Sanità internazionale 30 Giugno 2020

Cina, primo vaccino per i militari. Oms manda un team per trovare l’origine di Covid-19, mentre si parla di un nuovo virus

Il primo vaccino cinese viene somministrato ai militari, su cui la sperimentazione durerà un anno. Ma non è sicuro che il prodotto sarà poi commercializzato. Intanto, un virus simile alla suina è stato trovato nei maiali da allevamento

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Arriva il primo vaccino ed è per l’esercito cinese. L’azienda di Hong Kong CanSino, che lo ha sviluppato con l’Istituto di biotecnologia di Pechino, ha ricevuto l’ok dalla Commissione Militare centrale. La prima distribuzione su larga scala ai soldati in Cina è iniziata lo scorso 25 giugno, anche se il numero di persone a cui sarà somministrato non è stato reso noto. Il vaccino ha riferito un «profilo di sicurezza buono» e sembrerebbe avere il potenziale per prevenire Covid-19. CanSino sarà impegnata con i soldati per un anno, ma ha fatto sapere che in caso di risultati positivi non potrà garantire la commercializzazione del prodotto.

All’interno del prodotto si trovano un adenovirus, ovvero un virus benigno, e un frammento di dna artificiale. Quest’ultimo contiene le istruzioni per fabbricare la proteina Spike, la cui caratteristica forma dà il nome ai coronavirus. Da questa si genera la risposta immunitaria del corpo di chi riceve il vaccino. Il prodotto di CanSino ha saltato la cosiddetta “fase 3”, ovvero la sperimentazione su un numero molto alto di persone, e punta ad abbreviarla con la distribuzione a persone in generale sane e in ottima forma.

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TEAM OMS IN CINA

Nel frattempo, durante l’ultima conferenza stampa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fatto sapere che la prossima settimana invierà un team ad indagare l’origine del coronavirus. Tedros Adhanom Ghebreyesus ha specificato che «conoscere l’origine del virus è molto, molto importante». E poi: «Potremo rintracciare meglio il virus quando sapremo tutto su di lui, incluso come è iniziato. Manderemo un team la prossima settimana per prepararci per questo».

Il discorso del direttore generale dell’Oms è iniziato con una previsione molto negativa. «Il peggio deve ancora arrivare – ha sentenziato, dopo aver esposto i dati -. Mi dispiace dirlo ma con questo ambiente e in queste condizioni, noi temiamo il peggio. Un mondo diviso aiuta il virus a diffondersi». La soglia di 10 milioni di contagiati e oltre 500 mila morti dovrebbe «farci riflettere sui progressi che abbiamo fatto e le lezioni che abbiamo imparato, e raccomandare a noi stessi di fare tutto il possibile per salvare vite».

Ghebreyesus ha ricordato che quella da Sars-CoV-2 potrebbe di certo non essere l’ultima pandemia. Pochi giorni dopo dalla Cina è arrivato un nuovo inquietante allarme. Sembra che un nuovo ceppo di influenza, identificato da scienziati cinesi e britannici, potrebbe avere il “potenziale” di scatenare una nuova epidemia. Per ora resta solo un’ipotesi, ma il virus è recentemente emerso perché veicolato dai maiali e in grado di infettare l’uomo.

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UNA NUOVA MINACCIA

Si teme che un’ulteriore mutazione di G4 EA H1N1 – questo il nome – possa renderlo trasmissibile da uomo a uomo e quindi innescare quella che è stata la storia del coronavirus con cui il mondo sta lottando. I ricercatori hanno parlato di un problema non immediato, ma hanno richiesto un «attento monitoraggio». Su Proceedings of National Academy of Sciences hanno espresso la necessità di implementare rapidamente le misure per controllare il virus nei suini e un attento monitoraggio dei lavoratori del settore. Ci sono infatti prove di una recente infezione in persone che lavoravano nei macelli e nell’industria dei suini in Cina.

L’ultima influenza pandemica – la suina del 2009 – è stata meno letale di quanto inizialmente si era temuto, soprattutto perché molte persone anziane avevano una forma di immunità al virus, probabilmente a causa della sua somiglianza con altri patogeni influenzali circolati in precedenza. Quel virus, chiamato A/H1N1pdm09, è fra quelli presenti ancora oggi nel vaccino antinfluenzale annuale. Il nuovo ceppo influenzale identificato in Cina è simile all’influenza suina del 2009, ma con alcune differenze. Finora, non ha rappresentato una grande minaccia, ma secondo il gruppo di Kin-Chow Chang è fra quelli da tenere d’occhio.

 

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