Formazione 25 gennaio 2018

Formazione continua, turni di lavoro e turnover: quando gestire un ospedale diventa un gioco…

Milioni di persone in tutto il mondo vestono ogni giorno per divertimento i panni del Direttore di una struttura sanitaria. Fun Hospital è il gioco della Orange Games che presenta una sanità leggera e piacevole, ma che affronta problemi reali

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Cosa significa avere la completa responsabilità della gestione di un ospedale? Chiunque diriga – o abbia diretto, in particolar modo in Italia – una struttura ospedaliera, sa bene che avere a che fare ogni giorno con centinaia di pazienti bisognosi di cure e costante attenzione, decine di operatori sanitari, infermieri e chiunque lavori a vario titolo nel complesso, con tutte le dinamiche che si vengono a creare al suo interno, può rivelarsi un compito di difficoltà estrema. Certo, i lavori più difficili sono spesso anche quelli più appassionanti. Ma è possibile vedere anche il lato puramente ludico di questo tipo di impegno? La risposta è: sì, è possibile.

Fun Hospital è un gioco della Oranges Games per Mobile e Desktop che cala il gamer nei panni di un Direttore di ospedale che nelle sue mani ha non solo il futuro della struttura, ma anche la vita delle persone. Il gioco è il classico gestionale in cui l’utente deve costruire, gestire ed ampliare un ospedale comprensivo di reparti, personale e attrezzature. Si parte da zero, con quattro mura e stanze vuote. Con il budget iniziale a disposizione (molto risicato) deve pian piano realizzare i vari reparti, assumere e formare il personale, acquistare l’attrezzatura necessaria a far fronte alle più disparate (e improbabili) patologie che i pazienti manifestano.

Lo scopo, ovviamente, è quello di curare al meglio i pazienti, ricevendo in cambio soldi e gemme che possono essere impiegati per aumentare la qualità del servizio e la capienza della struttura. Andando avanti nel gioco è infatti possibile ampliare a dismisura la capienza dell’ospedale grazie alla creazione di diverse tipologie di stanze.

Prima di tutto, però, nelle sale vanno aggiunti macchinari e medici. L’assunzione del personale è un momento fondamentale. Il giocatore ha a disposizione un catalogo in cui appaiono medici e infermieri, ognuno con le sue caratteristiche, come abilità, efficienza ed energia massima. Andando avanti nel gioco si capisce quanto sia importante non sottovalutare il momento della valutazione dei nuovi assunti, perché se il personale non si dimostra in grado di stare dietro a tutte le esigenze della struttura, va sostituito con forze fresche o a rimetterci saranno i pazienti e il bilancio.

I medici migliorano le proprie caratteristiche sia operando che frequentando corsi di formazione. Esistono infatti le sale studio in cui il personale può aggiornarsi per migliorare le proprie caratteristiche e quindi diventare più efficiente. Con attività di formazione continue il responsabile della struttura può dunque assicurarsi dipendenti sempre all’altezza delle crescenti difficoltà e criticità che possono presentarsi in ogni momento. Capacità che poi possono essere impiegate per utilizzare al meglio le nuove tecnologie che vengono messe mano a mano a disposizione del giocatore.

Altro aspetto da non sottovalutare è poi il rispetto dei turni di lavoro del personale. Se un medico o un infermiere viene spremuto troppo, non lavora bene e può licenziarsi. E se questo è un problema di difficile risoluzione per il nostro Servizio sanitario nazionale (quello vero, non virtuale), in Fun Hospital può essere aggirato grazie allo staff “Elite”: si tratta di medici e infermieri che si acquistano con le gemme ed hanno una caratteristica unica: non riposano mai. Averli nei propri reparti significa ottenere un vantaggio enorme rispetto agli altri giocatori e poter superare sfide e missioni più remunerative.

Certo, un ospedale che si finanzia con gemme, rispetta gli orari di lavoro del personale e che ha in servizio medici che non riposano mai (oltre che un macchinario speciale che riporta in vita chi è deceduto) sarebbe il sogno di ogni Servizio sanitario. Peccato, appunto, che sia solo un gioco.

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