Mondo 3 Agosto 2020

Covid, «Italia da paria a esempio per gli altri Paesi». L’editoriale del New York Times

Jason Horowitz, firma del New York Times, ha realizzato un reportage che spiega come l’Italia è riuscita a passare, «dopo un inizio incerto, dall’essere un paria globale ad un modello – per quanto imperfetto – di contenimento virale per i Paesi vicini e per gli Stati Uniti»

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Quando il coronavirus è scoppiato in Occidente, l’Italia era vista come «un posto da evitare a tutti i costi». Il 17 marzo scorso il Presidente Usa Trump, parlando con alcuni giornalisti, disse: «Guardate cosa sta succedendo in Italia, non vorremmo mai essere in una posizione del genere». Mesi dopo gli Stati Uniti hanno subito «decine di migliaia di morti in più rispetto a qualsiasi altro Paese al mondo» e gli Stati europei «che una volta guardavano compiaciuti all’Italia stanno affrontando nuove fiammate» e, in alcuni casi, «stanno imponendo nuove restrizioni e valutando se bloccare nuovamente tutto».

Jason Horowitz, firma del New York Times, ha realizzato un reportage che spiega come l’Italia sia riuscita a passare «dall’essere un paria globale ad un modello – per quanto imperfetto – di contenimento virale per i Paesi vicini e per gli Stati Uniti». Perché mentre il Primo Ministro britannico Boris Johnson ha frenato l’allentamento pianificato delle misure di restrizione a causa di un aumento delle infezioni e la Germania, in un primo momento «elogiata per la sua risposta efficiente e la rigorosa tracciabilità dei contatti», ha avvertito che il comportamento lassista dei tedeschi sta provocando un nuovo aumento dei casi, in Italia «gli ospedali sono praticamente privi di pazienti Covid-19», «le morti quotidiane attribuite al virus in Lombardia […] si aggirano intorno allo zero» e «il numero di nuovi casi quotidiani è sceso ad uno dei più bassi in Europa e nel mondo».

Horowitz scrive che il Governo italiano «è stato guidato da comitati scientifici e tecnici. Medici locali, ospedali e funzionari sanitari raccolgono quotidianamente più di 20 indicatori sul virus e li inviano alle autorità regionali […]. Il risultato è una radiografia settimanale della salute del Paese su cui si basano le decisioni politiche». L’Italia ha deciso di fermare tutte le attività per tre mesi, convogliando forti critiche da parte di chi accusava il governo di star «paralizzando l’economia». Ma, sostiene Horowitz, può rivelarsi più vantaggioso andarci con i piedi di piombo piuttosto che «cercare di riaprire l’economia mentre il virus infuria ancora, come sta accadendo in Paesi come Stati Uniti, Brasile e Messico».

Ciò non significa però che questo modus operandi sia esente da «derisione, resistenza ed esasperazione» come accaduto nel resto del mondo: «Le mascherine spesso mancano o vengono abbassate nei treni o negli autobus, dove sono obbligatorie. I giovani escono e fanno le cose che fanno i giovani, rischiando in questo modo di diffondere il virus nelle parti più sensibili della popolazione. Gli adulti hanno iniziato a riunirsi in spiaggia e per feste di compleanno». E, in tutto questo, «non esiste ancora un piano chiaro per un ritorno a scuola a settembre».

Esiste anche un «contingente anti-maschera guidato dal nazionalista Matteo Salvini» che ai suoi raduni «stringe ancora le mani e indossa la maschera come una mentoniera. A luglio, durante una conferenza stampa, ha accusato il governo italiano di “importare” immigrati infetti per creare nuovi focolai ed estendere lo stato di emergenza».

Horowitz parla anche del convegno dei “negazionisti” a cui ha partecipato anche il cantante Andrea Bocelli, il quale ha affermato di non credere che la pandemia fosse così grave in quanto non ha conosciuto nessuno che sia finito in terapia intensiva. «Ma i principali esperti sanitari del Paese – spiega ancora Horowitz – affermano che la mancanza di casi gravi è indicativa di una diminuzione del volume delle infezioni, poiché solo una piccola percentuale degli infetti si ammala molto».

Horowitz spiega, citando Ranieri Guerra dell’OMS, che tra i Paesi «inizialmente c’era concorrenza, non c’era collaborazione […] e tutti hanno riconosciuto che l’Italia era rimasta sola. Di conseguenza […] quello che dovevano fare in quel momento perché lasciati soli si è rivelato più efficace di quanto fatto da altri Paesi».

In generale, anche se «a malincuore», le regole del lockdown sono state seguite e mentre i media diffondevano le «scene brucianti della sofferenza umana, strade vuote e il pesante tributo della generazione anziana di italiani del nord, il tasso di trasmissione del virus è diminuito rapidamente e la curva si è appiattita, al contrario di altri Paesi europei, come la Svezia, che perseguiva una strada alternativa al blocco totale […]. Quindi il Paese ha riaperto, gradualmente, espandendo le libertà a intervalli di due settimane per rispondere al periodo di incubazione del virus. Il blocco alla fine ha avuto un effetto secondario nel ridurre il volume del virus circolante nella società e quindi ridurre la probabilità di entrare in contatto con qualcuno che lo aveva. Alla fine del blocco, la circolazione del virus era scesa drasticamente e in alcune regioni centrali e meridionali non c’erano quasi più catene di trasmissione».

«Alcuni medici italiani affermano di ritenere che il virus si stia comportando in maniera diversa in Italia. Matteo Bassetti, infettivologo […] di Genova, ha affermato che durante l’apice della crisi, il suo ospedale è stato inondato contemporaneamente da 500 casi Covid-19. Ora, ha detto, la sua unità di terapia intensiva con 50 letti non ha pazienti affetti da coronavirus e l’unità Covid-19 da 60 letti costruita appositamente per la crisi è vuota».

La maggior parte degli esperti di salute ha tuttavia affermato che «il virus è ancora incombente» e «molti di loro hanno implorato il Paese di non abbassare la guardia».

 

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