Mondo 28 marzo 2017

Perché si mettono in discussione gli spaghetti? Dubbi su una ricerca e la tracciabilità dei prodotti alimentari…

Si discute molto di una ricerca che rintraccia DON, glifosato e cadmio nella pasta di noti produttori. Ma i ricercatori e (ovviamente) le aziende demoliscono la scientificità e le conclusioni dell’indagine. Resta in piedi solo la necessità di garantire una migliore tracciabilità dei prodotti alimentari

Spaghetti al pomodoro, ottimo rimedio secondo la dieta mediterranea, accusati di non essere salutari. A sostenere questa tesi l’associazione Granosalus che raccoglie i produttori di grano duro a difesa dei consumatori. L’associazione, infatti, dopo una serie di analisi condotte in un laboratorio europeo, sarebbe arrivata alla conclusione che la pasta venduta dai più grandi marchi europei, potrebbe essere contaminata da DON (micotossina), glifosato e cadmio. Il DON è un composto tossico prodotto da alcuni funghi che in particolari condizioni climatiche possono produrre micotossine. Il glifosato è uno degli erbicidi disseccanti più diffusi al mondo, mentre il cadmio è un metallo pesante che penetra nell’ambiente.

Tutte queste sostanze sono rigorosamente presenti nel continente americano, in particolare in Canada. Infatti, secondo Granosalus, proprio dal Canada arriverebbe il grano contaminato. Grazie all’accordo ‘Canada Grain Act’ (CGA) e alle ordinanze emesse dalla ‘Canadian Grain Commission’ (che riporta direttamente al Ministero dell’Agricoltura), il Paese in nord America ha sviluppato una legislazione e una politica strutturale per coltivare ed esportare grano duro ed altri cereali a livello mondiale.

Tuttavia è bene segnalare che l’associazione Granosalus, oltre a non essere perfettamente definita (sul sito mancano alcuni riferimenti sostanziali) come segnala Wired.itnon ha reso noto il nome e i dettagli del laboratorio di analisi dove avrebbe fatto le indagini suddette. I dati incriminati sono stati resi noti esclusivamente dall’associazione che ha pubblicato una tabella (poco approfondita) e non ha dato modo ad altri di verificare l’attendibilità delle analisi condotte. Inoltre gli stessi valori denunciati dall’associazione, sarebbero in ogni caso conformi ai limiti imposti dalla normativa vigente.

Le risposte delle aziende produttrici di pasta non si sono fatte attendere. Alcuni dei principali marchi, in risposta alle accuse prive di fondatezza dell’associazione, hanno dichiarato di produrre pasta esclusivamente con grano aureo coltivato in Italia. Altre hanno ribadito di aver sempre dichiarato in totale trasparenza la provenienza in parte italiana e in parte estera del grano, spiegando che in molti casi la produzione in Italia non è sufficiente a soddisfare le esigenze del mercato. Insomma le aziende produttrici hanno sostenuto l’assoluta infondatezza delle accuse mosse dall’associazione sprovviste di prove efficaci e di analisi attendibili. Nel dibattito sono scese in campo anche le associazioni dei consumatori che hanno ribadito l’esistenza di un ‘Piano Nazionale per il controllo delle Micotossine’ che garantirebbe un controllo a tappeto dei prodotti messi in commercio da parte delle Asl e dagli enti di controllo.

Dunque si tratta di allarmismo infondato? Di fatto, come segnalato da Agi.it, sui prodotti alimentari in Italia, come nel caso della pasta, in etichetta è indicato solo l’ultimo luogo di trasformazione, che per la legislazione in vigore corrisponde al luogo di produzione. Ecco probabilmente su questo elemento rispetto alla catena di produzione che caratterizza la filiera alimentare, andrebbe fatta maggiore chiarezza.

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