Salute 9 Luglio 2021 16:06

Covid e scuole, la grande incognita di settembre. Cosa succederà secondo i pediatri

Le varianti minacciano il ritorno alla normalità, nonostante i vaccini. L’obiettivo? «Evitare la DAD immunizzando gli adolescenti»

Covid e scuole, la grande incognita di settembre. Cosa succederà secondo i pediatri

Le scuole hanno da poco chiuso i battenti dopo l’anno più duro: ci rivediamo a settembre. Già, ma come? Tra i banchi o da dietro uno schermo? Sembra di essere incastrati in un brutto déjà vu, perché gli interrogativi sono gli stessi della scorsa estate, ma oggi, a differenza di allora, abbiamo due certezze in più che suonano un po’ come la buona notizia e quella cattiva: la cattiva è che ormai abbiamo imparato che il Sars-Cov-2 è un virus stagionale, e quindi in autunno tornerà a farsi sentire; la buona notizia è che i vaccini funzionano, e buona parte della popolazione è già immunizzata.

L’incognita maggiore adesso è rappresentata dalla variante Delta: è lei, o altre nuove varianti che potrebbero essere rintracciate nelle prossime settimane, a minacciare in concreto una ripresa scolastica “normale”, perché altamente contagiosa e in parte elusiva della copertura vaccinale.

La posta in gioco è altissima: ricadere nello stesso vortice dello scorso anno con la didattica a distanza a farla da padrona, nonostante la campagna vaccinale stia andando avanti ormai da sei mesi, sarebbe una sconfitta troppo pesante.

Mentre qualcuno vocifera di un rientro in presenza solo per i vaccinati e la Dad per tutti gli altri, abbiamo raccolto i pareri della Società Italiana di Pediatri (SIP) e della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) su quali scenari potremmo realisticamente aspettarci a settembre.

«Rispondere a questa domanda al momento non è semplice – osserva Annamaria Staiano, presidente SIP -. Nel caso in cui le coperture vaccinali, sia per gli studenti che per il personale docente, non dovessero risultare adeguate, la riprese delle attività scolastiche in presenza potrà essere effettivamente minacciata. La vaccinazione rappresenta attualmente l’unico mezzo che abbiamo per ritornare rapidamente alla normalità, ma cosa si potrà fare lo potremo sapere solo nei prossimi mesi».

L’obiettivo? Evitare la DAD «insostenibile per i nostri ragazzi»

«Abbiamo toccato con mano quanto danno abbia fatto la DAD nei confronti di bambini e adolescenti – afferma Antonio D’Avino, vicepresidente FIMP -. Credo che si tratti di uno strumento “estremo” da considerare solo in caso di scenari epidemiologici altrettanto estremi. Oggi, a due mesi dalla riapertura delle scuole, è doveroso anche da un punto di vista etico fare di tutto perché le scuole ripartano in presenza».

«Fondamentale sarà aumentare la percentuale di ragazzi vaccinati – aggiunge D’Avino -.  Fino ad ora gli hub vaccinali sono stati funzionali allo scopo di immunizzare le grandi masse. Ora il discorso si fa più capillare, ed il ruolo del pediatra di famiglia e del medico di medicina generale diventa essenziale per portare a compimento la campagna sul territorio, convincendo i reticenti e vaccinando i proprio assistiti, nel nostro caso i ragazzi dai 12 ai 16 anni. Soprattutto se, come si paventa, ci sarà bisogno delle terze dosi».

«Il criterio dell’immunizzazione dei familiari? Non basterebbe»

Un eventuale criterio per il rientro in presenza potrebbe essere la valutazione del livello di immunizzazione dei congiunti, ma entrambe le sigle tendono ad escludere questa opzione. «In linea teorica potrebbe anche essere uno dei criteri – sostiene D’Avino – ma a livello pratico e organizzativo sarebbe quasi impossibile da attuare. Le classi verrebbero stravolte e ci sarebbero vari nodi da sciogliere a fronte di troppe incognite. L’unica strada percorribile ad oggi è vaccinare il più possibile adulti e over 12, convincendo chi è ancora reticente».

Così Staiano: «L’immunizzazione dei congiunti, da sola, non garantisce un adeguato grado di sicurezza tra soggetti non immunizzati. Quello che può essere più plausibile è un rientro “in presenza” mantenendo l’uso delle mascherine e del distanziamento sociale, eventualmente riducendo il numero di soggetti presenti nelle classi. Si potrebbe anche pensare a degli screening periodici, tuttavia la situazione dovrà essere valutata attentamente nei prossimi mesi anche sulla base dell’evoluzione dei dati epidemiologici».

La fascia under 12, un altro nodo da sciogliere

Un’altra incognita, forse la più spinosa, è come si procederà per i bambini al di sotto dei 12 anni, anche in virtù del fatto che in questa fascia d’età la malattia tende a presentarsi in maniera asintomatica o paucisintomatica nella stragrande maggioranza dei casi. «Le sperimentazioni nei soggetti di età compresa tra i 6 mesi e gli 11 anni sono già in corso per alcuni dei vaccini già approvati per i soggetti più grandi – commenta Staiano -. Questi studi ci consentiranno di ottenere dati circa la sicurezza e l’efficacia della vaccinazione. Tuttavia – conclude la presidente SIP – prima di poter esprimere un parere circa l’indicazione al vaccino in questi soggetti andrà valutato con attenzione il rapporto rischi/benefici nella specifica fascia di età».

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

Articoli correlati
Covid e giovani, Speranza: «Prossima settimana intervento Governo per scuola in presenza. Si valutano iniziative forti»
Il Ministro della Salute ha risposto al Question Time al Senato: «L’85% personale scolastico ha già avuto prima dose. Al lavoro perché dato cresca in modo significativo»
Vaccino Covid in età pediatrica, Biasci (Fimp): «Siamo disponibili, conterà rapporto fiduciario con famiglie»
«Dateci la possibilità di vaccinare i ragazzi – spiega il presidente della Federazione italiana medici pediatri a Sanità Informazione - ce la metteremo tutta non appena avremo disponibilità di dosi nei nostri studi»
Tra 12 e 17 anni vaccinazioni sotto la media. L’appello dei pediatri: «Ragazzi, fatelo per voi stessi!»
All'interno del manifesto i 15 motivi per i quali la vaccinazione nei più giovani è la soluzione definitiva alla pandemia. In Italia ancora sotto il 50% su tutto il territorio nazionale
Covid-19, Dad e generazioni perse, Sellini (AUPI): «Ormai non è più un’emergenza, servono provvedimenti strutturali»
Secondo il Segretario Generale dell’Associazione Unitaria Psicologi Italiani, gli stanziamenti previsti per gli psicologi nel Decreto Sostegni bis sono «una buona notizia ma rappresentano interventi parziali»
Società Italiana di Pediatria: la nuova Presidente è Annamaria Staiano
Una donna alla guida dei Pediatri italiani. È la prima volta in 123 anni di storia della Società Scientifica
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 30 luglio, sono 196.654.595 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 4.199.164 i decessi. Ad oggi, oltre 4 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata dall...
Covid-19, che fare se...?

Posso bere alcolici prima o dopo il vaccino anti-Covid?

Sbronzarsi nei giorni a cavallo della vaccinazione può compromettere la risposta immunitaria e, dunque, depotenziare gli effetti del vaccino?
Salute

Guida al Green pass, può essere revocato? Serve anche ai ragazzi? Le risposte di Cittadinanzattiva

Chi ne è esentato? E cosa deve fare chi è guarito? Intervista a Isabella Mori, Responsabile del servizio tutela di Cittadinanzattiva