Salute 21 Novembre 2018

Numero chiuso, procede Ddl. Il no dei rettori: «Con abolizione crisi atenei». La proposta di Miccoli (Anvur): «Semestre formativo aperto a tutti»

Gaudio (Sapienza): «Pronti ad aumentare accessi ma una abolizione sarebbe non sostenibile per gli atenei». E spunta la proposta, a titolo personale, del presidente dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema universitario e della Ricerca: «Test su materie comuni dopo tre mesi e, per chi non lo passa, la possibilità di usare quei CFU in altre facoltà»

L’abolizione del numero programmato per l’accesso alla Facoltà di Medicina continua a far discutere il mondo accademico e medico. Mentre alla Camera parte in Commissione Cultura la discussione dei quattro disegni di legge in materia, i rettori continuano ad esprimere la loro netta contrarietà. Lo hanno fatto nel corso del convegno “Numero chiuso a Medicina: risorsa o Tabù”, organizzato dalla senatrice Paola Binetti, che ha visto la presenza del ‘gotha’ dell’università romana: da Eugenio Gaudio, Rettore dell’università La Sapienza, a Giuseppe Novelli, numero uno di Tor Vergata, fino ad Andrea Lenzi, presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e dell’intercollegio di Area Medica, e Stefania Basili, Presidente della Conferenza dei Presidi del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia.

LEGGI ANCHE: TEST MEDICINA, SI AVVICINA L’ABOLIZIONE DEL NUMERO CHIUSO. IN COMMISSIONE CULTURA ALLA CAMERA PARTE L’ITER DELLA LEGGE

Da loro un coro unanime: il numero chiuso non si può abolire perché altrimenti l’università italiana rischierebbe il collasso e la qualità dei medici andrebbe inesorabilmente a diminuire. Un’idea che però rischia di scontrarsi con la volontà della maggioranza M5S-Lega che invece sembra orientata all’abolizione del famigerato test contestato da studenti e famiglie anche a colpi di ricorsi in tribunale. Al convegno erano presenti anche Salvatore Sciacchitano, Capo della Segreteria del Sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi, e Francesca Delle Vergini, Capo della Segreteria politica del Viceministro all’Istruzione, Università e Ricerca, che invece hanno invitato i rettori a confrontarsi con tutte le parti in causa per trovare una soluzione, a cominciare dalla controparte studentesca.

Il rettore Eugenio Gaudio, che ha parlato anche a nome della CRUI, è tra i più contrari all’abolizione del numero chiuso, una posizione che è stata portata anche all’attenzione del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti: «Il Ministro è pienamente consapevole delle difficoltà che ci sono con una abolizione del numero programmato e della difficile sostenibilità di questa scelta per gli atenei. Tanto è vero che lo ha scritto in un comunicato congiunto con il Ministro della Salute. Se è necessario aumentare il numero la CRUI dà la piena disponibilità. È importante però aumentare anche il numero dei contratti di formazione per gli specializzandi perché l’imbuto formativo è lì».

LEGGI ANCHE: CAOS NUMERO CHIUSO: TRA ANNUNCI DI ABOLIZIONE E ONDATE DI RICORSI

Gaudio ha contestato anche l’ipotesi di introdurre un sistema alla francese in cui l’accesso è consentito a tutti ma poi nel corso del primo anno sia prevista una selezione degli studenti in base ai risultati raggiunti, un sistema in parte ripreso dal Disegno di legge del leghista Paolo Tiramani, tra i primi a depositare un Ddl in materia in questa legislatura. Uno dei problemi è l’alto numero di studenti che ogni anno si presentano al test (oltre 65mila quest’anno) in Italia, a differenza dei numeri più contenuti che si hanno, ad esempio, in Francia e Gran Bretagna: «Non esiste nessuna parte del mondo – spiega Andrea Lenzi – in cui non ci sia un numero programmato in Medicina perché lo studente di medicina costa dieci volte quella che è la retta pagata e se vogliamo fare un medico che possa garantire una buona salute a noi e ai noi nostri figli la frequenza deve essere obbligatoria. Con una iscrizione e una immatricolazione di tutti quelli che desiderano entrare non si potrebbe consentire la frequenza obbligatoria. Questo porterebbe ad avere dei medici di cattiva qualità oppure un costo spaventoso per lo Stato per produrre una quantità di medici che non servono».

Anche per Lenzi il modello francese non può funzionare in Italia: «Il modello francese significa far perdere un anno agli studenti – spiega Andrea Lenzi – Significa spostare dopo un anno la decisione: poi bisogna essere abbastanza forti e rigidi da poter dire che dopo un anno uno studente che non ha fatto un numero di esami congruo va a fare un altro mestiere rispetto a quello che aveva scelto».

Sulla stessa lunghezza d’onda la senatrice Paola Binetti, membro della Commissione Sanità del Senato, che sottolinea: «Oggi la facoltà di Medicina, in tutte le sedi, laurea oltre il 93% dei suoi studenti, con questa immissione selvaggia il parametro qualitativo dei corsi di laurea, anche al livello internazionale, non potrà che ridursi. È bene che l’attuale governo rifletta e ragioni su tre indicatori: la formazione di tutti i medici necessari al SSN; formarli nel miglior modo possibile e selezionarli in tal senso».

LEGGI LO SPECIALE NUMERO CHIUSO DI SANITA’ INFORMAZIONE

Una mediazione sembra arrivare da Paolo Miccoli, endocrinologo e Presidente dell’ANVUR, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema universitario e della Ricerca, che aveva presentato in passato, a titolo personale e non a nome dell’ANVUR, una proposta di riforma del numero chiuso che in sostanza contemperasse le due esigenze contrapposte, che prevede un semestre formativo aperto a tutti con tre materie e poi un test finale solo su queste tre materie. «Il progetto – spiega Miccoli – si basa sostanzialmente su un assunto: tutti gli studenti che desiderano provare gli studi in medicina possano partecipare. Ci sarebbe un semestre formativo breve, in cui gli studenti si applicano allo studio di tre materie. Noi avevamo pensato a fisica, Biologia applicata e Biochimica e che conferiscano 18 crediti formativi. Al termine di queste semestre breve c’è un test nazionale in cui le domande sono le stesse per tutti ma soltanto su queste materie. Dopo di che c’è l’acquisizione di una graduatoria nazionale che consente la prosecuzione degli studi in medicina agli studenti più bravi mentre i crediti acquisiti dagli altri studenti sarebbero comunque spendibili in tutte le aree della ‘Scienza della vita’». Chissà che la mediazione di Miccoli alla fine non possa alla fine mettere d’accordo tutti.

Articoli correlati
«Specializzandi al terzo anno in corsia? Servono tutele». Manai e Romualdi lanciano il laboratorio Pd sulla formazione
L’evento l’11 gennaio a Firenze. Tra gli ospiti Ascani, Gaudio, Zampa, Carnevali, Gnecchi. Sul test di Medicina aprono a una revisione in senso meritocratico ma salvaguardando il numero programmato. E sulle borse di specializzazione: «L'obiettivo è arrivare a 11500»
Numero chiuso, da Napoli il racconto di chi ce l’ha fatta ed è stato ammesso a Medicina dopo il ricorso
A seguito dell’ordinanza del Consiglio di Stato abbiamo intervistato i ragazzi che grazie al ricorso con Consulcesi hanno potuto immatricolarsi. Ecco le storie di Andrea e Paola
Formazione medica, a gennaio laboratorio di idee del Pd a Firenze
Ad organizzarlo il responsabile responsabile formazione medico-sanitaria nazionale del Partito democratico Stefano Manai
Camilla, Francesca, Niccolò: le storie di chi ha vinto il ricorso contro il Numero Chiuso
Ben 250 studenti sono stati ammessi alla Facoltà di medicina dal Consiglio di Stato in seguito al ricorso del network legale Consulcesi: «Le politiche legate al numero chiuso in Italia non abbiano alcun senso, perché del tutto svincolate dai principi della meritocrazia» sottolinea uno dei vincitori
di Federica Bosco
Numero Chiuso, Veltri (Consiglio di Stato): «Maturi i tempi per una modifica, medici sottodimensionati»
Dopo la sentenza che ha aperto le porte dei corsi di Medicina e Chirurgia a oltre 250 studenti ricorrenti, in Consiglio di Stato si ragiona sulla necessità di aggiornare l’accesso alla professione. Al momento, «dobbiamo applicare le norme esistenti» spiega Giulio Veltri, Consigliere di Stato delegato alla comunicazione, che nonostante ciò auspica «un ampliamento delle possibilità di accesso»
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Ecm

Ecm, Commissione nazionale proroga triennio 2017-2019. Un anno per recuperare i crediti mancanti

FNOMCeO: «Fino al 31 dicembre 2020 si possono acquisire crediti anche per il triennio 2014-2016». Confermato l’obbligo di 150 crediti per il periodo formativo 2020-2022. Roberto Stella: «Dopo pro...
Ecm

Formazione Ecm, si cambia. Un anno per la riforma e la valorizzazione del sistema

La Commissione nazionale per l'Educazione continua in medicina ha istituito un Gruppo di lavoro che riformerà il sistema Ecm. Obiettivi: puntare sulla qualità degli eventi formativi e adeguare la fo...
Lavoro

«Il contratto sia applicato subito con incrementi e arretrati da gennaio 2020». I sindacati della dirigenza sollecitano le aziende

I sindacati che lo scorso 19 dicembre hanno firmato il nuovo contratto hanno sottoscritto una lettera aperta indirizzata agli enti del Servizio sanitario nazionale per chiedere l’immediata applicazi...