Salute 10 Giugno 2024 11:13

Aviaria, Oms: “Primo caso umano in Australia”

Oms: “Si tratta di una bambina di due anni e mezzo le cui condizioni di salute, dopo il ricovero in ospedale a Melbourne, sono buone”

di I.F.
Aviaria, Oms: “Primo caso umano in Australia”

L’Australia allunga la lista dei casi umani di aviaria: dopo il decesso del 59enne messicano che ha acceso il dibattito tra il Ministro della Sanità locale e l’Organizzazione mondiale della Sanità, e i casi in Texas, l’Oms ha diffuso la notizia del nuovo contagio. Gli esperti hanno precisato che si tratta di una bambina di due anni e mezzo le cui condizioni di salute, dopo il ricovero in ospedale a Melbourne, sono buone. “Questa – spiega l’Oms – è la prima infezione umana confermata causata dal virus dell’influenza aviaria A (H5N1) rilevata e segnalata dall’Australia. Sebbene la fonte di esposizione al virus in questo caso sia “attualmente sconosciuta, l’esposizione – precisa l’Oms – probabilmente è avvenuta in India, dove la bambina aveva viaggiato, e dove il virus A (H5N1) è  stato rilevato in passato negli uccelli”.

Il rischio per la popolazione resta “basso”

Un’infezione umana causata da un nuovo sottotipo di virus dell’influenza A è un n evento che ha un potenziale di elevato impatto sulla salute pubblica e deve essere notificato all’Oms. Sulla base delle informazioni disponibili, attualmente l’Organizzazione mondiale della sanità valuta “basso” il rischio per la popolazione generale. A seconda dell’ospite originario, i virus dell’influenza A possono essere classificati come influenza aviaria, influenza suina o altri tipi di virus influenzali animali. Le infezioni da virus dell’influenza aviaria negli esseri umani possono causare malattie che vanno da lievi infezioni del tratto respiratorio a malattie più gravi. Dal 2003 al 22 maggio 2024, sono stati segnalati all’Oms da 24 paesi 891 casi di infezioni umane da influenza aviaria A (H5N1), inclusi 463 decessi.

I casi di aviaria nell’uomo

Quasi tutti questi casi di influenza aviaria nell’uomo sono stati collegati ad uno stretto contatto con uccelli infetti vivi o morti o ad ambienti contaminati. L’infezione umana ha comunque un alto tasso di mortalità. I virus influenzali di tipo A (H5N1), appartenenti a diversi gruppi genetici, non infettano facilmente gli esseri umani e la trasmissione da uomo a uomo sembra finora insolita. Poiché  il virus continua a circolare nel pollame, in particolare nelle zone rurali, permane il rischio di ulteriori casi sporadici nell’uomo. Attualmente, le prove epidemiologiche e virologiche disponibili suggeriscono che i virus A(H5) non hanno acquisito la capacità di trasmissione prolungata tra gli esseri umani, pertanto la probabilità di diffusione da uomo a uomo è bassa. Non esistono vaccini specifici per l’influenza A(H5N1) nell’uomo. Tuttavia, in alcuni paesi sono stati sviluppati vaccini candidati per la preparazione ad una eventuale pandemia. Alcuni farmaci antivirali, in particolare gli inibitori della neuraminidasi (oseltamivir, zanamivir), possono ridurre la durata della replicazione virale e in alcuni casi migliorare le prospettive di sopravvivenza.

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

 

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Politica

Liste di attesa addio? La risposta del Consiglio dei Ministri in due provvedimenti

Ieri il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente, Giorgia Meloni, e del Ministro della salute, Orazio Schillaci, ha approvato due provvedimenti, un decreto-legge e un disegno di legge, che i...
Salute

Tumori: boom di casi nei paesi occidentali. Cinieri (Aiom): “Prevenzione attiva per ridurre carico della malattia”

Nel 2024 negli USA, per la prima volta nella storia, si supera la soglia di 2 milioni di casi di tumore. Una crescita importante, comune a tutti i Paesi occidentali. Per Saverio Cinieri, presidente di...
Salute

Tumore del polmone: per osimertinib e durvalumab ottimi risultati negli studi LAURA e ADRIATIC al Congresso ASCO

Nello studio LAURA osimertinib ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte dell’84% nel tumore del polmone non a piccole cellule di Stadio III. Nello studio ADRIATIC, invece, du...