Salute 7 luglio 2015

E alla salute del medico, chi ci pensa?

Giubbotti antiproiettile per i camici bianchi. Intervista a Silvestro Scotti, presidente dell’OMCeO di Napoli, promotore della provocatoria iniziativa: «Su turni massacranti e sicurezza dei medici c’è molto da fare»

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E alla salute del medico, chi ci pensa? Orari di lavoro improponibili, pressione alle stelle, persino aggressioni fisiche. Un medico stressato è un medico frainteso, reo di trascurare, forse, il lato empatico e relazionale nell’approccio col paziente. E i pazienti scontenti, a volte, non perdonano…

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Come se ne viene a capo? Sanità informazione ha cercato risposte da Silvestro Scotti, presidente dell’OMCeO di Napoli, e protagonista di un’interessante iniziativa: l’Ordine partenopeo ha infatti distribuito ai medici di guardia medica, di emergenza, del 118 e del pronto soccorso una pettorina che sembra un giubbotto antiproiettile, nell’ambito della campagna “Stop alla violenza contro i camici bianchi”.

«Era necessario innanzitutto renderli visibili, questi casi, perché spesso il medico che li subisce non li denuncia. È la punta dell’iceberg di un fenomeno che deve far riflettere su quale è oggi il ruolo, all’interno di una società civile, rivestito dal medico. La sua funzione va recuperata, perché è impensabile che il soggetto garante dell’articolo 32 della Costituzione, il diritto alla salute, debba tutelare la sua salute dalla persona che cura. È un segnale allarmante che evidenzia un decadimento della professione. Nostro dovere è far capire ai cittadini che il medico non è un soggetto da aggredire, dal momento che mai agirebbe allo scopo di danneggiare il paziente».

La salute del cittadino dipende da quella del proprio medico. Un tema forte in questi ultimi giorni, anche presso le istituzioni, è quello dell’orario di lavoro dei medici, e dei turni massacranti ai quali sono sottoposti.
«Assolutamente. L’iniziativa delle pettorine con stampati i giubbotti antiproiettile è chiaramente una  provocazione ma anche un modo per accendere i riflettori sul problema. E per fortuna sta funzionando: c’è già stata una interrogazione parlamentare sul tema. È evidente che un soggetto sottoposto a un tale stress lavorativo non possa essere relazionale e comunicativo con il paziente come dovrebbe, e che questi lo interpreti come distrazione, nonostante il medico mantenga il massimo della professionalità. È questa, spesso, la causa scatenante della violenza. Questa situazione richiede provvedimenti che rimuovano, soprattutto nei reparti d’urgenza dei Pronto Soccorso, il blocco del turn over che causa questi turni massacranti e, determinando degli straordinari, un aumento dei costi. Non dimentichiamo poi, che ci sono tanti giovani da inserire nel mercato del lavoro».

In attesa che le istituzioni affrontino il problema del turn over, i medici cercano di tutelarsi e, con il supporto delle aziende sollevano ricorsi contro lo Stato, su parecchie questioni…
«Lo Stato ha molte responsabilità tra cui la modifica in via parlamentare e non referendaria dell’articolo 81 della Costituzione, che introduce il sistema di pareggio di bilancio per i conti pubblici e quindi anche per la Sanità costretta a tagliare risorse. Questo spesso porta lo Stato a commettere degli errori che, con i tanti ricorsi vinti dai medici, pesano ancora una volta sull’erario. Ma speriamo in una giusta pressione legislativa per cambiare finalmente le cose».

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