Lavoro 30 luglio 2018

Enpam, pensioni al sicuro. Il Presidente Oliveti: «Così resisteremo all’impatto dei cambiamenti demografici»

Dalla sostenibilità della Fondazione al suo piano di investimenti, passando per le iniziative rivolte ai più giovani, Alberto Oliveti racconta lo stato di salute della cassa dei camici bianchi. E all’invito ad intervenire nell’economia reale risponde: «Il compito delle casse è un altro»

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Sono casse che godono di ottima salute, quelle della Fondazione Enpam. L’ente previdenziale dei medici vanta infatti una sostenibilità effettiva di 50 anni e, se «per una strana congiunzione astrale», da domani alla Fondazione non entrasse nemmeno un euro, avrebbe comunque la capacità di erogare prestazioni per 13 anni. A parlare dello stato dell’arte della Fondazione è il suo Presidente, Alberto Oliveti, che spiega in che modo gli investimenti debbano essere «prudenti e lungimiranti» e racconta le numerose iniziative intraprese e pensate non solo per i pensionati, ma anche per chi sta ancora lavorando o, addirittura, studiando. E quando commenta l’invito del Viceministro Castelli rivolto alle casse previdenziali perché intervengano nell’economia reale è chiarissimo: «Il compito delle casse è garantire la previdenza e l’assistenza ai professionisti, che sono stati riconosciuti, al pari delle piccole e medie imprese, come dei motori di sviluppo e di crescita per l’economia nazionale. I nostri investimenti hanno quindi già una ricaduta positiva sul Paese, ma il compito diretto di sostenerlo, il Paese, spetta alla componente fiscale».

Presidente, i dati demografici fanno preoccupare per il futuro del welfare. Com’è la situazione per i medici?

«Non è diversa dalla situazione di altre categorie professionali. La popolazione sta invecchiando, i colleghi che vanno verso il pensionamento non vengono rimpiazzati in misura sufficienti dai giovani professionisti, l’aspettativa di vita (fortunatamente) sta aumentando. Noi siamo però ben attrezzati per reggere all’impatto. Abbiamo una sostenibilità effettiva di 50 anni, stiamo dimostrando con i bilanci annuali di rispettare la tabella di marcia di questo percorso alla sostenibilità, abbiamo una riserva accumulata che ci permetterebbe di pagare le prestazioni erogate nell’ultimo anno per 13 anni anche qualora, per una strana congiunzione astrale, alla Fondazione Enpam non entrasse nemmeno un euro, né sotto forma di contributo né sotto forma di provento degli investimenti del nostro patrimonio. Quindi i numeri ci confortano, e questa sostenibilità si associa anche alla redditività soddisfacente del nostro patrimonio. Un patrimonio che viene investito in una logica prudente da un lato e lungimirante dall’altro, senza correre rischi e pagando costi commissionali molto ridotti, inferiori all’1%, come avevamo promesso. I nostri controllori, cioè la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, negli ultimi anni hanno testato una redditività netta di investimento superiore al 3,5%, quindi abbiamo dei dati di investimento patrimoniale buoni».

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Inoltre state pensando anche a chi è ancora lontano dalla pensione…

«Esattamente. Stiamo procedendo con l’erogazione di prodotti di welfare che possono garantire una tranquillità vitale e professionale a tutela non solo dei pensionati, ma anche di coloro che stanno lavorando o che lavoreranno. Senza dimenticare l’iniziativa di legge che è stata accettata dal Parlamento che permette l’iscrizione volontaria alla Fondazione Enpam degli studenti dell’ultimo biennio di medicina e odontoiatria, quindi quelli del quinto e sesto anno che, in attesa di raggiungere l’agognata laurea, possono fin da subito usufruire delle prestazioni sia previdenziali che assistenziali che la Fondazione eroga. Più di 3mila giovani hanno optato volontariamente per questa scelta a dimostrazione che è stata una buona iniziativa. E poi proponiamo una long term care che copre tutti i medici attivi iscritti alla Fondazione Enpam, l’erogazione di mutui per l’acquisto della casa o dello studio professionale e l’istituzione di un fondo sanitario integrativo con la funzione di integrare realmente quanto offerto dal Servizio Sanitario Nazionale».

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Per concludere, di recente è cambiato il governo: quali sono stati i suoi primi approcci con il Ministero della Salute e cosa pensa dell’invito che il Viceministro Castelli ha rivolto alle casse previdenziali perché intervengano nell’economia reale?

«Gli approcci con il Ministero sono ancora in fase di costruzione. Per quanto riguarda casse ed economia reale, mi piacerebbe mettere le cose per ordine. Le casse esistono perché utilizzano un salario differito dei professionisti di loro riferimento per garantire loro previdenza ed assistenza, ed esercitano al meglio la loro funzione se prevedono anche una ricaduta sui campi lavorativi dai quali hanno la redditività, il guadagno. Questo è il compito delle casse. Ed evidentemente questi professionisti sono fondamentali per l’economia, perché sono stati riconosciuti, al pari delle piccole e medie imprese, come dei motori di sviluppo e di crescita per l’economia nazionale. Quindi i nostri investimenti correttamente condotti nei riguardi dei professionisti e del loro lavoro hanno una ricaduta positiva sul Paese. Ma il compito diretto di sostenere il Paese spetta alla componente fiscale, alla quale peraltro tutte le casse sono assoggettate pur non potendone viceversa ricevere nessun tipo di trasferimento diretto o indiretto. Poi ci sono alcuni bias intellettuali: spesso veniamo definiti come investitori pazienti, ma non possiamo essere pazienti perché quella sostenibilità a 50 anni si sostanzia con il rispetto di una tabella di marcia annuale che deve essere centrata, altrimenti corriamo il rischio di essere richiamati da chi ci vigila, nell’interesse dei professionisti stessi. Quindi da questo punto di vista noi più che pazienti dobbiamo essere investitori prudenti e lungimiranti, e questo cerchiamo di fare, sostanziandolo in numeri e fatti che sono consequenziali agli atti amministrativi che prendiamo. In questo noi ci dichiariamo disponibili per poter esercitare una leva positiva sul Paese, purché ci facciano lavorare correttamente come professionisti liberali e permettere alle casse che hanno questo compito di poter esercitare correttamente la propria funzione».

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