Salute 2 Novembre 2020

La nutrizione clinica nelle terapie intensive Covid. Intervista a Pietro Vecchiarelli (Siaarti)

Il rianimatore: «In terapia intensiva il paziente perde la sua massa magra. Superata la fase critica della malattia seguire un programma di nutrizione clinica sarà fondamentale per “ricostruire” la propria forma fisica»

di Isabella Faggiano

«Occuparsi della nutrizione clinica del paziente ricoverato in terapia intensiva Covid non è sufficiente a garantire il mantenimento della sua forma fisica. Per ritrovare il benessere è fondamentale che segua precisi programmi nutrizionali anche dopo aver superato la fase critica della sua malattia». A raccontare il percorso nutrizionale dei pazienti Covid più critici è Pietro Vecchiarelli, anestesista-rianimatore, firmatario delle linee guida SINuC Siaarti. Nel pieno dell’emergenza, infatti, la Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo (SINuC) e la Società Italiana di Anestesia Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (Siaarti) hanno stilato le Raccomandazioni pratiche per il corretto impiego della nutrizione artificiale (NA) nel paziente ricoverato in terapia intensiva per grave insufficienza respiratoria da Covid-19.

LA VALUTAZIONE DEI RISCHI: IL PAZIENTE COVID È PREDISPOSTO ALLA TROMBOSI

«Innanzitutto – sottolinea Vecchierelli – va chiarito che, ad oggi, non ci sono lavori scientifici in grado di stabilire l’efficacia specifica della NA sull’individuo affetto da Covid-19. I malati ricoverati in terapia intensiva sono tutti pazienti critici, ma ognuno di loro si contraddistingue per le peculiarità della patologia di cui soffrono. Tra le caratteristiche fisiopatologiche principali del paziente Covid c’è, ad esempio, la predisposizione alla trombosi. Per questo, programmando una nutrizione artificiale per una persona che ha contratto il virus si dovrà necessariamente monitorare l’eventuale comparsa di trombi, anche a livello intestinale».

LA NUTRIZIONE ENTERALE È LA PRIMA SCELTA

«Le linee guida suggeriscono l’adozione della nutrizione enterale attraverso sondino naso-gastrico e, in seconda scelta, con quello naso-digiunale. La nutrizione per via parenterale – sottolinea il rianimatore – va presa in considerazione solo quando l’enterale è controindicata. La NA non ha, almeno inizialmente, lo scopo “di nutrire”, bensì quello di mantenere il trofismo intestinale. Grazie ad una nutrizione enterale precoce, attivata cioè entro 24-48 ore dal ricovero in terapia intensiva, è possibile mantenere l’integrità anatomo-fisiologica dell’apparato gastroenterico».

IL TARGET CALORICO E PROTEICO

Calorie e proteine vanno introdotte gradualmente, a seconda della tolleranza del singolo paziente. «Di solito – dice Vecchiarelli – l’obiettivo è di raggiungere il fabbisogno giornaliero entro una settimana: 20-25 calorie e 1,3 grammi di proteine per ogni kg di peso corporeo. Se durante questi primi sette giorni con la sola enterale non si riuscirà ad apportare la quantità di calorie e proteine sufficienti, allora si ricorrerà alla nutrizione parenterale che potrà essere totale o di supporto».

Anche attraverso il migliore dei programmi di nutrizione artificiale non sarà possibile mantenere la consueta forma fisica: «Il paziente durante la degenza in terapia intensiva perde la massa magra, poiché – spiega lo specialista – durante la fase acuta della malattia il corpo non è in grado di provvedere alla fase anabolica». Cioè a quella fase in cui il cibo viene trasformato in materia organica o in sostanze che successivamente possono essere bruciate per produrre energia.

LA NUTRIZIONE POST TERAPIA INTENSIVA

L’aspetto nutrizionale non deve mai essere trascurato, nemmeno quando il paziente è dimesso dalla terapia intensiva. «Anzi – aggiunge l’anestesista – è proprio nel momento della guarigione che il nostro corpo è di nuovo in grado di anabolizzare e quindi di “ricostruire”». A questo punto, se il paziente non è disfagico, cioè in grado di deglutire in modo autonomo, si ritornerà all’alimentazione naturale; in caso contrario, e a seconda del funzionamento del suo intestino, si ricorrerà alla NA enterale o parenterale.

«L’alimentazione orale potrà essere supportata, se necessario, dagli ONS (supplementi nutrizionali orali) proteici, calorici o proteici-calorici. Infine – conclude Vecchiarelli – una buona alleata del giusto apporto nutrizionale sarà l’attività fisica, necessaria per la ricomposizione dei muscoli».

 

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