Salute 19 Aprile 2019 16:20

Tumore al seno, con “Impronte” ricercatrici sfilano per la prevenzione oncologica

”Ciascun abito è una donna, ciascuna donna una storia …” recita lo slogan della collezione, lanciando un forte messaggio: dal cancro si può guarire

di Federica Bosco
Tumore al seno, con “Impronte” ricercatrici sfilano per la prevenzione oncologica

Donne a favore della prevenzione del tumore al seno. Con il progetto “Impronte” la stilista Antonella Fini e la giornalista Roberta Gallo, entrambe di Porto Torres, hanno messo in campo professionalità, grinta e determinazione per dare un aiuto concreto alle donne colpite dalla malattia. In particolare, l’iniziativa punta alla prevenzione oncologica con l’obiettivo di raccogliere fondi per acquistare un microscopio con macchina digitale e analizzatore di immagini in grado di scoprire la lesione in fase preneoplastica. Un’apparecchiatura, individuata da Rosa Maria Pascale professore ordinario di Patologia Generale e Molecolare che opera proprio in Sardegna, presso il Dipartimento di Scienze Cliniche, Chirurgiche e Sperimentali dell’Università degli Studi di Sassari.

«Impronte nasce nel 2014 – spiega Antonella Fini – dapprima per contrastare il taglio di fondi destinati alla ricerca, poi per rimarcare la necessità di fare qualcosa per il territorio visto che in un primo momento i fondi raccolti venivano destinati solo in piccola parte a Sassari, mentre il resto andava a Cagliari e in continente». L’idea di Antonella e Roberta si rivela subito vincente e in poco tempo diventa un appuntamento non solo per le donne malate di cancro della Sardegna, ma anche per le ricercatrici che hanno sfilato per la prevenzione. Ciascun abito è una donna, ciascuna donna una storia …” recita lo slogan della collezione, lanciando un forte messaggio: dal cancro si può guarire.

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Un messaggio ripreso anche nel libro che porta lo stesso nome “Impronte” che ha visto Roberta Gallo autrice di una raccolta di storie di 15 donne che hanno combattuto e vinto la loro battaglia. «Si tratta di un libro strutturato al contrario – racconta Roberta – Edito da Carlo Delfino, il volume si legge da destra verso sinistra partendo dall’ultima pagina, come un manga. Un modo figurato di ripercorrere la vita con la nuova consapevolezza tracciata dalla malattia». La raccolta di testimonianze è idealmente divisa in due parti: la prima si apre con il contributo di Piera Casula ex assessore ai Servizi sociali del comune di Porto Torres, che ha creduto fin da subito nel progetto. A seguire la testimonianza della referente AIRC Pina Carboni, poi l’apporto umano e clinico del medico di medicina generale Costantina Pilo e, infine, il significativo contributo della ricercatrice Rosa Maria Pascale, con il preventivo del macchinario individuato. La seconda parte è interamente dedicata alle donne Impronte. Quindici donne, tra i 25 e i 61 anni, raccontano con semplicità, talvolta con rabbia o in maniera pacata, i momenti di sconforto e quelli di forza. «Il libro a breve verrà distribuito in tutto il territorio sardo e, a richiesta anche nella penisola», aggiunge l’autrice.

Sono bachi da seta, le donne impronte, si nutrono di foglie di coraggio per formare il bozzolo della consapevolezza. – si legge nelle pagine scritte da Roberta Gallo – Crisalidi dal percorso lungo e complesso in cui la metamorfosi le preserva nell’essere, in quel tessuto speciale e vivo. E come la seta possiedono un animo raffinato ed elegante, il cui nitore alterna i momenti ‘no’ alla resistenza dell’acciaio. Hanno filamenti ritorti su sé stesse, queste donne, per consolidare la loro forza; quella di scoprirsi fragili come lo chiffon o orgogliose nell’ armatura a tela del taffetà. Vite protette dal morbido raso dell’affetto, che accarezza le ferite con anelli di velluto, e lasciano spazio alla sottile e ruvida ironia come fine e impalpabile georgette. Lacrime di organza trasparenti e cangianti si perdono nelle trame discontinue del broccato per scoprire la verità nella retorica del tessuto damascato. E poi, finalmente, la lucentezza unica delle buone notizie spalmata nel tessuto granuloso del mikado che modella un futuro duchesse. Restituendo armonia alla vita. «C’è un parallelismo tra le donne che rinascono dopo una malattia e il baco da seta ecco perché alla Festa della Donna non abbiamo regalato mimose, ma bachi da seta alle nostre lettrici. – conclude Roberta Gallo – Ognuno con un messaggio di coraggio e di forza perché il progetto porta avanti tre obiettivi: prevenzione, difesa del territorio e condivisione del messaggio con altre associazioni».

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