Salute 19 Ottobre 2022 15:04

Creato ceppo Covid letale all’80% nei topi, la condanna della scienza

Un gruppo di ricercatori americani ha creato un nuovo ceppo Covid mortale all’80% nei topi. La comunità scientifica sostiene che si sta «giocando con il fuoco»

Creato ceppo Covid letale all’80% nei topi, la condanna della scienza

La proteina spike di Omicron, la chiave di accesso che il virus responsabile del Covid usa per entrare nelle cellule, unita alla variante originale di Wuhan. Il nuovo ceppo risultante da questa terrificante combinazione è risultato letale per i topi nell’80% dei casi. A creare in aboratorio questo ceppo ibrido è stato un gruppo di ricercatori della Boston University in uno studio in attesa di peer review, pubblicato su Biorxiv. Ma a puntare i riflettori su questo lavoro è stato il quotidiano britannico Daily Mail, il quale ha innescato una vera e propria bufera. La comunità scientifica ha subito condannato i lavoro degli scienziati americani per i possibili pericoli.

«Si sta giocando con il fuoco», denunciano gli scienziati

«Questa pratica dovrebbe essere totalmente proibita, si sta giocando con il fuoco», commenta Shmuel Shapira, uno dei principali scienziati del governo israeliano. Questo tipo di ricerche sono state in gran parte limitate negli Stati Uniti fino al 2017, quando il National Institutes of Health ha iniziato a consentirne lo svolgimento utilizzando fondi governativi. In precedenza era stato interrotto dal 2014 al 2017 per la preoccupazione che potesse portare alla creazione involontaria di una pandemia. Questi studi vengono realizzati con l’obiettivo di armeggiare con i virus per renderli più letali o infettivi, con la speranza di anticipare un’epidemia futura.

La manipolazione dei virus è permessa per prepararsi a future pandemie

Gli scienziati di Boston ammettono che è improbabile che il virus ibrido sia letale negli esseri umani così come lo era nei topi. Questo perché la razza specifica di topi da laboratorio utilizzati è molto suscettibile alla grave malattia di Covid. I topi e gli esseri umani hanno anche risposte immunitarie molto diverse al virus. Il laboratorio, presso i National Emerging Infectious Diseases Laboratories della Boston University, è uno dei 13 laboratori di livello 4 di biosicurezza negli Stati Uniti. Si tratta di laboratori autorizzati a trattare i patogeni più pericolosi. Gli esperimenti in questi laboratori spesso implicano un lavoro con virus animali per far realizzare trattamenti e vaccini che potrebbero essere utilizzati in un focolaio futuro.

Maga: «Lo scopo dei ricercatori era quello di studiare la patogenicità del virus Covid»

«Lo studio effettuato dai ricercatori dell’Università di Boston – commenta Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di Genetica Molecolare Luigi Luca Cavalli Sforza del Consiglio Nazionale delle Ricerche IGM CNR di Pavia – aveva lo scopo di determinare se la minore patogenicità della variante Omicron 1 fosse dovuta esclusivamente alle mutazioni della proteina Spike o se ci fossero altre determinanti». E aggiunge: «Lo studio ha fondamentalmente ottenuto questi risultati: il ceppo originario è molto più aggressivo da un punto di vista della capacità di indurre un’infezione grave e anche letale in modelli animali rispetto alla variante Omicron 1 del virus. Quando nel ceppo selvaggio si inserisce la proteina Spike della variante Omicron si osserva una leggera attenuazione della patogenicità, ma non molto significativa rispetto al ceppo originario. Questo vuol dire che la variante Omicron 1 è meno patogena del ceppo selvaggio, in particolare nella sua capacità di indurre danno polmonare, non a causa delle mutazioni della proteina Spike, ma, verosimilmente, per altre mutazioni presenti in altre proteine del virus che, a questo punto, diventa importante caratterizzare».

«L’interpretazione della stampa sul ceppo Covid è fuorviante»

«La rappresentazione di questi studi fatta da alcuni organi di stampa è molto fuorviante», sottolinea Maga. «I giornali hanno titolato: ‘E’ stato creato un ceppo più patogeno di Sars-CoV-2′, ma non è vero. In realtà, anche il ceppo chimerico è un po’ meno patogeno del ceppo selvaggio. L’importanza di questo studio è stato proprio quello di verificare se le mutazioni della proteina Spike avessero un ruolo nel determinare l’apparente minore patogenicità a livello polmonare della variante Omicron 1 e i risultato è che sicuramente queste mutazioni rendono il virus più contagioso e anche capace di evadere la risposta anticorpale, ma non sono le responsabili della ridotta patogenicità del virus».

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

Articoli correlati
Covid: spray nasale con anticorpi protegge da infezione. Gli scienziati: “Approccio utile contro nuove varianti e in futuro anche contro altri virus”
I ricercatori del Karolinska Institutet, in Svezia, hanno dimostrato che lo spray nasale anti-Covid sviluppato, a base di anticorpi IgA, può offrire protezione dall'infezione. O almeno così è stato nei topi su cui è stato testato, come riportato da uno studio pubblicato su PNAS. I risultati aprono la strada a una nuova strategia per proteggere le persone ad alto rischio a causa delle diverse varianti del virus Sars-CoV-2 e possibilmente anche da altre infezioni
Fiaso: Covid ancora in calo, ma preoccupa l’influenza
Si conferma in calo l’indice dei ricoveri Covid. La rilevazione degli ospedali sentinella aderenti a Fiaso fa registrare un complessivo -16% nell’ultima settimana del 2023. Secondo l'ultima rilevazione Fiaso i virus influenzali stanno avendo un impatto in termini assoluti maggiore sugli ospedali
di V.A.
Covid: le varianti sono emerse in risposta al comportamento umano
Le varianti del virus Sars-CoV-2 potrebbero essere emerse a causa di comportamenti umani, come il lockdown o le misure di isolamento, le stesse previste per arginare la diffusione dei contagi. Queste sono le conclusioni di uno studio coordinato dall’Università di Nagoya e pubblicato sulla rivista Nature Communications. Utilizzando la tecnologia dell’intelligenza artificiale e la modellazione matematica […]
Donne “cenerentole” della ricerca in Europa, anche se metà dei laureati e dottorati è “rosa”
Le donne rappresentano circa la metà dei laureati e dei dottorati in Europa, ma abbandonano progressivamente la carriera accademica, arrivando a costituire appena il 33% della forza lavoro nel mondo della ricerca, e solo il 26% dei professori ordinari, direttori di dipartimento o di centri di ricerca. È il quadro tratteggiato in un articolo sulla rivista The Lancet Regional Health
Covid: in commercio terapie di dubbia sicurezza ed efficacia
Ci sono la bellezza di 38 aziende che hanno messo in commercio presunti trattamenti a base di cellule staminali e di esosomi (vescicole extracellulari) per la prevenzione e il trattamento del Covid-19
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Politica

Approvato in Consiglio dei Ministri il “decreto anziani”. Normata anche la figura del Caregiver

Approvato in via preliminare il Decreto Legislativo sulle politiche in favore delle persone anziane in attuazione della Legge Delega n. 53 del 23 marzo 2023. Stanziamenti per 500 milioni di euro nel b...
di CdRR
Advocacy e Associazioni

Anziani, il ‘Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza’ al Premier: “Riformare i servizi domiciliari e riqualificare le strutture residenziali”

Le 60 organizzazioni che hanno sottoscritto il 'Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza' in una lettera aperta al Premier Meloni: “Lo schema di decreto legislativo recante disposizi...
Advocacy e Associazioni

Cancro delle ovaie: e se fosse possibile diagnosticarlo con un test delle urine? Nuove speranze per la diagnosi precoce

Cafasso (ALTo): “La sopravvivenza a cinque anni delle pazienti che scoprono la malattia ad un primo stadio si aggira intorno al 85-90%, percentuale che si riduce drasticamente al 17% nel quarto ...