Politica 6 ottobre 2015

«Medicina difensiva, subito la legge per dare garanzie a pazienti e tutelare i medici»

Federico Gelli, responsabile Sanità del PD: «Doppio binario di responsabilità e nuovi termini di prescrizione»

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Il tema della “appropriatezza” concerne la deontologia. Il suo perseguimento non si può ottenere per legge». L’ultima voce, in ordine di tempo, ad esprimersi su un tema che tiene banco ormai da diverse settimane (quello delle eventuali sanzioni che colpirebbero i camici bianchi che prescrivono troppo e inutilmente) è la FNOMCeO.


La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri ha confermato gli Stati Generali per il prossimo 21 ottobre e annunciato una grande manifestazione di protesta a novembre. Il Ministro Lorenzin ha provato a calmare un po’ le acque facendo mea culpa per la comunicazione sbagliata che si è sviluppata intorno al problema e sottolineando come le eventuali sanzioni ai medici scatterebbero soltanto in casi «abnormi e reiterati», mentre per i cittadini non cambierà nulla. Fatto sta che il problema relativo alle eccessive spese per la medicina difensiva resta. Motivo, questo, per cui risulta necessario arrivare ad una legge chiara e che risolva una volta per tutte il problema, magari intervenendo sulla responsabilità professionale, come sottolinea ai microfoni di Sanità informazione Federico Gelli, responsabile sanità del Partito Democratico.

Onorevole Gelli, un difficile compito quello di trovare una sintesi sulla questione della responsabilità professionale, ma a quanto pare siamo arrivati a una svolta.
«E’ un momento importante, di recente in Commissione il professor Alpa alla presenza del ministro Lorenzin ha svolto la sua relazione. Il documento della Commissione Ministeriale è un contributo importante al nostro lavoro in Commissione Affari Sociali per la legge sul rischio professionale, con il quale ha molti punti in comune. Restano da sciogliere alcuni nodi, ma vogliamo accelerare i tempi per varare questo provvedimento atteso da molti anni».

Quali sono i punti più importanti su cui si è andati avanti?
«Entrambi i documenti, sia il nostro sia quello del Ministero, individuano come possibile soluzione il cosiddetto “doppio binario” della responsabilità: contrattuale per le strutture sanitarie, extracontrattuale per il professionista. Attualmente la responsabilità civile è interamente contrattuale, sorge cioè in capo sia alla struttura che al professionista. Per quanto riguarda la responsabilità penale, anche il nostro testo, come quello della commissione Alpa, prevede la perseguibilità del professionista nei casi di “colpa grave” e “dolo”. C’è poi il grande dibattito sulla obbligatorietà delle assicurazioni, e su quello, che non è inserito nella legge ma si tradurrà in un mio emendamento, sulla non perseguibilità a fini giudiziari degli audit, cioè sui lavori di consulenza e collaborazione dei professionisti nell’ambito del risk management».

Un punto molto discusso e una decisione attesa da tanti medici è quella dei termini di prescrizione. Che novità in questo senso?
«La responsabilità contrattuale prevede un termine di prescrizione di dieci anni, pertanto per le strutture sanitarie rimarrà lo stesso. Nella responsabilità extracontrattuale, invece, il termine si riduce a cinque anni, e questo a mio avviso determina un elemento favorevole e rasserenante per i medici. Sappiamo bene che il tema della medicina difensiva è diretta conseguenza di ciò che stiamo discutendo, nonché il prodotto di quanto purtroppo è avvenuto in questi anni da parte dei professionisti che si sono sentiti additati. Anche questo aspetto ci aiuterà nel superare questo costo inappropriato, stimato in più di 10 miliardi di euro. Riuscire a risparmiare su questo significa rassicurare il professionista e dare norme certe in materia anche ai pazienti, ma soprattutto far risparmiare il sistema».

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