Salute 16 Aprile 2020 16:38

Test sierologici a Robbio, parla il medico che ha esaminato i campioni: «Primi risultati indicativi, su mille cittadini 11% positivi alle IgG»

Il dottor Andrea Adessi replicherà i test in Toscana: «Come in Cina, chi risulterà immune avrà un patentino per la libera circolazione»

di Federica Bosco

Dopo uno screening durato oltre una settimana, sono arrivati i primi responsi a Robbio, il Comune della Lomellina dove il sindaco Roberto Francese, per primo in Italia, ha sottoposto i suoi 6mila cittadini al test sierologico per individuare gli immuni al Coronavirus. Su mille abitanti, l’11% è risultato positivo alle immunoglobuline IgG. Un dato che il dottor Andrea Adessi, titolare del laboratorio piemontese Omnilab che ha analizzato i campioni, giudica significativo.

LEGGI ANCHE: COVID-19, A ROBBIO NESSUN TAMPONE PER I SINTOMATICI: IL SINDACO FA FARE IL TEST SIEROLOGICO A TUTTI E LO OFFRE AI MENO ABBIENTI

«Io credo che questi risultati siano assolutamente utili, sia da un punto di vista epidemiologico che sociologico, e da qui nasce l’interesse dell’Università e del CNR. Ciò che occorre fare è testare a tappeto la popolazione con i test sierologici, sottoporre al tampone tutti coloro che troviamo positivi alle IgG e, qualora anche il tampone risulti negativo, si può dire che quel paziente è guarito, e quindi immune. Anche se ad oggi nessuno di noi può sapere quanto durerà questa immunità. Potrebbe durare tre mesi, un anno o cinque anni, questo lo sapremo nel corso del tempo. Poi almeno una parte di questi pazienti a mio giudizio dovrebbe essere periodicamente sottoposta ad una sorta di follow up per controllare se questi valori rimangono stabili nel tempo o come si comportano, per capire, anche in ottica futura, quale è il tipo di immunità e per quanto tempo permane».

Il test che avete fatto voi è lo stesso che partirà il prossimo 21 aprile al Policlinico San Matteo di Pavia?

«Il nostro è fatto in sierologia tradizionale. È un test che utilizza una metodica consolidata riconosciuta, viene analizzato in laboratorio attraverso un prelievo di sangue venoso, viene centrifugato e sviluppato ed ha un risultato quantitativo. Non ci dice soltanto se sono presenti le IgG o le IgM, ma ci dice anche quante ce ne sono. E anche in questa risposta abbiamo riscontrato dei valori molto diversi nei singoli pazienti. La risposta non è uguale per tutti. Gli anziani hanno una risposta tendenzialmente inferiore, il gruppo dei quaranta, cinquantenni ha una risposta molto importante».

Che tipo di attendibilità ha questo test, da uno a cento?

«I due parametri che vengono utilizzati per qualunque esame, sia strumentale che visivo, sono la sensibilità e la specificità. In questo caso abbiamo un esame che ha una sensibilità del 95,6% e una specificità del 96%. Questi dati vengono forniti sulla base della letteratura degli studi clinici fatta dal produttore dei reagenti, perché in realtà l’apparecchiatura è sempre la stessa e cambia soltanto il reagente che si utilizza per il patogeno. Sono fatti sull’unica statistica esistente che è quella utilizzata dai cinesi per rilasciare ai cittadini un patentino di immunità necessario per potersi spostare all’esterno di quella che era, e lo è ancora parzialmente, la zona rossa. I cinesi ritengono che questo tipo di pazienti, che loro considerano guariti, possano spostarsi, senza alcun tipo di pericolo né per se stessi né per gli altri. Ed è un po’ ciò che noi stiamo facendo in piccolo, senza poter rilasciare alcun patentino. Ma la stessa cosa viene fatta dalla Regione Toscana, con questo tipo di obiettivo».

 

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