Salute 17 maggio 2018

Tumore alla mammella, la salute passa per la prevenzione. Prof. Tazzioli (Policlinico Modena): «Risultati migliori con screening all’avanguardia»

Il Policlinico di Modena è il primo in Italia ad utilizzare una strumentazione di controllo del linfonodo sentinella a fluorescenza: «Lo utilizziamo da pochi mesi e abbiamo già seguito 150 casi. È uno strumento più sicuro e può essere utilizzato anche in gravidanza»

La lotta al tumore alla mammella ha fatto, negli ultimi anni, dei veri e propri passi da gigante. Merito di ricerca scientifica e prevenzione. Quest’ultima, in particolare, è la vera arma in più a disposizione delle donne per ridurre il più possibile i danni. È il caso della tecnica del linfonodo sentinella, una metodologia che permette al medico di sapere se il tumore che ha avuto origine nel seno ha cominciato ad estendersi anche agli altri organi. Se il primo di questi linfonodi (chiamato appunto “sentinella”) non risulta intaccato dalle cellule tumorali, significa che con ogni probabilità il tumore non si è ancora diffuso.

Per controllare il linfonodo sentinella è necessario procedere ad un intervento che prevede l’iniezione nel corpo della paziente di una sostanza radioattiva. La strumentazione necessaria risulta però molto limitata: può ad esempio essere dannosa per la salute degli operatori, non può essere utilizzata nel caso di donne in gravidanza e ha costi di gestione e smaltimento molto elevati. Per non parlare del cosiddetto “salto della stazione”, un fenomeno che induce il medico ad analizzare un linfonodo diverso da quello sentinella e che può portare ad un falso negativo. Da qualche tempo però il mondo medico ha a disposizione una nuova strumentazione che porta avanti lo stesso tipo di screening ma in maniera molto meno invasiva, costosa e pericolosa. Lo strumento si chiama Quest e il Policlinico di Modena è la prima struttura ad essersene provvista. Ne abbiamo parlato con il Professor Giovanni Tazzioli, Responsabile della Struttura di Chirurgia Oncologica e Senologica del Policlinico di Modena.

Professor Tazzioli, qual è l’importanza della prevenzione nel contrasto al cancro alla mammella e qual è il ruolo del linfonodo sentinella?

«La prevenzione è sicuramente quella marcia in più che ci ha permesso di raggiungere i risultati che riusciamo ad ottenere oggi. Il tumore della mammella è quello che ha avuto i migliori risultati negli ultimi 30-40 anni rispetto a tutta la patologia neoplastica. La prevenzione consiste nel far capire alla donna che una diagnosi precoce permette di avere risultati migliori. Per questo l’invito a tutte le donne in età pre-menopausale e post-menopausale è quello di fare la mammografia di screening che nella maggior parte delle Regioni italiane è diventata ormai una metodica routinaria. Nella nostra Regione, l’Emilia Romagna, tutte le donne tra i 45 e i 74 anni vengono invitate a fare questo esame: dai 45 ai 50 ogni anno, dai 50 in poi ogni due anni. Le diagnosi precoci ci hanno permesso di poter mettere in atto terapie meno invasive con risultati a lunga distanza ottimali. Questo a sua volta ci ha permesso di trovare lesioni che non avevano avuto una disseminazione a distanza, e quindi abbiamo potuto procedere con la metodica del linfonodo sentinella: una tecnica mininvasiva ma che dà i risultati oncologici che ci aspettiamo e che ci ha permesso di completare questo grosso iter diagnostico-terapeutico».

Qui al Policlinico di Modena per controllare il linfonodo sentinella avevate, fino a poco tempo fa, una strumentazione che sicuramente aveva dei pro, ma aveva anche molti lati negativi…

«La metodica più utilizzata è quella che prevede l’iniezione di un radioisotopo nei pressi della lesione e la successiva ricerca della migrazione di questo stesso isotopo con una sonda nell’ascella. Questa tecnica è sicuramente ancora attuale: ha dei vantaggi ma anche qualche svantaggio, che corrisponde sostanzialmente al fatto che la donna deve subire l’iniezione di una sostanza radioattiva. Fatto, questo, che può rappresentare un problema anche per gli operatori, tant’è vero che diventa necessario uno smaltimento di tutto il materiale secondo linee guida e protocolli molto precisi. Altro fatto non secondario è che l’iniezione del radioisotopo deve avvenire il giorno prima o alcune ore prima dell’intervento, rendendo più pesante l’iter per la donna. Oggi la metodica che stiamo utilizzando e che ci sta dando delle grosse soddisfazioni non prevede l’impiego del radioisotopo».

Sta parlando del macchinario Quest. Ci può dire in cosa questa strumentazione ha migliorato lo screening?

«L’utilizzo del Quest ci permette di utilizzare un colorante vitale, cioè un qualcosa che è assolutamente compatibile con il nostro organismo, quindi non ci sono controindicazioni all’uso. Si tratta del verde indocianina, una sostanza usata ad esempio dagli oculisti per lo studio del fondo dell’occhio o della retina. Il vantaggio più grande è che questo colorante, necessario per andare ad individuare il linfonodo sentinella, può essere iniettato all’inizio dell’intervento. Dopo alcuni minuti grazie al Quest noi possiamo già vedere la migrazione del colorante e andare ad individuare il linfonodo o i linfonodi (a volte sono più di uno) che devono essere poi esaminati dall’anatomopatologo».

Qui al policlinico di Modena siete i primi ad usare questa strumentazione. Da quanto tempo la utilizzate e quanti casi avete trattato? C’è stato anche un caso di utilizzo del macchinario su una donna incinta?

«Sì, siamo stati i primi ad utilizzare questo strumento e questo è un grosso vantaggio per noi. Utilizziamo il Quest da alcuni mesi, dal dicembre del 2017, e abbiamo eseguito circa 150 casi. Il vantaggio, come dicevo, è che la donna non deve fare l’esame pre-operatorio ma lo fa direttamente durante l’intervento. Il colorante, poi, non ha alcuna interferenza col nostro organismo e fino ad ora ci ha dato risultati soddisfacenti. Questo strumento ci ha inoltre dato un grosso vantaggio nel trattamento di una donna che, durante la gravidanza, aveva scoperto di avere un tumore bilaterale, per cui l’utilizzo dell’isotopo in tutte e due le mammelle avrebbe potuto dare problemi anche al bambino. L’utilizzo del verde indocianina ci ha consentito di trovare i linfonodi sentinella e di portare a termine la gravidanza per poi riprendere le terapie necessarie alla fine del parto».

Lei diceva che con la vecchia metodica ci sono tempi più lunghi, perché la sostanza va iniettata anche un giorno prima. Questo significa che con questa nuova tecnologia si abbattono anche le liste d’attesa…

«Diciamo che più della durata delle liste d’attesa, perché poi la collaborazione con la medicina nucleare è sempre stata molto stretta, dà soprattutto il vantaggio alla paziente di non dovere eseguire un esame in più, che poi è una scintigrafia che necessita di alcune ore per arrivare al linfonodo sentinella. Da questo punto di vista dà sicuramente un grosso vantaggio anche in termini psicologici alla paziente, la quale sa di non dover fare tutti questi “giri” e quindi poter fare direttamente l’intervento».

 

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