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Prevenzione 19 Novembre 2019

Rischio soffocamento nei bambini: cosa fare e quali sono i cibi pericolosi

I casi di soffocamento da cibo sono, purtroppo, sempre più numerosi, soprattutto nei bambini. I medici invitano i genitori a fare particolare attenzione ai cibi che possono risultare pericolosi per forma, consistenza e dimensioni. Vediamo quali sono e cosa deve fare un genitore di fronte a un caso di ostruzione delle vie aeree con la […]

I casi di soffocamento da cibo sono, purtroppo, sempre più numerosi, soprattutto nei bambini. I medici invitano i genitori a fare particolare attenzione ai cibi che possono risultare pericolosi per forma, consistenza e dimensioni. Vediamo quali sono e cosa deve fare un genitore di fronte a un caso di ostruzione delle vie aeree con la dottoressa Maria Maiori, Direttore Pneumologia e Endoscopia Toracica dell’ospedale di Parma.

Il terrore di ogni genitore è vedere soffocato il proprio bambino mentre mangia: cosa devono sapere i genitori per evitare che questo accada?

«Innanzitutto, non devono assolutamente tenere a portata del bambino delle sostanze che possono causare drammi se prendono la via sbagliata. In primis la frutta secca: semi e arachidi. L’happy hour può essere fatale per un bambino: sono sostanze che oltre a occludere le vie aeree scatenano delle reazioni infiammatorie pesantissime perché rilasciano degli oli per cui il tipo di ostruzione che si può verificare all’interno delle vie aeree può aumentare per la natura stessa di queste sostanze. Anche se il genitore ci assicura che il bambino mastica bene e lo guarda mentre mangia, l’adulto non può intervenire più di tanto. I bambini più a rischio sono quelli di un anno e mezzo-due anni che non hanno una dentizione completa e non riescono a serrare bene il piccolo frammento di nocciolina. Per noi adulti è un frammento ma per le vie aeree di un bambino può essere fatale. Quando il bambino deglutisce, normalmente dovrebbe mandare il cibo nell’esofago e chiudere le vie aeree ma nei bambini questo riflesso è incompleto. È ancora incompleta la dentizione, è incompleto il riflesso di deglutizione e, in più, il bambino fa duemila cose mentre mangia: ride, salta, gioca e la possibilità di inalazione si espande all’ennesima potenza».

Cosa deve fare un genitore di fronte al proprio bambino che sta soffocando?

«Nell’immediato, se ci sono segni di soffocamento esistono manovre apposite di disostruzione pediatrica: rovesciarlo, dargli pacche sulla schiena, fare la manovra di Heimlich. In relazione alla dimensione del bambino cambia la manovra da fare. Ci sono corsi specifici per questo. Anche se il genitore riesce a intervenire in modo corretto, in ogni caso il bambino non va più toccato e va portato all’ospedale più vicino, nel caso in cui qualcosa sia rimasto nelle vie aeree e i sanitari sapranno se fare una manovra di verifica di disostruzione o meno».

Cosa deve far lo specialista di fronte a un bambino con problemi respiratori dovuti a soffocamento?

«Il sanitario deve sospettare che il bambino abbia un corpo estraneo inalato quando il genitore lo racconta e anche se la fase acuta si è risolta. Il sanitario, poi, deve sapere che la manovra di estrazione del corpo estraneo è una manovra estremamente delicata e rischiosa che deve essere effettuata con una strumentazione idonea e in centri appositi per questo. Le manovre sono sempre le stesse, non c’è nulla di nuovo se non aumentare l’attenzione anche nell’ambito dell’interventista pneumologica su una problematica che può risultare rapidamente fatale».

È diventata un’emergenza: si potrebbe fare di più per la prevenzione e per educare gli adulti ad affrontarla?

«Sicuramente la prevenzione è importantissima. Oggi si dice che  il bambino deve mangiare tutto: dal mio punto di vista, come pneumologo interventista, dico che bisogna fare attenzione alle cose dure che non sono masticabili. Attenzione a far assaggiare a bambini della frutta secca, pezzi di frutta, ortaggi, verdure – ciliegie  carote – l’uva ad esempio, o cose che possono scivolare facilmente all’interno delle vie respiratorie. Questo va evitato. Per quanto riguarda i corsi per gli specialisti, dico che la teoria è una cosa e la pratica è un’altra. Ti ci devi trovare, quello che fa l’esperienza è la casistica, trovarsi tante volte in situazioni di ostruzione che sono diverse l’una dall’altra. Il problema del training è che queste situazioni non sono all’ordine del giorno. Per questo, al momento attuale, è saggio sapere cosa c’è da fare: se si è in grado di fare si fa, altrimenti c’è una rete di comunicazione e condivisione che ci permette di sapere chi fa cosa e dove e questo è un gran vantaggio».

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