Formazione 14 Dicembre 2020 09:57

Concorso specializzandi, 24mila in un limbo. Anelli a Manfredi: «Sono medici a tutti gli effetti, vanno trattati come tali»

Il Presidente FNOMCEO discute la tempistica ‘a sorpresa’ nel concorso dei medici specializzandi e l’obbligo di somministrare gratuitamente il vaccino anti-Covid. Contraria anche FederSpecializzandi. «Ho parlato, giorni fa, di teatro dell’assurdo – spiega Anelli – in realtà questa storia sta diventando una tragedia, perché tiene in sospeso le vite, professionali e personali, di 24mila giovani colleghi»

Concorso specializzandi, 24mila in un limbo. Anelli a Manfredi: «Sono medici a tutti gli effetti, vanno trattati come tali»

Un’odissea senza fine. Il Concorso per i medici specializzandi di Area Medica, sospeso in attesa delle decisioni dei giudici amministrativi sul contenzioso cui ha dato luogo il bando, si complica ancora.

Concorso specializzandi: cosa è successo?

Con il Decreto del 11/12/2020 – atteso e obbligato dopo la sentenza del Tar Lazio del 23 novembre che ha annullato una parte del bando ma pubblicato con una tempistica ‘a sorpresa’, venerdì sera, nell’area riservata ai candidati del Portale Universitaly – il MUR ha comunicato un aggiornamento della graduatoria unica nazionale di merito. Questo significa che i candidati hanno tempo dalle 20,30 dell’11 dicembre alle 12:00 di martedì 15 dicembre per rielaborare le loro scelte e la sede di specializzazione, a pena di decadenza. Ma proprio il 15 dicembre è attesa la decisione del Consiglio di Stato sull’impugnazione di altre sentenze Tar, quelle su una domanda malposta. E tutto potrebbe, di nuovo, cambiare.

Anelli: «Non si possono tenere 24mila vite appese al filo di una graduatoria che si rimescola continuamente»

In difesa dei medici specializzandi è intervenuta la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e dei Chirurghi. «Ci aspettavamo una riapertura dei termini, visto l’annullamento di una parte del bando del MUR – commenta Anelli -. Quello che ci lascia perplessi è dare ai candidati un tempo così esiguo per modificare le loro scelte. Ho parlato, giorni fa, di teatro dell’assurdo: in realtà questa storia sta diventando una tragedia, coinvolge e tiene in sospeso le vite, professionali e personali, di 24mila giovani colleghi, che ogni giorno vedono ribaltarsi la situazione e non sanno cosa sarà di loro, dei loro sacrifici passati e delle loro carriere future».

«Non si possono tenere 24mila vite appese al filo di una graduatoria che si rimescola continuamente – aggiunge -, non si può pubblicare venerdì sera una circolare e dar tempo sino a martedì mattina per cambiare ancora tutte le loro decisioni che il Consiglio di Stato potrà poi di nuovo sancire o rimodulare», precisa Anelli.

«Non sono studenti, sono medici – continua il presidente FNOMCeO – professionisti laureati, abilitati, che in gran parte hanno già prestato, per far fronte all’emergenza Covid, la loro opera nel SSN, in ambito ospedaliero e territoriale, nelle Guardie, nel 118, nelle Rsa oppure negli aeroporti, o per sostituire i colleghi, stremati, delle zone più colpite. In molti si sono licenziati per partecipare al bando, altri hanno lasciato i loro corsi nella speranza di poter seguire la loro vera vocazione».

«Sono medici, non studenti. No al loro impiego gratis nella campagna vaccinale»

E per ricompensare i sacrifici e l’impegno, Anelli chiede un bando aggiuntivo straordinario «riservato a coloro che hanno già partecipato alla prova, in modo da permettere a quanti più medici possibile di specializzarsi» e la condivisione delle competenze del MUR con il Ministero della Salute.  Si riferisce alla volontà di impiegare i medici specializzandi per la campagna vaccinale anti-Covid: «C’è nell’aria una norma – prosegue Anelli – volta ad obbligare gli specializzandi a farlo gratuitamente, ripagandoli in crediti formativi». Si tratta, secondo il presidente FNOMCeO, di un doppio controsenso: da una parte si obbligano i professionisti a lavorare gratis e dall’altra si riconosce una valenza formativa ad attività che sono professionali. «Sono medici – conclude Anelli -, una soluzione logica e naturale potrebbe essere quella di condividere la competenza degli specializzandi, ora in capo al Ministero dell’Università, con il Ministero della Salute, ministero vigilante per l’Ordine dei Medici, cui i colleghi appartengono a tutti gli effetti». Formalizzare, dunque, contratti di formazione-lavoro, per cui la formazione resterebbe sotto l’egida dell’Università e la parte professionale sotto quella della Salute, così come è per tutti i professionisti sanitari».

FederSpecializzandi sui vaccini: «All’adesione volontaria corrisponda un riconoscimento economico con inquadramento contrattuale»

«La campagna vaccinale contro il Covid come attività formative professionalizzanti è l’ultima goccia che fa traboccare il vaso», tuona FederSpecializzandi, proponendo la mobilitazione nazionale. L’Associazione Nazionale dei Medici in Formazione Specialistica chiede da anni una riforma della formazione medica specialistica «che garantisca l’acquisizione di competenze troppo spesso solo dichiarate sulla carta».

«Il Ministro Manfredi non ha alcuna consapevolezza del ruolo fondamentale degli oltre 30mila Medici in Formazione Specialistica – si legge in una nota. – «Abbiamo lavorato con abnegazione per garantire l’assistenza sanitaria – afferma Federica Viola, Vicepresidente vicario FederSpecializzandi – spesso svolgendo mansioni non previste dal nostro percorso formativo, nonostante non avessimo gli stessi diritti e le stesse tutele degli altri operatori sanitari. Non è possibile definire formativa un’attività che non lo è, solo per non riconoscere il giusto compenso, retribuendo gli specializzandi in Crediti Formativi (CFU)».

I medici specializzandi chiedono una corretta retribuzione come tutti gli operatori sanitari che collaborano all’emergenza Covid attraverso le forme contrattuali introdotte con il DL “Cura Italia”. «Forti della consapevolezza che il nostro lavoro quotidiano è necessario al sistema, pretendiamo che all’adesione volontaria corrisponda un riconoscimento economico attraverso un adeguato inquadramento contrattuale per l’attività richiesta», concludono.

 

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