Salute 23 gennaio 2015

Rapporto OCSE: l’assistenza sanitaria migliora ma… si può fare di più

Punti di forza la qualità delle cure e la bassa mortalità. La crisi economica però taglia ancora le gambe e accentua il divario tra le Regioni


L’OCSE mette al setaccio il Servizio Sanitario Nazionale italiano e indica la strada da seguire per migliorarlo attraverso la “Revisione sulla qualità dell’assistenza sanitaria in Italia”. Uno studio realizzato dalla Divisione Salute in collaborazione con Age.Na.S e Ministero della Salute.

Secondo I’OCSE, l’Italia si trova ad affrontare due sfide principali: la prima è quella di “garantire che gli sforzi che si stanno compiendo per contenere la spesa in campo sanitario non vadano a intaccare la qualità quale principio fondamentale di governance”; la seconda, invece, è quella di “sostenere le Regioni e Province Autonome che hanno infrastrutture più deboli”.

Tra gli aspetti positivi sottolineati dall’OCSE nella revisione ci sono: gli indicatori di esito, qualità ed efficienza del sistema sanitario italiano; l’aspettativa di vita, che è la quinta più alta tra i Paesi OCSE; i tassi di ricovero per asma, malattie polmonari croniche e diabete (che rappresentano indicatori di qualità delle cure primarie), tra i migliori nell’OCSE, mentre quelli di mortalità a seguito di ictus o infarto (indicatori di qualità dell’assistenza ospedaliera) sono ben al di sotto della media. II sistema delle cure primarie ha inoltre tradizionalmente fornito un’assistenza primaria di alta qualità a costi contenuti, mentre l’Italia ha fatto un passo importante verso il maggiore coordinamento e l’integrazione dell’assistenza con la Legge Balduzzi (n. 189/2012), che incoraggia la creazione di reti di assistenza territoriale. Il personale sanitario nel complesso offre, in conclusione, un’assistenza di alta qualità.

Non mancano però le criticità: secondo l’OCSE il “miglioramento della qualità e la riorganizzazione del sistema hanno assunto un ruolo secondario” quando la crisi economica ha iniziato a colpire. Il risanamento delle finanze è divenuto “priorità assoluta, nonostante I bisogni in fatto di salute evolvano rapidamente”. L’Italia deve infatti confrontarsi con un “crescente invecchiamento della popolazione ed un aumentato carico delle patologie croniche”. Secondo I’OCSE, inoltre, le riforme costituzionali del 2001 hanno “contribuito a creare 21 sistemi sanitari regionali con differenze notevoli sia per quanto riguarda l’assistenza che gli esiti”.

L’infrastruttura informativa è insufficientemente sfruttata a causa di una debole capacità di collegamento dei dati ed un uso limitato della cartella clinica elettronica/fascicolo sanitario elettronico.  In generale in Italia le buone intenzioni di policy non sono accompagnate da meccanismi adeguati che ne assicurino l’implementazione.

 

 

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