Salute 29 Gennaio 2020

Grassi saturi e ictus: colpevoli o innocenti? Volpe (Siprec): «Sono neutri. Il vero pericolo negli acidi grassi trans»

Il professore, studi alla mano, assolve gli acidi grassi saturi dall’accusa di essere associati a un aumentato rischio di malattie cardiache: «Non vanno demonizzati. Latte e formaggi hanno persino un lieve effetto protettivo sul cuore ma mai quanto i grassi “buoni” come l’olio evo e gli omega-3»

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Contrordine: i grassi sono ammessi nella dieta anche in ambito di prevenzione cardiovascolare, perché hanno un effetto neutro, e alcuni, addirittura protettivo. È ciò che emerge dagli studi più recenti italiani e stranieri che hanno ridimensionato il ruolo di grassi nella dieta. L’ultima metanalisi, solo in ordine temporale, è quella cinese da cui risulta, persino, che un consumo più elevato di acidi grassi saturi nella dieta è associato a un minor rischio di ictus.

Abbiamo approfondito la controversa questione con Roberto Volpe del Direttivo della Siprec (Società Italiana per la prevenzione cardiovascolare) e ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma (CNR).

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«Lo studio cinese è il più recente, ma numerose metanalisi effettuate negli ultimi dieci anni, nazionali e internazionali, hanno portato ad essere meno aggressivi nella considerazione dei grassi saturi che nei confronti delle malattie cardiovascolari sono neutri, soprattutto quelli che troviamo nel latte e nei formaggi» spiega a Sanità Informazione.

«La caratteristica dei grassi saturi dal punto di vista cardiovascolare è di aumentare il colesterolo LDL, quello cattivo, ma di aumentare anche quello buono, l’HDL. Quindi alla fine, in una dieta varia e completa, hanno un effetto neutro» precisa Volpe. Dai formaggi arriva anche un modesto beneficio per il cuore: «Uno studio del 2016, pubblicato sul British Journal Nutrition, comprovava una leggera protezione dall’infarto». Via libera anche alle uova che «contengono pochi grassi. Possiamo mangiare anche un uovo al giorno perché è un alimento completo dal punto di vista proteico e l’albume contiene tutti gli amminoacidi essenziali; l’importante è che non siano fritti e non più di uno al giorno».

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Discorso a parte per «la carne rossa, il cui grasso non ha un effetto protettivo». La protezione nei confronti del cuore, invece, arriva «dai cosiddetti grassi “buoni” come l’olio extra vergine di oliva o gli omega-3 che troviamo nel pesce, nella frutta secca di cui la dieta mediterranea è ricca» specifica il professore.  Ricordiamoci sempre, però, che grasso vuol dire anche calorie e il professor Volpe invita alla prudenza: «I grassi forniscono calorie quindi anche quelli salutari olio extra vergine di oliva e frutta secca – vanno assunti con regolatezza. Quindi, moderazione nelle quantità e nella frequenza di consumo».

Ma se possiamo togliere un po’ il pedale dal freno sui grassi saturi, la stessa cosa non si può dire per i cosiddetti acidi grassi trans, per cui Volpe esprime una sentenza di colpevolezza: «Gli acidi grassi insaturi parzialmente idrogenati, sono correlati alla mortalità per malattie cardiovascolare e, quindi, pericolosi – ammette l’esperto -.

È fondamentale leggere le etichette di merendine, biscotti, dolci, gelati, pizzette, soprattutto i più economici. Sono tossici perché aumentano il colesterolo cattivo, diminuiscono quello buono e portano a uno stato infiammatorio. Come Siprec – continua Volpe – ci siamo battuti a livello europeo all’interno dell’European Heart Network, e abbiamo ottenuto un grande successo: entro il 1 aprile 2021 ci sarà una forte limitazione nell’utilizzo degli acidi grassi trans negli alimenti. Dovranno essere il -2% dei grassi totali utilizzati. Il Parlamento europeo ha recepito, finalmente, il grido di allarme da parte della società scientifiche che si occupano di prevenzione cardiovascolare per limitarne fortemente l’utilizzo. I primi dati sono del 1997, ci sono voluti più di vent’anni per fare seguire le direttive della ricerca scientifica» spiega il professor Volpe a Sanità Informazione. In Danimarca, il contenuto di grassi trans è stato ridotto notevolmente in tutti gli alimenti di produzione industriale e i tassi di mortalità per cause cardiovascolari sono scesi.  Anche a New York, il bando anti-trans ha ridotto infarti e ictus e in Argentina, da quando i ‘trans’ sono stati eliminati dal cibo industriale, gli eventi coronarici sono diminuiti dell’1,3-6,3% l’anno.

Pochi grassi ma buoni è ciò che è emerso anche dall’indagine spagnola, pubblicata su The Lancet e legata al progetto Predimed che ha indagato gli effetti della dieta mediterranea sulla prevenzione delle patologie cardiovascolari: olio extra vergine d’oliva e frutta a guscio abbassano il rischio cardiovascolare. Lo studio italiano Gissi-prevenzione dimostra che «il vantaggio dell’olio extra vergine di oliva è legato soprattutto ai polifenoli, sostanze naturali che svolgono un’azione antiossidante – li troviamo anche nel caffè, nella cioccolata amara, nella frutta e nella verdura -. Se alle verdure aggiungo l’olio extra vergine di oliva, amplifico il vantaggio grazie all’accoppiata grassi buoni-polifenoli e antiossidanti» sottolinea Volpe.

Il dibattito scientifico sul ruolo di alcuni nutrienti nello sviluppo di malattie cardiovascolari è da sempre intenso ma gli esperti concordano su questo: a fare differenza è la qualità complessiva della dieta, non il consumo di un singolo alimento. La moderazione e la varietà, infatti, sono i concetti più importanti in ambito di prevenzione.

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