Sanità integrativa, Chersevani (FNOMCeO): «Sì a formule complementari per supportare un servizio pubblico in affanno»

Al convegno sul tema organizzato in Campidoglio dall’OMCeO di Roma interviene la Presidente della Federazione Nazionale: «Il paziente al primo posto, percorsi differenziati non si traducano in differenze qualitative»

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Quello italiano è un Servizio sanitario con grandi potenzialità, che ha dalla sua caratteristiche di eguaglianza e universalità, ma costantemente in sofferenza a causa della crisi e dei tagli. Prevedere dei canali alternativi che garantiscano al cittadino un servizio adeguato – nonostante le lacune del sistema – sembra essere una soluzione valida purché «a sostenerne le spese sia chi ne ha effettivamente le possibilità economiche». Così – all’incontro sulla previdenza sanitaria integrativa tenutosi nei giorni scorsi a Roma – la Presidente della Federazione Nazionale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, Roberta Chersevani.

La massima carica della FNOMCeO ha rimarcato l’attenzione su un punto fondamentale: la centralità del paziente – e delle sue necessità – nell’ambito di qualsiasi percorso sanitario scelto. «Il paziente si rivolge a noi per prevenzione, diagnosi, terapia. È importante che la qualità dell’assistenza sia uniforme e sempre ai massimi livelli per chiunque richieda una prestazione, che sia essa integrata o del nostro Servizio sanitario».

E l’opportunità di un welfare integrativo è la cartina al tornasole di una serie di annose problematiche che affliggono il sistema sanitario italiano. «Penso al blocco delle assunzioni – continua Chersevani – che in alcuni casi perdura da anni. L’età media dei medici negli ospedali è di circa 55 anni, è evidente che mancano i giovani, e credo che questo riguardi anche le altre professioni sanitarie. Da parte nostra – aggiunge – c’è un impegno costante sull’appropriatezza, che significa non sprecare, spendere meno ma spendere meglio, e capire come questo incide sull’outcome, sul risultato per il paziente».

Resta da sciogliere, in tal senso, il nodo della comunicazione e del rapporto di fiducia medico-paziente: «Quando il paziente richiede una determinata prestazione – afferma la Presidente FNOMCeO – sta a noi comunicare con lui circa l’effettiva utilità della stessa. Questo richiede tempo e allora, nell’organizzazione delle nostre attività – conclude – è importante recuperare quel tempo che si traduce in dialogo, informazione, comprensione».

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