Salute 26 Novembre 2020 14:58

HIV, i dati Ecdc: in Europa persone con infezione non diagnosticata in aumento

Nella regione europea bisogna migliorare le diagnosi precoci di HIV, 67% degli over 50 è stato diagnosticato in ritardo. Oltre 24 mila nuovi casi nel 2019, a Malta il tasso più alto. Scendono invece i numeri dell’AIDS, eliminarla entro 2030 secondo l’OMS è possibile

HIV, i dati Ecdc: in Europa persone con infezione non diagnosticata in aumento

Il numero di persone che vivono con l’HIV non diagnosticato è in aumento nella regione europea dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Lo dice un report appena pubblicato dall’Ecdc e basato sui dati del 2019, in vista della giornata internazionale del 1 dicembre. Oltre 136mila persone diagnosticate lo scorso anno, per l’80% in Est Europa e per il 20% in Ue. Le “seconde diagnosi”, quelle che avvengono in fase avanzata dell’infezione quando il sistema immunitario ha già cominciato a cedere, sono il 53%. A significare che le attività di testing precoce non stanno funzionando correttamente.

HIV, i dati dell’Ue

Un totale di 24.801 diagnosi di HIV nel 2019 in 30 Paesi Ue di cui nove con un tasso del 5,4 per 100mila abitanti. Con i numeri più alti a Malta, in Lettonia ed Estonia, e i più bassi in Slovacchia e Slovenia. Più uomini che donne anche in questo report, 18.588 contro poco più di 6mila e 127 «di genere sconosciuto o “altro”». A questo ultimo gruppo appartengono sia uomini e donne transgender che casi in cui il genere non è stato riportato, ma il sistema di controllo non è stato in grado di determinarne correttamente i numeri, si legge nel report. Nei Paesi con il rapporto maschio-femmina più alto, la modalità di trasmissione principale resta il sesso tra uomini.

Il tasso per età rimane più basso per i soggetti sotto i 15 anni di età, dove è lo 0,2 su 100mila abitanti sia per i maschi che per le femmine. In tutti gli altri gruppi però gli uomini sorpassano le donne. Il gruppo con tasso più alto (12 per 100.000) è la fascia 25-29, che è anche la più alta per gli uomini, mentre per le donne è quella 30-39 anni.

Il sesso tra uomini risulta la prima causa di infezione da HIV, nel 38,7% dei casi. Mentre al 33%, come seconda causa, si stanzia il sesso eterosessuale. Oltre un terzo di tutti i nuovi casi diagnosticati per trasmissione uomo-donna si calcolano tra migranti provenienti da Paesi in cui ci sono epidemie generalizzate di HIV. Il 4% dei casi è stato invece attribuito all’iniezione di droghe, con la percentuale maggiore in Lituania. Per 167 casi, meno dell’1%, la causa era la trasmissione verticale dell’infezione durante la gravidanza, il parto o l’allattamento.

Casi di AIDS in diminuzione: eliminarla entro il 2030

Il numero di persone con diagnosi di AIDS, lo stadio finale di un’infezione da HIV non trattata, è diminuito di oltre la metà nell’ultimo decennio e l’obiettivo di sviluppo sostenibile (SDG) di porre fine all’epidemia di AIDS entro il 2030 è considerato raggiungibile. Tuttavia, in Ue, il 74% delle 2.772 diagnosi di AIDS nel 2019 è stato effettuato molto presto dopo la diagnosi iniziale di HIV, entro tre mesi. Situazione che sottolinea un problema significativo con la diagnosi tardiva dell’infezione da HIV.

Sebbene la tendenza in tutta la regione nel suo insieme si sia stabilizzata negli ultimi anni, il numero di persone con nuova diagnosi di HIV è aumentato del 19% dal 2010. Al contrario, la percentuale di nuove diagnosi nei paesi dell’Ue è diminuita del 9% rispetto allo stesso periodo.

Migliorare le diagnosi precoci di HIV

Nella regione europea nell’ultimo decennio più persone sono state infettate dall’HIV di quante ne siano state diagnosticate. Nell’Ue è stata osservata la tendenza opposta: il numero di persone che convivono con l’HIV non diagnosticato è in calo. In tutta la regione, il 67% delle persone di età pari o superiore a 50 anni è stato diagnosticato in ritardo nel corso dell’infezione da HIV. Nel 2019, una nuova diagnosi su cinque era in una persona di età superiore ai 50 anni.

Tra le possibili ragioni del fenomeno Ecdc annovera la difficoltà per i soggetti più anziani nel richiedere il test per paura dello stigma associato alla malattia e, insieme, la tendenza degli operatori sanitari a non valutare quell’opzione con pazienti di età più avanzata.

Le raccomandazioni Oms

Tre le principali raccomandazioni:

  1. Dare priorità a una serie di misure di prevenzione, come sensibilizzazione, promozione del sesso sicuro, preservativi, fornitura di programmi di scambio di aghi e terapia sostitutiva degli oppioidi e profilassi pre-esposizione per l’HIV, nota anche come PrEP;
  2. Fornire servizi di consulenza e test sull’HIV efficienti, inclusi servizi di diagnosi rapida, test HIV basati sulla comunità e test automatici HIV; e
  3. Garantire un accesso rapido a cure e cure di qualità per le persone diagnosticate.

«Ricordo quando una diagnosi di HIV sembrava una condanna a morte – ha commentato Hans Kluge, direttore regionale per l’Europa dell’Oms -. Ora, con un trattamento adeguato, le persone con HIV possono vivere senza paura dell’AIDS. Questi dati sono del 2019 e la domanda nel 2020 deve essere quale effetto avrà la pandemia sui test entro la fine del 2021. Per ora, il nostro messaggio deve essere quello di proteggere i progressi dell’ultimo decennio continuando a dare la priorità all’HIV, testare e sottoporre a cure coloro che ne hanno bisogno. Non possiamo permettere che la pandemia ci derubi di un futuro libero dall’AIDS che è alla nostra portata».

 

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