Salute 9 Novembre 2020

Tutte le emergenze sanitarie affrontate nel 2020 (di cui non si sente parlare)

Non solo Covid: la seconda più grande epidemia di Ebola nella Repubblica democratica del Congo, febbre gialla in Togo e Gabon, morbillo in Messico, la battaglia contro le malattie tropicali e quella costante contro Hiv, malaria ed epatite. Tutte le emergenze sanitarie del 2020 combattute dall’Organizzazione mondiale della sanità

Tutte le emergenze sanitarie affrontate nel 2020 (di cui non si sente parlare)

Non solo Covid-19. Durante il 2020 l’Organizzazione mondiale della Sanità ha affrontato, oltre alla battaglia contro Sars-CoV-2, oltre 60 emergenze sanitarie generate da altri patogeni in tutto il mondo. Focolai preoccupanti e gravi epidemie, spente o tenute sotto controllo dai team inviati per cure e vaccinazioni.

EMERGENZE SANITARIE 2020, UNA LUNGA LISTA

In Ciad, per esempio, da luglio a settembre sono stati registrati oltre 27 mila casi di virus Chikungunya. Si tratta di una malattia arbovirale trasmessa all’uomo dai morsi di zanzare Aedes infette. È accompagnata da febbre alta, dolori articolari e infiammazioni talmente debilitanti da causare nausea e vomito. Le conseguenze della malattia possono durare per anni e portare a danni reumatici. Non c’è una terapia virale vera e propria, ma va tenuta sotto controllo in determinati periodi dell’anno – quelli più prolifici per la diffusione di zanzare. Con l’arrivo dell’inverno anche il rischio epidemiologico si abbassa.

In Gabon e Togo, l’Oms ha affrontato la febbre gialla. Anch’essa trasmessa dalla zanzara tigre, gode però di un’ottima risposta nel vaccino predisposto e diffuso da oltre 20 anni. Il vaccino offre protezione per tutta la vita, ma la popolazione di Gabon e Togo ha ancora un livello di immunizzazione sub-ottimale, sotto l’85%. I casi si sono verificati in zone rurali e meno protette rispetto alle grandi città, ma l’Oms ha provveduto all’indagine epidemiologica e inviato una squadra investigativa sul campo. Molte energie sono state concentrate nel cercare di ridurre i disagi portati da Covid-19 sulle campagne vaccinali annuali.

In Messico è esplosa una nuova epidemia di morbillo. Oltre mille casi segnalati da gennaio ad aprile, per il 59% di sesso maschile. Il morbillo rimane molto pericoloso per i bambini, specie se i soggetti soffrono già di malnutrizione o sono in generale suscettibili per immuno-depressione.

LA SECONDA PIÙ GRANDE EPIDEMIA DI EBOLA

Ma la più difficile da affrontare in compresenza con Covid, riporta Oms, è stata la seconda più grande epidemia di Ebola mai registrata al mondo che ha investito la Repubblica Democratica del Congo. Dopo 18 mesi di lotta ora è debellata nella parte orientale del Paese, mentre è ancora in fase di eliminazione ad ovest. A renderla ancora più difficile la guerra e un’epidemia contemporanea di morbillo che ha creato una doppia circolazione a volte fatale.

I casi totali sono stati 3481, di cui solo 1162 sono sopravvissuti. La risposta del governo in unione con Oms ha comportato migliaia di operatori sanitari formati, 220mila campioni analizzati e 250mila contatti registrati. È stato assicurato accesso equo alle terapie avanzate e il vaccino per oltre 303mila persone.

AFRICA POLIO-FREE

Per la prima volta, il 2020 è stato però anche l’anno in cui il continente africano è stato dichiarato polio-free dopo oltre 20 anni di lotta contro la malattia. «Rimaniamo completamente concentrati – ha detto Tedros Ghebreyesus, direttore generale Oms – sia sull’eradicazione finale della polio, sia sulla transizione dal programma polio nei Paesi, per garantire che i significativi investimenti effettuati nella risposta alla polio continuino a fornire un ritorno in sistemi sanitari più forti».

GLI AIUTI NELLE ZONE DEVASTATE DA CLIMA E DISASTRI

Anche i fenomeni meteorologici hanno causato nuovi focolai di malattie infettive. Si pensi alle numerose inondazioni in Sudan, alle devastanti tempeste che sono costate casa e protezione a tante persone in Vietnam e nelle Filippine. A Beirut, dopo la devastate esplosione al porto dello scorso agosto, l’Oms ha aiutato con la ricostruzione degli ospedali, il supporto agli operatori sanitari e l’assistenza ai numerosi feriti.

In Grecia, dopo l’incendio del centri di accoglienza di Lesbo, è stato prestato soccorso con urgenza a migliaia di feriti. Così come i progetti di supporto ai Paesi in zone di conflitto, in Africa, Medio Oriente e Caucaso, hanno proseguito il loro corso nonostante la pandemia.

LOTTA ALLE MALATTIE TROPICALI

A tutto questo si aggiungono 480mila bambini vaccinati contro la malaria in Ghana, Kenya e Malawi e la vicinanza all’obbiettivo SDG sulla prevalenza dell’epatite B nei bambini sotto i 5 anni. Da ricordare anche lo sforzo fatto per il trattamento dell’HIV nei Paesi a rischio interruzioni nel 2020. Infine l’eliminazione, faticosa ma costante, delle malattie tropicali trascurate, villaggio per villaggio. In Malawi è stata sconfitta la filarosi linfatica, nel Togo la tripanosomiasi africana, il tracoma in Myanmar e la rosolia endemica in Sri Lanka.

«È un lungo elenco e non graffia nemmeno la superficie. Ogni giorno, il nostro personale in tutto il mondo lavora in modi che la maggior parte delle persone non vede mai per promuovere la salute, mantenere il mondo al sicuro e servire i più vulnerabili. Molto di quello che facciamo non fa notizia. Non è fotogenico. Ma fa una differenza vitale per la vita di miliardi di persone. Negli ultimi mesi ci sono state richieste di riforma dell’Oms. Accogliamo con favore qualsiasi sforzo per rafforzare questa organizzazione, non per se stessa, ma per il bene delle persone che serviamo», ha concluso Ghebreyesus.
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