Salute 11 settembre 2018

Vaiolo delle scimmie, SIMIT: «Non esistono vaccini o cure. Letalità più alta nei bambini»

Il caso di un nigeriano che ha contratto la malattia infettiva da un primate. Società Italiana malattie Infettive: «Ulteriore testimonianza di come viaggi in aereo possano portare in poche ore malattie della foresta profonda alle grandi città»

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Vaiolo trasmesso da scimmia a uomo. È successo in Gran Bretagna ed è il primo caso europeo che vede il contagio dell’Orthopoxvirus (virus del vaiolo tuttavia differente geneticamente da quello umano) da animale ad essere umano. Il paziente è un ufficiale della marina nigeriana che, dalle prime ricostruzioni, avrebbe contratto la malattia a Lagos – la più grande città della Nigeria – per poi prendere l’aereo e arrivare a Londra.

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Per questa infezione non sono disponibili cure specifiche, ha precisato la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), né profilassi vaccinale. «Si tratta tuttavia di una malattia dalla contagiosità e pericolosità contenute – spiega la Società -, in particolare in un contesto europeo dove non sussistano fattori favorenti un decorso di maggior gravità, come la presenza di bambini malnutriti o immunodepressi. La notizia del caso importato in Europa rappresenta tuttavia una ulteriore testimonianza di come viaggi in aereo possano portare in poche ore malattie della foresta profonda alle grandi città del mondo industrializzato. Una rete attiva di specialisti in grado di riconoscere questa ed altre malattie infettive emergenti costituisce un irrinunciabile strumento di protezione per la popolazione tutta».

La Società Italiana di Malattie Infettive precisa che la letalità nei casi riportati in Africa è contenuta attorno all’1-3% e comunque inferiore al 10% ed è più alta nei bambini. «Nell’epidemia che nel 2003 ha interessato gli USA – prosegue il SIMIT -, dovuta all’importazione di esemplari infetti di Cricetomys gambianus, un grosso ratto venduto come animale da compagnia, tutte e 81 le persone colpite hanno presentato una malattia di grado lieve e non si sono registrati decessi. Anche la probabilità di generare casi secondari (infezioni da uomo a uomo), che in Africa è risultata compresa tra il 3 e l’8 %, negli USA è risultata pari a zero».

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