Salute 7 Giugno 2022 13:03

Dall’autismo alla schizofrenia: il ruolo della neuroinfiammazione nelle malattie psichiatriche

Tra le ultime novità nel campo della ricerca, di particolare interesse è il legame tra infezioni virali durante la gravidanza e il rischio di disturbi del neurosviluppo nel nascituro. Un tema su cui è intervenuto il Prof. Pistis dell’Università di Cagliari nel corso della 15° edizione del World Congress on Inflammation, in programma a Roma fino all’8 giugno

Dall’autismo alla schizofrenia: il ruolo della neuroinfiammazione nelle malattie psichiatriche

Sono sempre più numerosi gli studi che in Italia e nel resto del mondo hanno dimostrato come uno stato di infiammazione persistente sia associato sia a malattie psichiatriche che neurodegenerative. Dalla depressione alla schizofrenia; dai disturbi dello spettro autistico a quello da deficit di attenzione/iperattività (ADHD); dalla malattia di Alzheimer al morbo di Parkinson.

Infiammazione in gravidanza e rischio di sviluppo di malattie psichiatriche

In quest’ambito, di particolare rilevanza sono gli ultimi sviluppi nel campo della ricerca relativi alla correlazione tra infezioni virali durante la gravidanza e il rischio di sviluppo di malattie psichiatriche nei figli.  Patologie che solitamente vengono diagnosticate nella prima infanzia, come l’autismo, o in tarda adolescenza, come la schizofrenia.

Come spiega il Prof. Marco Pistis, Professore Ordinario di Farmacologia all’Università di Cagliari e membro del Consiglio Direttivo SIF, che è intervenuto su questi temi nel corso dei lavori della 15° edizione del World Congress on Inflammation, organizzata dalla Società Italiana di Farmacologia (SIF) e dall’International Association of Inflammation Societies (IAIS) e in programma a Roma fino all’8 giugno.

“La gravidanza rappresenta un periodo di particolare vulnerabilità non solo per la madre, ma anche per il feto. È, infatti, possibile che eventuali infezioni virali, come ad esempio il Covid-19 o anche una banale influenza, contratte dalla donna in stato interessante possano aumentare il rischio – seppur molto basso, ci tengo a precisare – dello sviluppo di malattie psichiatriche nei nascituri. Si tratta di un fenomeno già riscontrato in passato, nel caso di altre pandemie virali, e associato soprattutto alla diagnosi di schizofrenia o ai disturbi dello spettro autistico”.

Nello specifico, è stato messo in luce come il processo infiammatorio determinato dalla risposta immunitaria materna a fronte di un’infezione possa essere un fattore, che in combinazioni con altri – tra i quali, ad esempio, una predisposizione genetica, il parto prematuro o le complicanze ostetriche -, possa alterare il neurosviluppo del feto con conseguenze di lungo periodo.

La neuroinfiammazione: tra nuove conoscenze e prospettive future

La neuroinfiammazione non è una patologia di per sé, ma è una condizione che accompagna numerose malattie neurodegenerative o psichiatriche. Si parla di neuroinfiammazione quando il cervello presenta, appunto, uno stato di infiammazione, talvolta anche lieve, ma che può comunque alterare il funzionamento delle cellule nervose, causando una serie di sintomi di carattere neurologico o psichiatrico. Di conseguenza, nei pazienti affetti da questo tipo di disturbi, la neuroinfiammazione può essere responsabile di un ulteriore aggravamento della patologia e del suo decorso.

“È molto importante – prosegue il Prof. Pistis – continuare a studiare questo fenomeno in quanto lo stato neuroinfiammatorio può rappresentare il campanello d’allarme di numerose patologie psichiatriche, malattie che non possono essere identificate tramite test di laboratorio. Se noi, dunque, individuassimo dei segnali, ad esempio nel sangue, di questo stato neuroinfiammatorio potremmo procedere alla diagnosi precoce di queste patologie”.

“A tutto ciò – conclude il Prof. Pistis – si aggiunge la possibilità di sviluppare nuove terapie o impiegare farmaci già disponibili oggi per le più svariate malattie con l’obiettivo di ridurre la neuroinfiammazione e avere così un’arma in più nel trattamento delle malattie psichiatriche e neurodegenerative”.

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

Articoli correlati
Long Covid, qual è il ruolo della neuroinfiammazione?
Il Rettore Salvatore Cuzzocrea al 15th World Congress on Inflammation (5-8 giugno, Roma): «Nonostante i numerosi dubbi ancora da chiarire sul Long Covid, ad oggi sappiamo che il trattamento precoce della neuroinfiammazione ricopre un ruolo chiave nella prevenzione dei disturbi post Covid di natura neurologica e psichiatrica»
Algoritmi analitici di intelligenza artificiale per spiegare le cause della schizofrenia: lo studio del CEINGE di Napoli
Identificate “configurazioni molecolari” anomale nella corteccia cerebrale dei pazienti. «Spiragli aperti per nuovi approcci terapeutici»
Depressione da stress, una molecola anti-neuroinfiammazione può controllare il disturbo
«Oggi il coinvolgimento del processo neuroinfiammatorio è dimostrato tanto nelle malattie neurodegenerative che nelle patologie neuropsichiatriche», spiega Salvatore Cuzzocrea, professore ordinario di Farmacologia all’Università di Messina
Artelier, a Milano il centro che aiuta i ragazzi affetti da autismo e psicosi gravi: quando l’arte aiuta a stare meglio
Il fondatore del progetto Giuseppe Oreste Pozzi (psichiatra): «Il 25% degli ospiti dei centri residenziali e diurni possono tornare a vivere fuori dai circuiti della psichiatria e della neuropsichiatria». A maggio si svolge il Festival dell’Espressività presso la struttura dei chiostri quattrocenteschi della Società Umanitaria
di Federica Bosco
Schizofrenia, tra le cause anche il mese di nascita, fattori ambientali e processi psicologici. E forse un virus
In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, Cristoph Correll, professore di psichiatria presso la Hofstra Northwell School of Medicine di New York, approfondisce cause, sintomi e terapie della schizofrenia
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 1° luglio, sono 547.500.575 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 6.335.874 i decessi. Ad oggi, oltre 11,74 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata dall...
Covid-19, che fare se...?

Quali sono i sintomi della variante Omicron BA.5 e quanto durano?

La variante Omicron BA.5 tende a colpire le vie aeree superiori, causando sintomi lievi, come naso che cola e febbre. I primi dati indicano che i sintomi durano in media 4 giorni
Covid-19, che fare se...?

Il vaccino può causare il Long Covid?

Uno studio americano ha segnalato una serie di sintomi legati alla vaccinazione anti-Covid. Ma per gli esperti non si tratta di Long Covid, ma solo di normali effetti collaterali