Lavoro 16 Marzo 2021 15:03

Vaccinatori, è necessario uno scudo penale? Gelli: «No, Legge 24 parla chiaro»

Dopo i casi di iscrizione nel registro indagati dei medici somministratori dei vaccini nelle persone poi decedute, su cui le indagini sono ancora in corso, FNOMCeO è in prima linea per la richiesta di uno scudo penale a protezione dei professionisti. Ma Federico Gelli (FIS) chiarisce: «Tutelati dalla Legge24, non c’è responsabilità»

Vaccinatori, è necessario uno scudo penale? Gelli: «No, Legge 24 parla chiaro»

Associazioni e Ordini professionali sembrano concordare: è necessario uno “scudo penale” per proteggere i medici vaccinatori della campagna contro Covid-19. Il problema si è sollevato negli ultimi giorni, a causa dei decessi e del presunto (e finora non provato) collegamento con le somministrazioni di vaccino AstraZeneca. In tre casi – a Trapani, Napoli e Biella – le autopsie hanno già provato la mancanza di un legame causale tra i due eventi. Nelle restanti indagini però, nel registro degli indagati sono finiti anche i medici che hanno effettuato le iniezioni. Le reazioni sono state immediate.

Anelli (FNOMCeO): «Scudo penale in tempi rapidi per serenità professionisti»

«Abbiamo piena fiducia nella Magistratura – ha spiegato il presidente FNOMCeO Filippo Anelli -. Ma l’attuale sistema, per cui l’iscrizione nel registro degli indagati dei medici che hanno somministrato il vaccino è considerata un atto dovuto rischia di essere un forte deterrente. E mette a rischio la campagna vaccinale, proprio nel momento in cui la classe medica al completo ha dato la sua disponibilità».

Per contrastare questo possibile fenomeno la proposta è quella di «un provvedimento straordinario e urgente, che, in tempi rapidi, restituisca la necessaria serenità ai professionisti e garantisca la vaccinazione ai cittadini». Una richiesta fatta unitamente con Anaao-Assomed e Fimmg, rivolta direttamente al governo e al presidente del Consiglio Mario Draghi. Che ha già ricevuto il supporto del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri.

Testa (Snami): «Non indagare vaccinatori prima di aver accertato cause reali»

Angelo Testa, presidente del Sindacato nazionale autonomo dei medici italiani, ha parlato di «tutela vera». Poi ha aggiunto: «Non è possibile indagare i medici vaccinatori, come atto dovuto, prima di accertare le reali cause dell’evento avverso stesso. Rischiamo di rallentare la vaccinazione di massa». Specie in virtù del proposito del nuovo Commissario straordinario all’Emergenza Covid Paolo Figliuolo di allargare la campagna vaccinale raggiungendo 500mila somministrazioni al giorno. Sfruttando l’intervento anche degli odontoiatri.

Da Smi una lettera a Draghi e Speranza

Una lettera pubblica indirizzata a Draghi e al ministro della Salute Roberto Speranza è stata condivisa anche da Pina Onotri, Segretario Generale dello Smi (Sindacato medici italiani) ed Enrico Vannucci, medico vaccinatore della Direzione Nazionale Smi. Nella lettera si fa cenno al caso della Procura di Siracusa che, iscrivendo nel registro indagati i medici presenti durante la vaccinazione di Stefano Paternò, deceduto a 24 ore dal vaccino, li costringe a «nominare a proprie spese un avvocato e un consulente di parte, oltre a subire una esposizione mediatica non certamente priva di effetti sulla sfera psicologica degli stessi operatori coinvolti».

«Il procuratore di Siracusa – si legge ancora – parla di  atto dovuto, ma non essendo assolutamente conosciute le cause della morte prima che vengano effettuati i riscontri autoptici, l’iscrizione nel registro degli indagati non era assolutamente dovuta. Poteva forse essere aperto un fascicolo a carico di ignoti, essendo ignote le cause scatenanti e le eventuali responsabilità».

Reazioni avverse aumenteranno e gestione sarà difficile

«La nostra richiesta è quella che il governo vari immediatamente un decreto emergenziale che regoli uno scudo legale a copertura di tutti gli operatori sanitari coinvolti nella campagna vaccinale, ben sapendo che gli eventi avversi aumenteranno e che potranno realisticamente essere eventi avversi anche di grave entità tipo shock anafilattico che già rappresenta un evento di difficile gestione ad opera di medici non esperti alla gestione dell’urgenza emergenza, figuriamoci da parte di medici odontoiatri, la cui preparazione specifica viene delegata ad un corso webinar sulla gestione delle complicanze dei vaccini» conclude la lettera.

Gelli (Fondazione Italia in Salute): «Vaccinatori già protetti dalla legge»

È dunque necessario uno scudo penale? Sanità Informazione si è rivolta a Federico Gelli, relatore della Legge 24/2017 sulla responsabilità professionale e presidente della Fondazione Italia in Salute, per capire quanto possa fare la già disponibile Legge Gelli-Bianco per i vaccinatori che si trovano in queste condizioni. «I medici indagati non hanno nessun tipo di responsabilità – spiega – anche con l’attuale Legge 24, senza bisogno di mettere nessuno scudo aggiuntivo»

Questo «perché il professionista si è comportato in maniera corretta, ha fatto una somministrazione di un farmaco autorizzato a tutti i livelli e non può essere chiamato in causa». «La responsabilità dei professionisti – prosegue – è legata al loro comportamento, alla loro diligenza nell’attuare linee guida e buone pratiche assistenziali: somministrare un vaccino è una delle cose più banali del mondo. Si tratta di fare un’iniezione intramuscolo sul deltoide».

Quindi «il professionista non può essere accusato in nessun livello e in nessun grado, anche se ovviamente i familiari desiderano chiamare in causa tutti. La responsabilità fondamentale eventuale di questo decesso non deve chiamare in causa il somministratore del vaccino, ma la causa farmaceutiche e chi ha autorizzato il vaccino. Tutto ammesso che il nesso di causalità tra il vaccino e la morte ci sia».

Gelli: «Scudo penale sì, ma per medici che curano pazienti Covid»

Gelli ribadisce che di “scudo penale” si può parlare ma «non legandolo all’attività di vaccinazione, ma alla cura e all’assistenza di pazienti Covid». In quanto «spesso le terapie sono inefficaci e spesso i professionisti che sono chiamati a fare assistenza non sono specialisti della materia, e può succedere che si possano commettere degli errori. In quel caso, vista la situazione emergenziale, una maggiore tutela e protezione del professionista potrebbe aiutare per definire meglio le difese e la tutela della categoria».

 

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