Formazione 10 Settembre 2019

Batticuore “numero chiuso”: gli aspiranti medici si raccontano da Nord a Sud

Firenze, Napoli e Ferrara: Sanità Informazione ha registrato gli umori e le considerazioni dei ragazzi pre e post test d’ammissione a Medicina 2019

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Anche quest’anno il Test di Medicina 2019 si è concluso e, come sempre, ha lasciato dietro di sé mugugni e polemiche. Si sono presentati, in tutt’Italia, 68.694 candidati per appena 11.568 posti disponibili. Questo significa che solo uno su cinque riuscirà ad accedere.

Il test d’ammissione è stato spesso, negli anni, al centro di polemiche; la discussione sul numero chiuso resta accesa e anche quest’anno non sono mancate manifestazioni e proteste di associazioni e sindacati che considerano il numero chiuso un sistema non meritocratico o comunque da riformare.

C’è stato un aumento di posti pari a poco meno del 20% rispetto all’anno scorso: una misera consolazione per molti, dopo che la maggioranza gialloverde aveva ipotizzato addirittura l’abolizione del numero chiuso a Medicina – in un primo momento – e poi una forma diversa di selezione migliore e più meritocratica.

La tanto temuta prova che regola l’accesso al corso di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia si è svolta in contemporanea nelle Università di tutta Italia: noi di Sanità Informazione abbiamo raccolto i commenti a caldo degli aspiranti medici italiani prima e dopo il test d’ingresso.

A Firenze, la maggior parte dei ragazzi intervistati è contraria al sistema del numero chiuso o perlomeno pensa che sia da rivedere e migliorare. «Dobbiamo avere tutti la possibilità di entrare. Io penso che sia necessaria una selezione per formare bene tutti, ma con un test che favorisca gli studenti – ha spiegato ai nostri microfoni una candidata, più delusa che arrabbiata -. Questo test non evidenzia veramente chi ha le capacità, le competenze ma soprattutto la passione e la voglia di intraprendere questo percorso». Molti studenti intervistati accoglierebbero bene la riforma ispirata al cosiddetto “modello alla francese” che prevede la soglia di sbarramento fissata al primo anno di studi. «Faccio il paragone con ingegneria: in Toscana è a numero aperto e poi al primo anno, in base agli esami sostenuti, le persone si rendono conto se sono in grado o meno di proseguire. La selezione è naturale, per citare Darwin» ha proposto una partecipante alla prova, mentre un’altra ha lanciato l’idea di «ampliare il 50% dei posti, con un doppio turno durante le lezioni in modo da far frequentare tutti». Della stessa opinione un ragazzo che si cimentava per la seconda volta con l’esame: «Sono totalmente contrario, non è possibile determinare la capacità di una persona di frequentare l’università basandosi su un test a crocette. C’è da considerare anche l’aspetto psicologico della prova. La soluzione – ha continuato – potrebbe essere lo sbarramento dopo un anno: se non hai dato un tot. di esami non puoi continuare gli studi». Nei ragazzi si percepisce un senso di incertezza e frustazione: «Troppo difficile entrare in tutt’Italia per le modalità con cui si svolge il test» ha ammesso una ragazza.

La rabbia si legge negli occhi di un’altra giovane che ha sostenuto l’esame d’ingresso per la terza volta e, di nuovo, l’ha trovato molto difficile. La sua amarezza è dovuta al fatto che ha seguito un corso di preparazione alla prova e si è iscritta al corso di laurea in Biotecnologie, una delle facoltà alternative per chi non passa il test di Medicina, il piano B che permette di non perdere l’anno e riprovare nel 2020. «É un metodo selettivo ingiusto e non condivido la decisione di aumentare le domande di cultura generale: c’è chi poteva conoscerle tutte e chi nessuna» ha sostenuto, convinta e sconsolata.

Anche a Napoli, il numero chiuso è vissuto come un’ingiustizia: «Non lo ritengo giusto per chi coltiva la passione della medicina e si vede privato di un sogno nel cassetto per un test di selezione» ha spiegato un’aspirante matricola poco prima di entrare in aula.

Inoltre, sempre a Napoli, molti futuri camici bianchi, prima del test, erano preoccupati dalle scorrettezze che si verificano ogni anno durante lo svolgimento della prova e il 2019 non ha saputo esimersi. In alcune città, infatti, ci sono state denunce e segnalazioni di irregolarità di vario genere. «Ci saranno sicuramente anomalie come ci sono tutti gli anni, speriamo di non esserne vittima» ha spiegato una giovane. «Ci saranno oggi e ci saranno sempre» ha accusato un’altra.

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Negli anni, i partecipanti al test d’ingresso hanno lamentato frequenti inefficienze – dalla disposizione scorretta delle postazioni alla mancata schermatura delle aule, passando per l’utilizzo di smartphone, la consultazione di appunti, fino ad arrivare a mancati controlli e tempi di consegna non rispettati – .

Violazioni che hanno generato una grande quantità di ricorsi legali al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) e può essere presentato in caso di mancato rispetto delle condizioni che garantiscono il corretto svolgimento del test che dovrebbe premiare i più meritevoli. Tanti gli studenti che, ai nostri microfoni, si sono dimostrati aperti alla possibilità di intraprendere l’azione legale in caso di irregolarità: «È il mio sogno e lo voglio inseguire con tutte le mie forze» ha specificato una candidata a Napoli. Consulcesi, network legale a tutela della categoria medica, ha messo a disposizione dei candidati il numero verde 800.189091 e il portale web www.numerochiuso.info per testimoniare e tutelarsi in caso di illegalità.

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All’uscita dalla Fiera di Ferrara, dove si è svolto il test d’ammissione, un genitore ha perso la pazienza e criticato ferocemente il sistema dei quiz.

Il Rettore di questa Università, Giorgio Zauli, ha avviato un progetto di riforma dell’accesso programmato per Medicina: la sperimentazione prevede l’iscrizione libera e poi una selezione al termine del primo semestre sulla base dei voti degli esami. Un’ipotesi che piace agli aspiranti medici: «È un criterio meritocratico, il test invece un terno al lotto» ha evidenziato una giovane studentessa. «È una cosa molto più giusta, una persona può dimostrare ciò che vale, le proprie potenzialità e non ha a disposizione solo 90 minuti» ha sottolineato un altro partecipante.

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