Lavoro 25 ottobre 2018

Contratto medici, Quici (CIMO): «Mancato rinnovo accentuerà fuga camici bianchi. Da politica disinteresse totale»

Il Presidente di CIMO punta il dito contro le Regioni: «Non hanno accantonato le risorse, è una situazione incresciosa». Poi sottolinea: «Capisco che non ci siano soldi e che ci siano altre priorità, però quando la salute non c’è aumentano i costi e diventa un boomerang. La sanità è un fattore produttivo, non un costo»

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«Se non vogliono rinnovare il contratto non si venissero a lamentarsi che mancano i medici…». È quasi amareggiato Guido Quici, presidente del sindacato CIMO, anche lui sceso in piazza Montecitorio a protestare per il mancato rinnovo del contratto della dirigenza medica e per l’inadeguato rifinanziamento del Fondo sanitario nazionale e pronto ad incrociare le braccia, il 9 novembre, prima giornata di sciopero della categoria. Quici è stato tra i primi ad annunciare che senza risorse aggiuntive non avrebbe firmato accordi al ribasso e ha da sempre puntato il dito contro le Regioni: «Non hanno accantonato le risorse – spiega Quici a Sanità Informazione -, tant’è vero che sono partite una serie di pec ai vari assessori per conoscere l’entità del finanziamento, e quindi degli accantonamenti 2016, 2017 e quota parte 2018. È una situazione incresciosa. Dopo dieci anni è davvero triste assistere a una mancata volontà di rinnovare il contratto, e credo sia la cartina di tornasole di quello che si vuol fare in sanità».

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Presidente, la manovra ha stanziato 284 milioni per il contratto ma voi siete scesi in piazza…

«Certo, l’obolo che ci hanno dato, facendo un calcolo per il comparto sanitario, è di 33 euro pro capite, una inezia. Se questo serve per sanare il periodo che va da gennaio ad aprile del comparto e della dirigenza è un discorso, ma a noi mancano proprio le risorse perché le Regioni non le hanno accantonate. Tanto è vero che sono partite una serie di pec ai vari assessori per conoscere l’entità del finanziamento e quindi degli accantonamenti 2016, 2017 e quota parte 2018. È una situazione incresciosa. Dopo dieci anni è davvero triste assistere a una mancata volontà di rinnovare il contratto e io credo che il contratto nostro sia la cartina di tornasole di quello che si vuol fare in sanità: se i medici vanno in pensione per la ‘gobba’ pensionistica, o per quota 100, o vanno via perché vogliono andare in strutture private e sono fortemente demotivati, è chiaro che il mancato rinnovo del contratto accentuerà ulteriormente la fuga. Non si venissero a lamentare che mancano i medici. Se si rinnova il contratto, se si dà dignità alla nostra professione, sicuramente i colleghi lavoreranno con un po’ di entusiasmo in più, ma i benefici saranno per i cittadini, questo è fuori discussione. Noto da parte della politica in genere un disinteressamento totale, da parte delle Regioni altrettanto.  Mi auguro che i cittadini capiscano la delicatezza del momento, perché se in questi dieci anni tutti i governi che si sono succeduti hanno decretato il declino della sanità pubblica, vorrei capire cosa voglia fare oggi questo Governo: se vuole continuare lo stesso percorso o se vuole dare una svolta definitiva. Capisco che non ci sono risorse, capisco che ci sono altre priorità, però quando la salute non c’è aumentano i costi e diventa un boomerang. Perché poi la sanità è un fattore produttivo, non è certamente un costo».

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Ci sono state reazioni da parte delle istituzioni dopo l’annuncio del vostro stato di agitazione?

«Siamo stati convocati dalle Regioni. Però è davvero indegno che non siano state accantonate risorse per il nostro contratto quando lo prevede la Legge. Quando si tratta di far fare dei turni in più, o di far fare dei turni a cavallo tra più presidi ospedalieri, o quando si tratta di penalizzare la libera professione, o di introdurre strumenti tipo sanzioni disciplinari o altro, le Regioni sono bravissime. Quando si tratta di riconoscere diritti negati, allora fanno finta di nulla e sono latitanti. Quindi il problema con le Regioni è un problema serio, che va affrontato. Chiedono più soldi al Governo ma il Governo glieli aveva già dati, e non riesco a capire per quale motivo vadano bene per tutto tranne che per il rinnovo contrattuale dei medici, neanche del comparto. Quindi questo la dice lunga sulla volontà da parte delle Regioni e sulla loro visione rispetto al nostro mondo».

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