Formazione 16 ottobre 2018

Caos numero chiuso: tra annunci di abolizione e ondate di ricorsi

Governo vara stop ai test medicina, poi la retromarcia. Spiazzati Grillo (Salute) e Bussetti (MIUR): «Aumento accessi e borse di studio». Anelli (FNOMCeO): «Risolvere imbuto formativo». Ma l’esame non piace a nessuno: si muove anche il Parlamento. Irregolarità e ricorsi: migliaia di studenti vanno in tribunale

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È giunto a sorpresa l’annuncio dell’abolizione del numero chiuso a Medicina. Nonostante se ne parlasse da tempo e fosse una misura auspicata da più parti, la frase “Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi” in fondo al comunicato del Consiglio dei Ministri sulle novità introdotte nella legge di Bilancio, approvata ieri insieme al Dl Fiscale, ha stupito tutti. Compresi i ministri della Salute Grillo e dell’Istruzione Bussetti, le cui reazioni a caldo sono state «non ne sapevamo nulla», salvo poi intervenire con un comunicato congiunto che sottolinea di aver «chiesto, in sede di Consiglio dei Ministri, di aumentare sia gli accessi sia i contratti delle borse di studio per Medicina. È un auspicio condiviso da tutte le forze di maggioranza che il Governo intende onorare. Si tratta chiaramente di un percorso da iniziare già quest’anno per gradi».

Sparita la parola abolizione e comparso il ben differente concetto di «aumento degli accessi», è quindi la Presidenza del Consiglio a precisare che «il superamento del numero chiuso per l’accesso alla facoltà di Medicina» sia «un obiettivo politico di medio periodo per il quale si avvierà un confronto tecnico con i Ministeri competenti e la CRUI, che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso».

Il ministro Grillo ha quindi precisato che «si tratterebbe di una rivoluzione, e quindi bisogna approcciare il tema con grande responsabilità. Non credo che i tempi siano brevissimi – ha proseguito -. C’è l’idea di superare il metodo attuale, che non è assolutamente meritocratico perché non seleziona i migliori, ma solo chi ha più memoria. Ma se togliere definitivamente adesso il numero chiuso oppure andare progressivamente verso una sua eliminazione ancora non possiamo dirlo, perché dobbiamo confrontarci con il Miur».

Lapidario il commento del vicepremier e ministro dell’Intero Matteo Salvini, che si è detto «da sempre contrario al numero chiuso nelle facoltà scientifiche. C’è bisogno di ingegneri e medici».

Come riportato nelle ultime settimane da Sanità Informazione, il superamento del numero chiuso è stato richiesto non solo dai tanti ragazzi che abbiamo incontrato il giorno del test, che vedevano il loro futuro sbarrato da 60 domande a crocetta, ma anche da politici di diversi schieramenti, sindacati dei medici e degli universitari e magistrati. Tra i motivi che hanno spinto molti a contrastare il numero chiuso, l’opinione che il test non sia meritocratico e che possa lasciare spazio ad irregolarità che danno poi adito a ricorsi. Ma vediamo le principali posizioni raccolte nella nostra inchiesta.

LA FNOMCEO: «PERMETTIAMO A TUTTI DI POTER ACCEDERE AGLI STUDI, MA GARANTIAMO POSTO AUTOMATICO IN SPECIALIZZAZIONE»
Aperture sul superamento del numero chiuso erano state già registrate dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, che si era detta «disposta a discuterne, ma a condizione di risolvere in via prioritaria la questione della formazione post-laurea». In una nota, oggi ha commentato la notizia restando sulla stessa linea, chiedendo al Governo chiarimenti in merito a tempi e modalità del provvedimento che, «sic et simpliciter, appare una misura che rischia di penalizzare fortemente i giovani, illudendoli e infrangendo poi le loro speranze contro la parete di cristallo dell’incapacità dello Stato di programmare». Risolvere il problema dell’imbuto formativo, derivante dal numero insufficiente di borse per le scuole di specializzazione ed i corsi di formazione in medicina generale rispetto al numero dei laureati, «non potrà essere fatto in un giorno». Se non si risolve questa questione, «cui prodest sfornare migliaia di medici laureati ma ancora privi di tutte quelle competenze necessarie a entrare a pieno titolo nel nostro Servizio Sanitario Nazionale e lasciarli poi intrappolati in un limbo dal quale sempre più difficilmente potranno affrancarsi?», si chiede il presidente FNOMCeO Filippo Anelli.

PAOLO TIRAMANI (LEGA): «APPLICATA MIA PROPOSTA. ORA SERVE RIFORMA PIÙ AMPIA»
«Prendo atto con soddisfazione – afferma Tiramani – che la legge di bilancio prevede l’abolizione del numero chiuso nelle facoltà di Medicina. Una disposizione che in pratica applicherà quanto già previsto nella mia Proposta di legge presentata in proposito un mese fa per consentire l’accesso ai corsi universitari, con particolare riguardo alle professioni mediche».

BRUNO BOSSIO (PD): «TRA DIECI ANNI NON AVREMO PIÙ MEDICI, OCCORRE MODIFICARE SISTEMA»
Prima firmataria di un altro Ddl sull’abolizione del numero chiuso, anche dall’opposizione si leva la voce contraria all’attuale sistema di sbarramento per l’accesso a Medicina, auspicandone un superamento copiando, ad esempio, il modello francese, che prevede uno sbarramento alla fine del primo biennio: «È necessario risolvere la carenza dei medici, migliorare l’efficacia dei servizi essenziali e garantire un maggiore turnover».

ANTONIO MAGI (PRESIDENTE OMCEO ROMA): «NON È GIUSTO IMPEDIRE SOGNO CON UN QUIZ»
Raccontando la sua esperienza personale, il presidente dell’Ordine dei medici più grande d’Europa ricorda: «Noi eravamo iscritti in 12mila, siamo arrivati in 1500 a laurearci in quel corso di laurea». Aggiunge tuttavia che prima di abolire il test di ingresso a medicina sia necessario «fare un’ottima programmazione».

INES SIMONA PISANO (TAR LAZIO): «LA NORMATIVA SUL NUMERO CHIUSO VIOLA DIRITTO COSTITUZIONALE ALL’ISTRUZIONE»
Il magistrato, che si è occupata per molti anni del tema, ha dichiarato ai nostri microfoni: «Abbiamo una normativa sul numero chiuso, a mio parere, che pone molti problemi di legittimità costituzionale. La prima questione è quella del diritto allo studio, il diritto di tutti i ragazzi a poter studiare per poi esercitare questa professione. La modalità di selezione attuale blocca tantissimi aspiranti medici».

ANDREA FILIPPI (FP CGIL MEDICI): «LA FORMAZIONE È UN DIRITTO DI TUTTI»
Il segretario nazionale di Fp Cgil Medici ha dichiarato ai nostri microfoni: «Il test d’ingresso a medicina provoca grandi conflitti nelle famiglie e rappresenta un vero e proprio dramma per gli studenti, perché ormai più dell’80% dei candidati non riesce ad entrare. Le persone hanno il diritto di scegliere cosa studiare e su cosa formarsi. Il lavoro è un’altra cosa e verrà in seguito in base alle offerte del mercato. Ma anche il pensionato, se vuole, dovrebbe aver diritto di studiare medicina, giurisprudenza o di iscriversi a qualunque altro corso di laurea, perché ha il diritto di studiare e di approfondire. L’università e la formazione sono un diritto di tutti».

ANAAO: «IPOTESI ABOLIZIONE NUMERO CHIUSO NON TIENE CONTO DI CARENZE LOGISTICHE E DI DOCENTI E NON VALUTA RISCHIO DI ALIMENTARE MIRAGGI NEI GIOVANI»
Scettico sull’ipotesi di abolizione del numero chiuso il sindacato Anaao: «In Italia non mancano laureati in medicina ma specialisti e medici di medicina generale in possesso del titolo specifico, gli unici in grado di lavorare per e nel Servizio Sanitario Nazionale. Già oggi oltre 8.000 medici laureati ed abilitati sono privi di possibilità di accedere al percorso di formazione post-lauream, condizione necessaria per poter lavorare in ambito pubblico ed accreditato, intrappolati nel cosiddetto “imbuto formativo”, che peggiora di anno in anno. Allargare l’ingresso di questo imbuto senza allargare l’uscita, cioè il numero degli ammessi ai contratti della formazione post lauream, serve solo a creare precarietà, frustrazione e sotto occupazione, ingrossando l’esercito dei 20.000 che a partire dal prossimo anno marcerà alla ricerca di uno sbocco lavorativo».

GAUDIO (SAPIENZA): «GRAVE ARRETRAMENTO ABOLIRE NUMERO CHIUSO A MEDICINA»
Il rettore dell’università Sapienza di Roma Eugenio Gaudio definisce la misura «un arretramento gravissimo e un passo indietro di 30 anni», che rischia di far «perdere il valore europeo della laurea in Medicina, perché sarà impossibile certificare la frequenza con un numero di iscritti 5 volte superiore a quello che le università possono formare bene. Come sistema universitario – prosegue – ribadiamo la disponibilità ad aumentare i posti per le facoltà di Medicina fino a 15mila in base alle esigenze del SSN, ma una apertura indiscriminata porterebbe all’impossibilità di una formazione adeguata perché avremmo dei problemi organizzativi con le strutture, con le aule, con i docenti». Senza dimenticare un altro problema: «Oggi i posti per le scuole di specializzazione sono limitati a circa 7mila; cosa accadrebbe se dalle facoltà uscissero 50 mila laureati in medicina? Come si potrebbero specializzare?».

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