Speciale Formazione 25 gennaio 2018

Realtà virtuale, simulatori, videogame e manichini: ecco la formazione 4.0

Professor Gensini, Presidente della Società Italiana di Simulazione in Medicina: «Edutainment e gamification utili strumenti per motivare i medici ad apprendere, fornendo loro stimoli competitivi e ricreativi»

E se la formazione diventasse un gioco? Se si utilizzasse la simulazione e la realtà virtuale per insegnare ai medici come curare un paziente o come comunicare con lui o con i suoi familiari? È questa la nuova frontiera dell’aggiornamento, una formazione 4.0 stimolante, competitiva e, perché no, divertente. Non solo manichini che ripropongono la fisiologia e le reazioni fisio-patologiche del corpo umano su cui imparare la venopuntura, il posizionamento di un catetere venoso centrale o la puntura lombare, ma anche serious games che insegnano, appunto, attraverso veri e propri videogame.

La simulazione è utile per riprodurre virtualmente situazioni reali o potenzialmente tali rispondendo alla necessità di misurarsi con potenziali situazioni di emergenza che, nel mondo reale, non sarebbero sperimentabili senza correre dei rischi. È stata introdotta inizialmente per la formazione dei piloti: Chesley Sullenberger, protagonista del film “Sully” e autore nel 2009 di uno degli atterraggi d’emergenza più spettacolari di sempre, ha salvato tutte le 155 persone a bordo del suo aereo atterrando sul fiume Hudson grazie al suo istinto e all’allenamento in simulazione. È stato proprio un anestesista-pilota americano, David Gaba, ad aver introdotto, negli anni ’80, la simulazione nella formazione in ambito sanitario.

Ma la simulazione insegna anche a ridurre gli errori, ponendo come obiettivo primario la sicurezza dei pazienti. Gianfranco Gensini, Professore di Medicina Interna presso l’Università degli Studi di Firenze e Presidente della Società Italiana di Simulazione in Medicina Simmed, evidenzia anche gli altri vantaggi dell’utilizzo della simulazione e della realtà virtuale nella formazione dei medici: «Il vantaggio principale della realtà virtuale è la possibilità che offre di riprodurre qualsiasi condizione, anche rara, al medico che desidera approfondire quell’argomento e di percorrere più volte il tragitto che porta dall’ipotesi diagnostica alla diagnosi alla terapia, ma di rifarlo più volte. La creazione di percorsi formativi in realtà virtuale può consentire a numeri grandissimi di medici di fare formazione contemporaneamente, misurando anche quanto tempo impiegano, quanti errori fanno, quanti esami costosi richiedono e, quindi, di tracciare la loro competenza clinica».

«La formazione simulata – prosegue il Professor Gensini – serve sia per insegnare le cosiddette technical skills, cioè come si fa a curare un paziente con una certa malattia, sia le non technical skills: come si fa, ad esempio ad interloquire con un paziente e con i suoi familiari. Il tutto per garantire il miglior percorso diagnostico-terapeutico possibile. Costruire tutto questo è complicato, infatti non solo l’Italia ma tutto il mondo è abbastanza indietro. Ma l’attrattività di questo approccio è proprio legata al fatto che, una volta costruito il sistema, può essere utilizzato un numero infinito di volte».

«L’utilizzo della realtà virtuale per la formazione – continua – può poi sfociare nel cosiddetto edutainment, parola nata dall’unione di education e entertainment, e nella gamification: trasformare in gioco la formazione corrisponde alla necessità di motivare il medico che deve apprendere, fornendogli stimoli competitivi e ricreativi. Bisogna arrivare primi o mostrare che si è i più bravi. Si tratta di quelli che chiamiamo serious games, ovvero giochi seri, che consentono alla simulazione virtuale di sfruttare le metodologie e le tecnologie proprie dei giochi».

Realtà virtuale, simulatori e giochi per la formazione, per non dimenticare il ruolo sempre più di primo piano che la robotica e l’intelligenza artificiale ricoprono nel mondo sanitario. A che punto si arriverà? Come possiamo immaginarci il lavoro del medico tra 50 o 60 anni? «Come quello di un direttore d’orchestra – risponde Gensini – che ha a sua disposizione una serie di elementi strumentali, tecnologici e valutativi che producono del materiale essenziale per la valutazione del paziente. Questo viene poi elaborato da un computer che gli offre una serie di possibili risposte, ma starà sempre al medico, in funzione della sua esperienza e della sua capacità sul singolo paziente, decidere verso quale direzione indirizzarsi».

D’altro canto, «non è la specie più forte che sopravvive, né la più intelligente. Ma quella più recettiva ai cambiamenti». Parola di Charles Darwin.

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