Salute 9 marzo 2018

Osas, Paolo Golia (Policlinico Casilino): «Ѐ importante non sottovalutarle, possono favorire ipertensione, ictus e attacchi cardiaci»

«Le conseguenze delle apnee notturne sono molte: dalla scarsa attenzione all’irritabilità, passando per il rischio di incidenti stradali allo sviluppo di patologie cardiovascolari anche gravi» l’intervista al cardiologo

Russamento abituale e frequenti risvegli notturni, eccessiva sonnolenza diurna con difficoltà di concentrazione e affaticamento. Sono questi i sintomi più comuni della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (Obstructive Sleep Apnea Syndrome) una patologia in passato ampiamente sottovalutata tuttavia molto diffusa. Di cosa si tratta? Tecnicamente, si parla di episodi di “occlusione” delle vie aeree superiori durante il sonno che causano una pericolosa riduzione dei valori di ossigeno nel sangue. È una malattia complessa perché compromette la qualità della vita di chi ne soffre: la continua sonnolenza e spossatezza durante la giornata riducono la concentrazione e possono provocare incidenti lavorativi e stradali. Ma non è tutto. La sindrome delle apnee notturne coinvolge varie branche della medicina perché chi ne soffre incorre nel rischio di sviluppare ipertensione e diabete e, nelle forme più gravi, aritmie, infarto o ictus cerebrale. Un importante studio scientifico italiano, nato dalla collaborazione tra MIT (Ministero delle Infrastrutture e Trasporti) e Università di Genova, ha rilevato 6 milioni di “potenziali pazienti” nel nostro paese con il 55% degli autotrasportatori italiani a rischio di OSA e il doppio delle possibilità di imbattersi in incidenti. Questi dati verranno ripresi ed aggiornati durante i lavori del Convegno nazionale Italia Sonno 2018 che si svolgerà sabato 10 marzo a Roma in occasione della Giornata Mondiale del Sonno 2018 del 16 marzo.

Il punto è che la maggior parte dei pazienti non sa di essere malato: spesso, sono i familiari o il partner ad accorgersi della presenza di un disturbo del sonno e di pause respiratorie. Oggi è possibile fare esami molto semplici e accurati, attraverso dispositivi pratici e leggeri da indossare durante la notte (come lo screening con WatchPat)). «In questi casi, infatti, è opportuno non sottovalutare le manifestazioni e procedere con approfondimento diagnostico» avverte il dottor Paolo Golia, cardiologo presso il Policlinico Casilino di Roma, con cui abbiamo indagato la correlazione tra OSAS e patologie cardiovascolari e riepilogato sintomi, diagnosi e terapia.

Dottore, parliamo di apnee ostruttive del sonno. Di che cosa si tratta e come si manifestano?

«La sindrome delle apnee ostruttive del sonno è un disturbo del sonno molto diffuso, spesso associato anche al russamento e consiste nell’ostruzione respiratoria che si presenta ciclicamente durante il sonno. Fino a poco tempo fa si riteneva potesse interferire e compromettere la buona qualità della vita in termini di eccessiva sonnolenza diurna, irritabilità e come concausa di incidenti stradali per colpa della disattenzione sonnolenza. Negli ultimi anni, in più, ci si è resi conto di come le apnee notturne favoriscano in modo significativo le patologie cardiovascolari più semplici – ipertensione o patologie metaboliche come il diabete e la sindrome metabolica – ma sono anche in grado di provocare o favorire malattie più gravi come l’infarto miocardico, l’ictus, lo scompenso cardiaco e vari tipi di aritmie. Per questo, è importante riconoscere la presenza di questa condizione quantomeno nei casi in cui si presenta in forma particolarmente grave e accentuata».

Sappiamo che la tecnologia offre strumenti sempre più moderni e innovativi per effettuare la diagnosi

«Esistono oggi moderni mezzi per effettuare una diagnosi di OSAS: la prima è la cosiddetta polisonnografia, un esame piuttosto complesso che consiste nel registrare una serie di segnali fisiologici durante il sonno; poi c’è la tonometria arteriosa periferica che consente nell’arco di una notte di sonno di registrare i dati dormendo tranquillamente a casa propria, dati che possono confermare o escludere la presenza di questa sindrome. C’è da dire però che la cosa importante non è tanto avere dei mezzi diagnostici validi più o meno avanzati, quanto “riconoscere” il problema perché nella maggior parte dei casi, come dicevo, è una condizione che pur essendo molto diffusa spesso non viene presa in considerazione. A volte il paziente stesso non associa i sintomi correttamente e il medico non è d’aiuto nel fare le domande specifiche per evidenziare la presenza della sindrome delle apnee notturne. In una minoranza di casi ci sono segnali evidenti: non solo la sonnolenza diurna, anche l’eccessivo russare notturno è un segno d’allarme. Spesso, sono la moglie o il marito di chi ne soffre ad accorgersi della presenza di un disturbo del sonno in termini di pause respiratorie o episodi di soffocamento. In questi casi, è opportuno non sottovalutare le manifestazioni e procedere con approfondimento diagnostico».

LEGGI ANCHE: OSAS, PROFESSOR CALÒ (POLICLINICO CASILINO): «SERVE DIAGNOSI, OCCORRONO STRUMENTI PER SCREENING DI MASSA»

E per quanto riguarda la terapia?

«La terapia presuppone per prima cosa delle misure comportamentali: in certi casi è sufficiente non assumere alcolici prima di dormire o evitare con vari mezzi la posizione supina a cui le OSAS sono correlate. IL caposaldo della terapia è la CPAP, un sistema di ventilazione notturna che si realizza con una macchina che assiste il respiro tramite una maschera. Esistono anche i cosiddetti avanzatori mandibolari, protesi odontoiatriche orali che avanzano la mandibola e quindi aumentano lo spazio per la respirazione, riducendo la potenziale ostruzione delle vie respiratorie. Concludendo, è fondamentale che un paziente che ha ricevuto una diagnosi di apnee ostruttive notturne sia riferito ad un medico specialista in medicina del sonno che si occuperà non solo di scegliere la terapia più adeguata al singolo caso ma anche di adattarla al singolo paziente. A volte può essere necessario un approccio multidisciplinare e l’intervento di altri specialisti quali il cardiologo, lo pneumologo, l’otorino o l’odontoiatra nel caso si debbano preparare i già citati avanzatori mandibolari».

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