Salute 24 Aprile 2019

Leucemie, i punti fermi dell’AIL secondo Viganò (RomAIL): «Ricerca scientifica, assistenza domiciliare e formazione permanente dei volontari»

Quest’anno, l’AIL celebra 50 anni e festeggia questa importante ricorrenza con una serie di appuntamenti che ripercorrono le tappe della sua storia. Tra questi, l’incontro ”La Scelta Volontaria – Riflessioni sul Volontariato” che si è svolto a Roma presso la Residenza di Ripetta, dove abbiamo incontrato la presidente di RomAIL Maria Luisa Rossi Viganò

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LAIL (Associazione Italiana contro le Leucemie, i linfomi e il mieloma Onlus) ha ormai una storia cinquantennale alle sue spalle, fatta di amore e grande partecipazione. È, infatti, una delle associazioni con il maggior numero di volontari: quasi 20.000, diffusi su tutto il territorio nazionale dove si contano 81 Sezioni provinciali AIL.

L’attività dell’AIL si svolge in collaborazione con le strutture pubbliche, sia universitarie che ospedaliere, a favore dei malati. Negli ultimi anni, progressi straordinari della ricerca scientifica e terapie sempre più efficaci – compreso il trapianto di cellule staminali – hanno reso leucemie, linfomi e mieloma sempre più curabili.

Maria Luisa Rossi Viganò, prima vice presidente dell’AIL nazionale e dal 2006 presidente di RomAIL, ne ha parlato a Sanità Informazione. Una cara amica del professor Franco Mandelli e una veterana del settore che rappresenta l’associazione all’esterno con impegno e tanta passione.

RomAIL si avvale di diverse tipologie di volontari: gli interni, che lavorano nel Centro di ematologia dell’Università Sapienza di Roma; i volontari esterni, che seguono le grandi campagne nazionali AIL e infine, i volontari che si occupano della Casa di accoglienza AIL, che può ospitare fino a 15 pazienti con gli accompagnatori. RomAIL è sempre presente a livello istituzionale per portare all’attenzione degli enti locali e nazionali i bisogni dei pazienti soprattutto in relazione all’assistenza domiciliare.

LEGGI ANCHE: 50 ANNI AIL, MARCO VIGNETTI (GIMEMA): «MEZZO SECOLO FA IMPENSABILE GUARIRE UN TUMORE DEL SANGUE CON DUE PASTICCHE. GRAZIE A MANDELLI ITALIA ALL’AVANGUARDIA»

L’AIL festeggia quest’anno i suoi primi 50 anni. Quali sono i traguardi raggiunti finora e gli obiettivi futuri?

«Come ha ricordato il professor Amadori, sono stati raggiunti traguardi enormi nella ricerca. Per quanto riguarda i futuri obiettivi, penso che sia importante soffermarsi sulle guarigioni e continuare a finanziare la ricerca. L’AIL Roma si sta occupando moltissimo di questo, finanziando iniziative di sostegno ed aiuto a tutti i nostri pazienti ed anche progetti solidali come le cure domiciliari. Curare i nostri pazienti nelle loro abitazioni, infatti, è davvero una cosa straordinaria ed è anche un grande risparmio per la comunità perché costa un quinto rispetto alle strutture ospedaliere».

L’AIL conta quasi 20mila volontari: com’è cambiato il ruolo del volontario nel tempo e qual è la sua importanza?

«Le adesioni all’AIL, nel tempo, sono aumentate sempre di più, soprattutto negli ospedali, come sostegno a chi è sotto il colpo di una sentenza come quella della diagnosi di una malattia ematologica. Il volontario mantiene il suo ruolo straordinario: nasce in Toscana intorno al ‘500 con le misericordie, quelle persone che si recavano nei centri per aiutare i malati poco abbienti a vestirsi, a lavarsi e a mangiare. Oggi i volontari sono figure più preparate, più attive, consapevoli e competenti rispetto al passato».

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