Salute 14 Marzo 2019

La psicologia ai tempi delle App: dalla terapia on line alla virtual reality exposure therapy

Barbato (psicologo clinico): «Grazie alla realtà virtuale il paziente affronta ansie e fobie con il vantaggio di trovarsi in un contesto sempre controllato e sicuro»

di Isabella Faggiano

Per chi ha paura di guidare nel traffico, di attraversare un tunnel o di perdere i sensi alla vista di una minuscola macchia di sangue, può chiedere aiuto alla virtual reality exposure therapy (VRET). Si tratta di una delle ultime frontiere di cura che aiutano a combattere l’amaxofobia, l’emofobia, i disturbi d’ansia ed altre fobie aspecifiche.

«La virtual reality exposure therapy – spiega Simone Barbato, psicologo clinico, referente per l’Ordine degli Psicologi del Lazio per la psicologia e nuove tecnologie – è una terapia che, attraverso l’utilizzo di un visore per la realtà virtuale, consente di esporre il paziente allo stimolo fobico in modo graduale ed abbattere, man mano, la sua risposta di ansia».

Ma la realtà virtuale è solo una delle più recenti introduzioni: la rivoluzione tecnologica della psicologia è cominciata già alla fine del secolo scorso. «È stato lo psicologo John Grohol a coniare il termine e-therapy per descrivere tutti quei servizi psicologici mediati dall’utilizzo del web – ha detto Barbato -, intuendo, già allora, il cambiamento epocale che le nuove tecnologie avrebbero introdotto in psicologia. Innanzitutto – ha aggiunto lo psicologo clinico – hanno allargato la domanda di servizi psicologici. Pensiamo a portatori di handicap, ritirati sociali, agorafobici, persone che abitano in centri mal collegati che, oggi, proprio grazie alle nuove tecnologie possono usufruire di servizi che, fino a pochi anni fa, per loro erano completamente inaccessibili».

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Non solo chat o video chiamate per abbattere le distanze tra terapeuta e paziente, ma anche applicazioni per tablet e smartphone a sostegno del percorso di cura: «Oltre a strumentazioni e software pensati per l’intervento psicologico, come le prestazioni a distanza, in videoconferenza o chat – ha aggiunto Simone Barbato, amministratore e co-fondatore di IDEGO Psicologia digitale, una start up che progetta e sviluppa sistemi tecnologici innovativi nel settore della psicologia digitale – esistono tante altre applicazioni a servizio di pazienti e professionisti. Alcune sono state ideate per informare sui temi della psicologia, altre invece fungono da self-help. Queste ultime sono utili nella gestione di momenti particolari della giornata, da quelli in cui il tono dell’umore può essere piuttosto basso, fino ai picchi improvvisi di ansia».

Ma attenzione al fai da te: «È importante sottolineare – ha specificato Barbato – che tutti questi strumenti sono integrativi e non vanno a sostituire la relazione terapeutica. Fanno eccezione soltanto quelle applicazioni utili a gestire o prevenire una serie di condizioni e che, pertanto, non rappresentano un trattamento, e non sono inserite in protocolli più strutturati che necessitano sempre della presenza di un professionista abilitato».

Ed ovviamente anche chi vorrà utilizzare la realtà virtuale per combattere ansie o fobie dovrà farlo solo sotto la supervisione di un esperto: «La virtual reality – ha commentato lo psicologo clinico – è una tecnologia che ci immerge in uno scenario quasi reale, tanto che il paziente avrà emozioni molto simili a quelle che avrebbe interagendo con il mondo reale. Ma con molti più vantaggi. La realtà virtuale permette di inserire l’individuo in una situazione simulata scegliendo, in funzione dell’obiettivo terapeutico, il target emotivo, cognitivo e comportamentale. In questo mondo si agirà sempre in un contesto controllato e sicuro, manipolando e controllando tutte le variabili dello scenario».

E i risultati? «Numerosissimi studi internazionali hanno dimostrato l’efficacia sia dei setting terapeutici on line che delle applicazioni della realtà virtuale soprattutto – ha specificato Barbato – per il trattamento di disturbi di ansia e fobie aspecifiche». Ma non è escluso che questi orizzonti possano ben presto allargarsi ulteriormente: «La realtà virtuale ha moltissime applicazioni in psicologia e l’unico limite – ha concluso lo psicologo clinico – è quello della fantasia».

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