Salute 14 Gennaio 2020 09:00

Ictus cerebrale, la storia del giornalista Rai Andrea Vianello. «Non riuscivo più a parlare»

«Il 2 febbraio dello scorso anno ho avuto un ictus, ho subito un’operazione d’urgenza, e quando mi sono risvegliato non riuscivo più a parlare. Proprio io, che sapevo solo parlare: non potevo dire nemmeno i nomi dei miei figli». Ha affidato a Twitter il racconto dell’evento drammatico che lo ha colpito il giornalista Rai Andrea Vianello.

L’ictus cerebrale è una patologia grave e disabilitante che, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Quasi 150.000 italiani ne vengono colpiti ogni anno e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche grave. In Italia, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 1 milione, ma il fenomeno è in crescita sia perché si registra un invecchiamento progressivo della popolazione sia per il miglioramento delle terapie attualmente disponibili.

«La recente testimonianza del giornalista e conduttore Rai Andrea Vianello, colpito da ictus cerebrale, mette in luce un tema particolarmente sentito da A.L.I.Ce. Italia ODV, l’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale, che da anni si occupa di informare e sensibilizzare la popolazione non solo sulla prevenzione di questa patologia ma anche sul post ictus e, quindi, sulle conseguenze che questo comporta».

«Tra quelle maggiormente disabilitanti – spiega l’Associazione in una nota – che hanno infatti un impatto devastante sulle attività della vita quotidiana, sull’autonomia, sulle relazioni e, in una parola, sulla qualità della vita delle persone colpite, dei loro familiari e dei caregiver c’è sicuramente l’afasia, un disturbo del linguaggio causato da lesioni in particolari aree della corteccia cerebrale dell’emisfero dominante (prevalentemente il sinistro), sede della funzione del linguaggio. Alcune persone afasiche hanno difficoltà quando devono esprimersi verbalmente mentre può rimanere intatta la capacità di comprendere il linguaggio; altre, invece, riscontrano difficoltà quando si tratta di comprendere quello che gli viene detto. La gravità, ovviamente, è estremamente variabile e dipende dalla sede e dalla dimensione del danno cerebrale».

LEGGI ANCHE: ICTUS: COME RICONOSCERE I SINTOMI E COSA FARE QUANDO È IN CORSO

«Per la persona con afasia – continua la nota – può essere difficile riuscire a seguire discorsi veloci, trovare le parole adatte da dire o comprendere frasi molto lunghe e complesse. Chi si trova a vivere con una persona afasica deve, innanzitutto, capire che convivere con un disturbo così grave può determinare cambiamenti di umore anche importanti e repentini e, quindi, sarebbe opportuno avere un atteggiamento rassicurante e positivo. La difficoltà di linguaggio non va interpretata come “rifiuto di parlare”: la persona afasica comunica come e quando può, riuscendo un attimo prima a dire una parola, ma subito dopo potrebbe manifestare difficoltà nel comunicare efficacemente il proprio pensiero».

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SANITÀ INFORMAZIONE

«Fondamentale, anche in questo caso, l’approccio riabilitativo che, oggi, è centrato non solo sul paziente ma anche sulla comunità circostante, prima di tutto la famiglia, che deve avvicinarsi a queste nuove modalità di comunicazione. La durata del trattamento è variabile, sicuramente il lavoro più intenso, che porta i risultati maggiori, è quello che viene svolto nell’arco dei primi 12 mesi. Dopo questo primo periodo, il lavoro si concentra principalmente su quella che può essere definita “riabilitazione sociale”, meno legata dunque all’ospedale, con un percorso di adattamento costante. Oltre a logopedia, fisioterapia e terapia occupazionale c’è un altro strumento riabilitativo che sta emergendo come molto utile: la musicoterapia, che contribuisce ad attivare canali diversi da quelli verbali generalmente utilizzati».

LEGGI ANCHE: NUOVE TERAPIE POST ICTUS, LA RIABILITAZIONE SI FA A TEMPO DI MUSICA

«La nostra Associazione esprime la massima solidarietà e vicinanza ad Andrea Vianello –  dichiara la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia ODV. Ci auguriamo che, dopo l’opportuno percorso terapeutico e riabilitativo e con il sostegno di familiari e amici, possa presto tornare a fare quello per cui è conosciuto e apprezzato da tutti, recuperando tutte le parole che sono alla base della sua professione».

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SANITÀ INFORMAZIONE PER RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO

Articoli correlati
Un giro d’Italia a nuoto, l’impresa di Salvatore Cimmino per accendere un faro sulla disabilità
L’atleta del Circolo Canottieri Roma, senza una gamba dall’età di 15 anni, percorrerà quasi 300 chilometri da Ventimiglia a Trieste in 14 tappe. «Le persone con disabilità e le loro famiglie sono sempre più invisibili. La politica ha deciso che non è conveniente vedere la loro realtà»
Disability manager, il professionista per l’inclusione dei lavoratori disabili e malati cronici
Leonardi (neurologa): «Finora sono pochissime le amministrazioni pubbliche ad aver individuato la figura del disability manager. La Lombardia è l’unica regione a riconoscere il percorso di studi universitario come abilitante. La pandemia porterà ad un ulteriore aumento dei malati cronici.  Attendiamo l’albo professionale».
di Isabella Faggiano
Il teatro salva Covid: gli attori disabili de Il Veliero di Monza in strada per vincere l’isolamento
Il regista Roveris, da 20 anni alla guida del progetto: «Da marzo abbiamo inventato degli esercizi di vita e raccontato la quotidianità da lockdown in una serie di video. Per Natale grande festa via Zoom»
di Federica Bosco
Disabilità, Bologna (PP): «RSA, assistenti familiari e smart working: i mie emendamenti alla manovra per favorire l’inclusione sociale»
«L’obiettivo dovrebbe essere la piena inclusione sociale delle persone con disabilità attraverso la rimozione delle cause che impediscono o ne limitano la piena realizzazione» sottolinea Fabiola Bologna, deputata di Popolo Protagonista
Giornata della disabilità, Speziali (Anffas): «È la legge a garantire il “progetto individuale di vita”. Applichiamola»
Il presidente Anffas: «Il Comune, d’intesa con la A.S.L, deve predisporre il programma individuale, indicando i vari interventi sanitari, sociali e assistenziali necessari, in sinergia con la famiglia della persona disabile»
di Isabella Faggiano
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 18 gennaio, sono 95.077.677 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 2.031.599 i decessi. Ad oggi, oltre 39,47 milioni di persone sono state vaccinate nel mondo. Mappa elaborata dalla Johns H...
Voci della Sanità

Covid-19, professori di Yale condividono terapia domiciliare “made in Italy”

«Il nostro Paese ancora oggi non dispone di un adeguato schema terapeutico condiviso con i medici che hanno curato a domicilio e in fase precoce la malattia» spiega l'avvocato Erich Grimaldi, Presid...
Assicurativo

Posso portare in deduzione la mia Rc professionale?

Tutti coloro che devono stipulare una polizza per la responsabilità civile in ambito professionale hanno la necessità di far pesare il meno possibile tale onere obbligatorio sul loro reddito da lavo...