Salute 25 Luglio 2019

Come ti diagnostico l’aneurisma con algoritmi e calcoli matematici. La ricerca dell’università di Perugia

«Il nostro obiettivo è consentire la diagnosi di alcune patologie vascolari anche nei pazienti che non possono sottoporsi a TC con mezzo di contrasto», spiega il ricercatore Danilo Costarelli

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Diagnosticare un aneurisma dell’aorta addominale con algoritmi e modelli matematici? Potrebbe essere presto possibile. È questa infatti l’idea alla base della ricerca condotta dal dipartimento di matematica e informatica dell’università di Perugia e dal reparto di chirurgia vascolare dell’ospedale del capoluogo umbro. Un metodo che permetterebbe di giungere alla diagnosi di alcune patologie vascolari anche in quei pazienti che non possono sottoporsi ad una TC con mezzo di contrasto.

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LA DIAGNOSI DELL’ANEURISMA DELL’AORTA ADDOMINALE

«Oggi la procedura standard per la diagnosi dell’aneurisma prevede l’utilizzo di immagini TC eseguite con mezzo di contrasto – spiega Danilo Costarelli, ricercatore presso il dipartimento di matematica e informatica dell’università di Perugia -. Tuttavia, l’utilizzo del mezzo di contrasto comporta una serie di problematiche soprattutto in pazienti che soffrono di severe patologie renali, per i quali questa tecnica non può essere utilizzata».

I BENEFICI DELLA RICERCA

«La nostra idea – prosegue il dottor Costarelli – è di utilizzare per questi pazienti un’immagine TC eseguita senza mezzo di contrasto e lavorare su di essa con degli algoritmi di digital image processing per ottenere lo stesso risultato che si otterrebbe con una TC con il mezzo di contrasto».

I RISULTATI DELLA RICERCA

«Dai primi test che abbiamo condotto, pubblicati in due lavori, emergono risultati incoraggianti – aggiunge il ricercatore -. Il chirurgo vascolare riuscirebbe ad effettuare una diagnosi qualitativamente equivalente a quella che sarebbe in grado di ottenere con la TC con il mezzo di contrasto».

L’algoritmo è stato già ottimizzato, ma la strada da percorrere per arrivare ad un prodotto utilizzabile dai medici è ancora lunga: «Il nostro è un primo studio fatto da pochi ricercatori, ma se questo lavoro fosse sviluppato da aziende che dispongono di tecnologie e gruppi di ricerca adeguati, si potrebbe dar vita in poco tempo ad un prodotto finito», conclude Costarelli.

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