Voci della Sanità 27 Settembre 2019 16:41

Epatite C, Italia paese in Europa con maggiore incidenza di HCV. Parte da Milano l’azione diretta degli specialisti, anche sui tossicodipendenti

L’Italia è il paese europeo con la più elevata prevalenza di infezione da HCV, con una media stimata dell’1.5% e dati preoccupanti poiché al Sud è superiore al 5%, in pazienti con età superiore ai 65 anni. Sono circa 12mila i decessi annui attribuibili all’infezione da HCV

Quattro incontri rivolti agli specialisti per coordinare l’attività e individuare i pazienti che non sanno o non si sono ancora sottoposti alla terapia gratuita per eliminare il virus HCV, una terapia da 8 a 12 settimane, senza effetti collaterali e non tossica per eliminare definitivamente il virus dell’Epatite C e tornare a vivere. Il quadro è allo stesso tempo complesso e confortante: da una parte, persiste un alto numero di pazienti affetti da HCV, a cui si collegano le difficoltà nella ricerca del “sommerso”; dall’altra, si ha grande fiducia nella comprovata efficacia delle nuove terapie per sconfiggere il virus.

Ecco la terza tappa del progetto “HCV: Be Fast, Be Different”. Il convegno, organizzato da AbbVie, approda il 27 settembre a Milano, presso il Nhow Hotel. L’iniziativa fa seguito agli incontri tenutisi a Matera e a Roma in primavera, e precede l’ultimo previsto a Torino il 10 ottobre prossimo. Un momento di riflessione che ha lo scopo di riunire specialisti di vari settori, fra cui epatologi, infettivologi, internisti, per un confronto costruttivo volto a identificare dei percorsi clinici condivisi per l’individuazione e l’invio al trattamento antivirale dei pazienti nei quali l’infezione da HCV non è stata ancora diagnosticata.

I NUMERI EPATITE C IN ITALIA CONTINUANO A PREOCCUPARE

L’Italia è il paese europeo con la più elevata prevalenza di infezione da HCV, con una media stimata dell’1.5% e dati preoccupanti poiché al Sud è superiore al 5%, in pazienti con età superiore ai 65 anni. Ogni anno nel nostro paese, vengono effettuati circa 60mila ricoveri ospedalieri per patologia epatica HCV correlata, con un incremento del 67% dei casi di cirrosi e del 291% dei casi di carcinoma epatocellulare primitivo (HCC). Sono circa 12mila i decessi annui attribuibili all’infezione da HCV e l’epatocarcinoma, di cui la cirrosi epatica da HCV rappresenta una delle cause principali, è responsabile ogni anno di circa 3mila decessi.

Oramai da mesi, sono stati introdotti e resi disponibili in Italia per tutti i pazienti i nuovi farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) specifici per il trattamento dell’infezione cronica HCV relata, dotati di elevatissima efficacia e di scarsi effetti collaterali. «Questi farmaci hanno rivoluzionato l’approccio nei confronti del trattamento della patologia, consentendo di ottenerne la guarigione in una percentuale di oltre il 95% dei pazienti trattati – evidenzia il Prof. Pierluigi Toniutto, Direttore dell’Unità di Epatologia e Trapianto di fegato presso l’Università di Udine. – Dall’introduzione dei DAA in Italia, sono stati sottoposti a trattamento antivirale circa 200mila pazienti, con un ritmo di circa 35mila pazienti per anno. Negli ultimi mesi si è assistito ad un progressivo calo del numero dei pazienti che accedono al trattamento, che può essere spiegato dal progressivo esaurimento del numero di soggetti con una infezione da HCV già diagnosticata e noti agli ambulatori epatologici. Tuttavia, si stima che esistano ancora circa tra i 250mila sino ai 450mila pazienti con infezione da HCV non diagnosticata e circa 170mila pazienti che nonostante la diagnosi di epatite C sia nota, non sono stati ancora inviati al trattamento. È il cosiddetto “sommerso”, su cui si devono concentrare le azioni per individuare i pazienti da mettere in cura».

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