Salute 6 Luglio 2020

Viaggio nell’influenza spagnola: è uguale al coronavirus?

Intervista a Gilberto Corbellini, storico della Medicina all’università Sapienza: «Avventuroso fare paragoni senza adeguate analisi virologiche». Poi spiega il ruolo della spagnola nella nascita dei totalitarismi

di Tommaso Caldarelli
Viaggio nell’influenza spagnola: è uguale al coronavirus?

«Covid-19 è causata da un coronavirus, un “animale” completamente diverso dai virus che causano l’influenza, come H1N1 che fu responsabile della spagnola. Quell’epidemia fece tanto male perché a un certo punto il virus si ricombinò con quello di un’influenza degli uccelli. Accadde qualcosa di imprevisto che si attuò per le condizioni create dalla prima guerra mondiale: possiamo dirlo con questa certezza perché noi oggi della spagnola sappiamo molto, moltissimo. Forse più di quanto non sappiamo di Sars-CoV-2».

È nettissimo Gilberto Corbellini, epistemologo e professore di Storia della Medicina presso l’Università di Roma Sapienza, raggiunto al telefono da Sanità Informazione per commentare i parallelismi apparsi di recente fra la malattia da Sars-CoV-2 e l’influenza spagnola, l’epidemia che fece 50 milioni di morti fra il 1918 e il 1920.

L’ORIGINE DELLA SPAGNOLA

Le parole del docente ci aiutano innanzitutto ad inquadrare il contesto storico: «Nel luglio e agosto del 1918 – racconta Corbellini – nelle trincee francesi del Nord-Pas-de-Calais erano ammassati centinaia di migliaia di soldati. A tutt’oggi non sappiamo moltissimo di come si innescò quella pandemia, se non che tutto probabilmente partì da lì. Al momento dell’armistizio del 1918 si contavano 9 mila morti al giorno per la spagnola. C’erano persone nei paesi d’Italia che seppellivano i deceduti a causa della malattia, mentre c’erano le campane a festa e i clacson per le strade a festeggiare la pace».

«A partire da metà anni Venti circa, però – prosegue Corbellini -, la spagnola è stata misteriosamente dimenticata dagli storici. Una dinamica aiutata probabilmente dall’ascesa dei totalitarismi che preferirono concentrarsi sui morti di guerra. Eppure è la malattia che ha causato più morti nella storia insieme alla peste nera, considerando che il pianeta era abitato da 1,8  miliardi di individui: fatevi da voi i conti».

INFLUENZA SPAGNOLA E TOTALITARISMI

«Vale poi la pena sottolineare – continua il professore – l’impatto decisivo che forse ebbe la spagnola nella nascita dei totalitarismi. H1N1 tolse la parola all’unico vincitore della Grande Guerra che era sinceramente convinto che alla Germania stessero venendo comminate delle sanzioni devastanti e sproporzionate. Woodrow Wilson, presidente degli Stati Uniti, arrivò a Parigi per le conferenze di pace e si ammalò di spagnola. Rimase per tutto il tempo delle sedute diplomatiche nei suoi appartamenti in stato confusionale, mentre Clemenceau e Lloyd George si ritrovarono contenti di poter portare avanti le proprie politiche aggressive. Tornato a casa, Wilson fu colpito da ictus sei mesi dopo e il suo mandato si trascinò nell’ordinaria amministrazione».

IL VIRUS H1N1 ED IL SARS-COV-2

Come dicevamo, del virus H1N1 noi sappiamo molte cose: «Il virus della spagnola – spiega ancora il professore – è stato recuperato da una donna Inuit seppellita nel permafrost ed è stato rinvenuto in preparati anatomopatologici di un museo medico di Washington. Le tecnologie della biologia molecolare hanno consentito di riassemblarne il genoma e studiarlo. La sua letalità negli animali era impressionante. Sappiamo che la spagnola uccideva senza pietà né clemenza giovani fra i 20 e i 40 anni, mentre il Sars-CoV-2, per quello che oggi sappiamo, colpisce persone prevalentemente di sesso maschile, anziane e con policomorbidità».

«Proprio per questo – aggiunge – trovo estremamente avventuroso affidarsi ad inferenze sulla base del comportamento statistico del coronavirus senza un’adeguata analisi virologica e biologica. Sarebbe importante accertare, prima di fare simili affermazioni, se questo virus sia in grado di ricombinarsi con virus della stessa sottofamiglia presenti in serbatoi animali. Al momento non mi risulta. Mentre proprio in questi giorni è emerso in Cina un nuovo virus influenzale, sempre H1N1, che si è riassortito nei maiali e che, a detta dei virologi, avrebbe le potenzialità per una diffusione pandemica».

«Confesso che rimango molto stupito, come professore universitario, per il fatto che dei colleghi specialisti esprimano opinioni personali non controllate, invece di ragionare e parlare ai cittadini, che gli pagano lo stipendio, sulla base fatti e teorie scientifiche. Questo sta accadendo solo in Italia, perché negli altri Paesi gli esperti sono molto più misurati e stanno attenti a non ingenerare confusione o diffondere disinformazione».

 

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SANITÀ INFORMAZIONE PER RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO

Articoli correlati
Andreoni (Tor Vergata): «Con lattoferrina i tempi di eliminazione del Sars-Cov-2 si accorciano»
«La lattoferrina ha un doppio meccanismo d’azione dimostrato scientificamente: non solo agisce sull’immunità naturale ma impedisce “fisicamente” al virus di entrare nella cellula». Ma non è tutto. Massimo Andreoni illustra i primi dati dello studio pilota dell’università di Tor Vergata sui contagiati da Sars-CoV-2
Il virus è mutato. Uno studio parla di una variante potenzialmente più fragile
Uno studio che coinvolge anche l'Italia ha provato l'esistenza di una mutazione di Sars-CoV-2 che sembrerebbe "più fragile". Ce ne parla uno dei firmatari, il professor Massimo Ciccozzi del Campus Biomedico di Roma
Indagine sieroprevalenza in Italia: 1,5 milioni di persone entrate in contatto con SARS-Cov-2. Nella sanità il dato più alto
Presentati al Ministero della salute i risultati dell’indagine sulla sieroprevalenza sul SARS-Cov-2. Le persone che hanno sviluppato gli anticorpi sono sei volte di più rispetto al totale dei casi intercettati ufficialmente durante la pandemia
Coronavirus, l’immunità dura solo pochi mesi? I guariti di nuovo positivi
Dallo studio del King’s College di Londra emerge un calo dell'immunità con il trascorrere del tempo: il livello di anticorpi prodotti dal nostro corpo scende dopo alcuni mesi
Covid-19, Parkinson non aumenta il rischio di infezione al Sars CoV-2
Dallo studio del Centro Parkinson dell'ASST Pini-CTO di Milano con il contributo della Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson e pubblicato sulla rivista scientifica Movement Disorders, emerge che le persone affette da Parkinson hanno espressione di sintomi, quadri clinici ed esiti di mortalità addirittura più lievi
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 3 dicembre, sono 64.527.868 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 1.493.348 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA Bollettino del 3 dicembre: ...
Voci della Sanità

Manovra 2021, prevista indennità per gli infermieri. Beux (FNO TSRM e PSTRP): «Offesa alle altre professioni sanitarie, si premi il merito»

L’articolo 66 della bozza della Legge di Bilancio prevede una indennità di “specificità infermieristica” in vigore a partire dal primo gennaio 2021. Ma il Presidente del maxi Ordine delle prof...
Salute

Covid-19, Stefano Vella: «Dall’HIV abbiamo imparato che i virus vanno affamati»

Intervista a Stefano Vella dell'Università Cattolica di Roma: «Pandemia dichiarata colpevolmente in ritardo, ci siamo fidati della SARS. Testare tutti è impossibile, dobbiamo raggiungere una copert...
di Tommaso Caldarelli