché finalmente si ridà inizio ad una stagione contrattuale, forse si è aperto più che uno spiraglio sulle risorse finanziarie, anche su questo aspettiamo risposte definitive dall’Aran che purtroppo ci ha dato appuntamento a quasi dieci giorni, a ridosso delle elezioni e questo non ci lascia affatto tranquilli».

Aldo Grasselli, presidente FVM – Federazione Veterinari e Medici, parla invece della revoca dello sciopero, una revoca che sottolinea essere momentanea: «Sappiamo che l’Aran deve ancora avere indicazioni precise su pochi punti che sono dirimenti: il primo è sapere quanto è estesa la massa salariale su cui si applicano gli incrementi previsti dal contratto. Sapremo tutto entro una settimana perché ci sono dei tempi tecnici da rispettare. Noi per senso di responsabilità sospendiamo lo sciopero che però siamo pronti a riproporre se le risposte non saranno soddisfacenti».

Più ottimista Costantino Troise, segretario di Anaao-Assomed che invita a non avere fretta: «Gli inizi sono sempre deludenti. Il percorso parte, poi vedremo in che tempi e con quali contenuti. L’importante è aver avuto un secondo appuntamento ravvicinato giovedì primo marzo, aver posto la questione delle risorse su cui aspettiamo delle risposte entro quella data e aver definito un metodo di alternare tavoli tecnici con discussioni generali in sede plenaria».

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