Formazione 16 Settembre 2020 15:38

Scuole specializzazione, i posti disponibili per il 2020 sono 14.455

Il Mur ha pubblicato il decreto tanto atteso: rispetto allo scorso anno oltre 5mila borse in più. Epifani (Smi): «Aumentate le borse ma anche i candidati al test d’ammissione per le scuole di specializzazione. Non è stato risolto il problema dell’imbuto formativo»

Scuole specializzazione, i posti disponibili per il 2020 sono 14.455

Saranno 14.455 le borse di specializzazione per l’anno accademico 2020/2021: ben 5mila in più rispetto alle 8.920 dello scorso anno. È quanto disposto dal decreto pubblicato dal Ministero dell’Università e della Ricerca a una settimana dal test di ammissione dei medici alle scuole di specializzazione che si terrà il prossimo 22 settembre.

SCUOLE SPECIALIZZAZIONE: IL DECRETO

Nello specifico, come stabilito dal decreto, 13.400 borse saranno finanziate dallo Stato, 888 dalle regioni e 167 da enti pubblici e privati. È opportuno ricordare che 39 borse sono riservate ai militari e 486 al SSN. Il Mur ha specificato anche i requisiti per poter concorrere all’assegnazione dei contratti aggiuntivi.

DECRETO MINISTERIALE

DISTRIBUZIONE CONTRATTI

Proprio ieri il Sindacato dei Medici Italiani (Smi) aveva sollecitato la pubblicazione dei posti disponibili e delle sedi per ciascuna scuola di specializzazione in una lettera indirizzata al Ministro dell’Università Manfredi e al Governo.

SMI: «RESTA IL PROBLEMA DELL’IMBUTO FORMATIVO»

Delia Epifani Responsabile Nazionale Formazione e Prospettive dello Smi – ha dichiarato a Sanità informazione: «C’è stato un aumento di borse, è vero, ma per una serie di circostanze, prime fra tutte la laurea abilitante, è salito vertiginosamente il numero dei partecipanti previsto sui 26mila concorrenti. Lo sforzo è stato tanto, lo ammettiamo – ha continuato Epifani -, ma sono aumentati a dismisura i candidati quindi non è stato risolto il problema dell’imbuto formativo».

LE RICHIESTE DELLO SMI

La lista di problematiche su cui c’è ancora da lavorare è lunga: «Persiste una disparità importante tra la formazione in medicina generale e quella specialistica – ha evidenziato Delia Epifani – e il triennio della medicina generale non è iniziato. La pandemia ha amplificato i problemi che già c’erano mettendo in luce quello che non va – ha sottolineato Epifani -, gli specializzandi hanno un ruolo cruciale negli ospedali e i medici in formazione in medicina generale sono stati fondamentali all’interno delle Usca nella gestione domiciliare dei pazienti Covid positivi. L’impegno dei giovani medici non sempre viene ripagato – ha concluso – e  non sappiamo qual è il futuro che ci aspetta».

 

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